Giorno per giorno nell’arte | 16 giugno 2022

Apre tra le polemiche la nuova fiera d’arte contemporanea San Pietroburgo 1703 | Il flop Nft di Takashi Murakami | Il British Museum apre alla restituzione dei marmi del Partenone | Le Giornate europee dell’archeologia | Chiusa con successo la quinta Primavera asiatica a Parigi | La giornata in 17 notizie

 «La Veronica tra i santi Pietro e Paolo» (1524-25) di Ugo da Carpi © Fabbrica di San Pietro in Vaticano © M. Falcioni
Redazione |

La nuova fiera d’arte contemporanea di San Pietroburgo 1703, intitolata all’anno di fondazione della capitale imperiale russa e sponsorizzata da Gazprom, il gigante dell’energia controllato dal Cremlino, si svolge dal 16 al 19 giugno, in sovrapposizione con Art Basel, già meta dei collezionisti russi. Lo scorso aprile lo scrittore di San Pietroburgo, Pavel Gerasimenko, ha sostenuto che l’evento ha una base ideologica: dimostrare l’attività della vita culturale, creare un’impressione di normalità e distogliere l’attenzione dalla guerra. Tanya Pinchuk, direttrice del Museo di Street Art di San Pietroburgo, racconta a «Il Giornale dell’Arte» che «questa fiera è un ornamento del regime cannibalistico». Il suo museo ha sospeso ogni progetto a causa dell’invasione. Pinchuk è a Basilea per promuovere una mostra di Lisbona Kuril Chto contro la guerra. Sedici gallerie di Mosca e San Pietroburgo e una da Nizhny Novgorod, città nota per l’arte contemporanea, partecipano alla fiera nella Manege Central Exhibition Hall di San Pietroburgo. Un portavoce della fiera afferma che «è uno dei pochi luoghi in cui gli artisti russi possono presentare le loro opere e che conferma lo status della città di capitale culturale». [Sophia Kishkovsky]

Un dipinto del 1964 con Lucian Freud ritratto da Francis Bacon sarà venduto da Sotheby’s a Londra il 29 giugno con una stima di oltre 35 milioni di sterline. I due artisti erano erano legati in una complessa e stretta relazione dal 1944, quando il pittore Graham Sutherland li presentò e i due iniziarono a frequentarsi quasi ogni giorno per 25 anni. L’opera era da 40 anni in una collezione privata europea. Nel 2013 il trittico di Bacon «Three Studies of Lucian Freud» (1969) è stato venduto per 142,4 milioni di dollari da Christie’s a New York, diventando (per un po’) l’opera più costosa mai venduta all’asta nonché l’attuale record per l’artista. Anche il ritratto in vendita con Freud faceva parte di un trittico, smembrato da Bacon in tre opere poco dopo la realizzazione (una in una collezione privata, l’altra all’Israel Museum di Gerusalemme). Tra i più recenti passaggi di Bacon all’asta: «Triptych Inspired by the Oresteia of Aeschylus» (1981), venduta per 84,6 milioni di dollari da Sotheby’s nel luglio 2020; «Triptych 1986-87» venduta da Norman Foster tramite Christie’s Londra per 38,5 milioni di sterline lo scorso marzo. [Gareth Harris]

Proseguono le trattative  sulla restituzione alla Grecia dei marmi del Partenone del V secolo a.C, in Gran Bretagna dal 1816. George Osborne, presidente del British Museum, afferma: «C’è un accordo da fare sulla condivisione dei marmi del Partenone con la Grecia. È necessario concludere un accordo senza un carico di precondizioni, ma se una delle parti dice che non c’è niente da fare, allora non ci sarà un accordo». I marmi potrebbero, per esempio, tra le varie ipotesi, andare in prestito alla Grecia. «Queste bellissime opere sono amate da una comunità mondiale e crediamo che l’accesso pubblico dovrebbe essere al centro di queste conversazioni, troppo spesso concentrate su controversie legali invece che su come condividere le sculture con un mondo più ampio», dichiara il museo, cui spetta la decisione finale, indipendentemente dal Governo. A proposito di un prossimo incontro tra il ministro delle arti del Regno Unito, Stephen Parkinson, e il ministro della cultura greca, Lina Mendoni, il Governo del Regno Unito afferma che i marmi del Partenone non saranno oggetto di colloqui formali. [Il Giornale dell'Arte]

La lenticolare immagine della dea azteca della terra, Cōātlīcue, alta quasi 8 metri è stata eretta nel centro di Riverside, in California. La monumentale installazione degli artisti e fratelli Einar e Jamex de la Torre, nati a Guadalajara e residenti a San Diego è la prima opera commissionata (lo scorso aprile) per il nuovo Cheech Marin Center for Chicano Art & Culture da 13,3 milioni di dollari, che aprirà al pubblico il 18 giugno. Guardando l’opera abbastanza da vicino si possono individuare il volto sorridente di Marin che fluttua nel caleidoscopico collage di auto lowrider, turbine eoliche e fiori che compongono la divinità. È un piccolo omaggio all’attore, collezionista e sostenitore dell’arte e della cultura chicana, la cui collezione di 500 pezzi è ospitata nel museo. Ai due fratelli Einar e Jamex de la Torre è dedicata anche la mostra inaugurale del museo che, soprannominato «The Cheech», è stato realizzato sulla ex Riverside Public Library, ristrutturata dagli architetti Page & Turnbull e dallo studio di design WHY. [Helen Stoilas]

Il 14 giugno un servizio della News 5 Abc ha riportato l’attenzione sul caso del bassorilievo in terracorra rubato a Figline nel 1905 e da allora scomparso. L’emittente televisiva di Cleveland, in Ohio, ha infatti parlato della Madonna di Ponte agli Stolli, opera attribuita inizialmente ai Della Robbia, poi a Benedetto Buglioni, raffigurata in trono con Bambino e tra i santi Francesco e Giovanni Gualberto. Documenti storici segnalano l’opera nella piccola frazione toscana almeno dal 1749. Un paio di anni fa sarebbe stata riconosciuta nelle collezioni del Cleveland Museum of Art, il quale, però, afferma che il suo bassorilievo è stato acquistato dal fondatore dell’istituzione, Jeptha Homer Wade nel 1921 da un mercante d’arte tedesco. Lo storico dell’arte Victor Veronesi ha dichiarato all’emittente televisiva che l’opera del museo potrebbe non coincidere con quella rubata, anche inm virtù della discrepanza del volto della Madonna (rivolto a sinistra nelle foto storiche e a destra nell’opera di Cleveland). Lo storico dell’arte dichiara a «Il Giornale dell’Arte» che: «Nel 1963 (secondo un Bollettino museale del 1964) la terracotta già ritenuta robbiana sarebbe stata privata di una cornice a frutti che sarebbe stata aggiunta, verosimilmente nei primi del ’900, o dall’Heilbronner stesso o da un precedente e sconosciuto proprietario, con l’intento di alterare la complessiva percezione dell’opera d’arte. Esistono comunque delle riprese effettuate da un fotografo locale, tale Alcide Cioni (presenti al KHI di Firenze, in Archivio di Stato e nell'archivio Storico della Soprintendenza presso gli Uffizi)  tra l’aprile e il marzo del 1903 che mostrano il pezzo mentre era  esposto all’interno della Cappella Menchi (altresì detta dell'Immacolata concezione). Queste riprese sono   capaci di togliere ogni dubbio  circa la possibilità che il pezzo di Cleveland possa essere quello illecitamente sottratto a un piccolo paese della Valdarno, mostrando con chiarezza l’identità tra i pezzi. Un dubbio, comunque, il Museo di Cleveland, sulla  “Madonna con il bambino, tre cherubini, San Giovanni Gualberto e San Francesco” non ce l'ha , visto che lo esporrebbe, come si vedeva nel servizio di Clay LePard, con una provenienza da Ponte Agli Stolli, pur non riportando quella  notizia sulla scheda catalografica in rete» . [Redazione]

Takashi Murakami è stato ispirato per la prima volta a lanciare una collezione Nft nella primavera del 2021, dopo aver visto l’asta di Christie’s in cui un Nft di Beeple è stato venduto per 69 milioni di dollari in criptovalute. L’evento ha dato il via a una mania Nft globale e i mesi a ridosso di quel grande e inaspettato successo economico sono stati il momento migliore per lanciare una collezione Nft. Sfortunatamente, però, il tempismo di Murakami è stato terribile e ha completamente perso l’attimo trascorrendo un intero anno a mettere a punto i dettagli tecnici del progetto, lanciato poi subito prima del crollo delle criptovalute del 2022. L’8 giugno, Murakami si è scusato su Twitter: «Cari titolari di Murakami.Flowers, apprezzo il vostro continuo patrocinio, sebbene il prezzo minimo del progetto e i prezzi delle transazioni rimangano stagnanti. Mi dispiace molto». [Artnet]

La prossima settimana Christopher Bishop Fine Art di New York offrirà il ritrovato foglio di Jan Lievens per 1,35 milioni di euro al Tefaf di Maastricht. L’opera è emersa nell’ottobre 2020 da Marion Antique Auctions, nel Massachusetts, presentata come un disegno raffigurante un gentiluomo non identificato, siglato IL e datato 1652. La stima era da 200 a 300 dollari e l’opera ha immediatamente attirato l’attenzione di Christopher Bishop. La casa d’aste non aveva notato la somiglianza del ritratto con una nota stampa di Lievens raffigurante Maerten Tromp, un comandante navale olandese, eroe nazionale, ucciso da un cecchino inglese nel 1653. L’anno prima della morte Tromp posò per Lievens ad Amsterdam, per un disegno utilizzato come base per un’incisione ampiamente riprodotta e per due dipinti a olio (uno al Rijksmuseum di Amsterdam). Lievens realizzò anche un secondo disegno basato sulla stampa oggi al British Museum di Londra. Il disegno originale era scomparso, l’ultima traccia in un’asta a Francoforte nel 1888. [Artnet]

Aperto a Roma il Museo dell’arte salvata. Nell’aula Ottagona delle Terme di Diocleziano al Museo Nazionale Romano, che dal 1928 ospitò per anni il Planetario. Esposti  reperti archeologici e opere tratti in salvo dai carabinieri da trafugamenti, traffici illeciti e calamità naturali: tutto rientrato in Italia nel corso del 2021. L’obiettivo è anche quello di far tornare le opere alle loro sedi originali. In questa prima mostra, fino al 15 ottobre, tra le decine di capolavori esposti che i carabinieri hanno recuperato soprattutto negli Usa o sequestrato in case d’asta, musei, collezioni private, ci sono esemplari di grande rilievo. Molti reperti sono stati, dopo le indagini del Comando dei carabinieri TPC, fino al lavoro dei Caschi blu della cultura, restaurati dall’istituto centrale per i Restauro (ICR). «Proteggere il patrimonio culturale è la missione che ci è stata affidata. Ammontano a più di tre milioni i beni riguadagnati e quello che vediamo qui è solo una parte del “bottino” rientrato con uno degli ultimi recuperi», ha detto il generale di Brigata Roberto Riccardi, comandante del nucleo TPC che dal 1969 si occupa di tutte le complicate operazioni di recupero dei capolavori ritenuti dispersi ed esportati illegalmente. Tra le opere esposte, reperti archeologici di età preromana, spicca il fantastico cratere a figure rosse con scene di banchetto del IV secolo a.C. [Edek Osser per Il Giornale dell'Arte]

Lo Smithsonian Institution approva ufficialmente il ritorno di 29 bronzi del Benin in Nigeria. La mossa segna il primo grande sforzo di restituzione nell’ambito della politica recentemente adottata dall’istituzione. Tutti gli oggetti furono saccheggiati dai soldati britannici in una famigerata incursione del Palazzo Reale del Benin nel 1897. Lo scorso autunno, il direttore del museo Ngaire Blankenberg ha rimosso dalla vista 10 bronzi del Benin e ha espresso il desiderio di rimpatriarli in Nigeria. A marzo lo Smithsonian ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la Commissione nazionale nigeriana per restituire i manufatti, in attesa dell’approvazione del Board of Regents. Le spese di trasporto e restituzione sono tutte a carico del museo. [Redazione]

Si svolgono da venerdì 17 a domenica 19 giugno le Giornate europee dell’archeologia, manifestazione organizzata in Italia dal Ministero della Cultura - Direzione Generale Musei e Direzione Generale Archeologia, belle arti e paesaggio e gestita a livello europeo da Inrap (Institut national de recherches archéologiques préventives). Una tre giorni in cui  tutti gli attori del mondo dell’archeologia si mettono all’opera per far scoprire al pubblico patrimonio e retroscena del settore. Operatori di scavi, organismi di ricerca, università, musei e siti archeologici, laboratori, associazioni, centri archivi e collettività territoriali sono invitati a organizzare attività innovative, originali e interattive, destinate al grande pubblico. [Redazione]

Infelice: così appare Maria Anna d’Austria (1634-96), sposa dello zio (di 30 anni più anziano) Filippo IV di Spagna che la prese in moglie, 14enne, solo per avere da lei una discendenza maschile dopo la morte dell’amata prima moglie e del figlio maschio (cui lei era stata destinata). Quando il pittore di corte, Diego Velázquez (1599-1660) la ritrasse, la poverina (afflitta dall’irredimibile prognatismo degli Asburgo) aveva circa vent’anni. Poco dopo, il suo volto e quello del consorte sarebbero comparsi, riflessi in uno specchio, nel celeberrimo «Las Meninas», ma in questo ritratto d’apparato la sua figura è intera, addobbata con una veste sontuosa, una massiccia parrucca alla moda e ricoperta di gioielli degni del suo rango. Un vero capolavoro del maestro spagnolo anche questo dipinto che, nell’ambito della fruttuosa politica di scambi messa in atto dalla direttrice dell’Accademia Carrara, M. Cristina Rodeschini, è giunto eccezionalmente dal Prado fino al 28 agosto alla Carrara di Bergamo per la serie dedicata ai grandi protagonisti della pittura europea. L’opera è accostata a dipinti coevi del museo e accompagnata da una videoinstallazione a cura di NEO. [Ada Masoero]

Reduce dall’apprezzamento ottenuto dalla sua installazione al Padiglione di Malta alla 59ma Biennale di Venezia, Arcangelo Sassolino presenta sabato 18 giugno ad Arte Sella (in località Malga Costa in Val di Sella, laterale della Valsugana in Trentino) la sua nuova opera «Physis». L’artista vicentino, classe 1967, ha elaborato un’installazione «dove tecnologia, arte e natura convergono» portando il suo contributo nel panorama del parco che da più di trent’anni invita gli artisti a confrontarsi con lo spirito del luogo. Riaperto e restaurato nel 2019 dopo la terribile tempesta Vaia del 2018, Arte Sella - the Contemporary Mountain comprende tre percorsi: quello di Villa Strobele, il sentiero Montura con le sedute d’autore, e intorno a Malga Costa, il percorso con opere monumentali di artisti quali Mauri, Pistoletto, Tresoldi, Oliveira, Quinze, Roosegaarde e ora Sassolino. [Camilla Bertoni]

Riapre sabato 18 giugno a Firenze il Forte del Belvedere, vestendo ancora una volta i panni di casa dell’arte contemporanea con due mostre dedicate alla videoartista Rä di Martino (1975), curata da Sergio Risaliti, e a una mostra di fotografia al femminile curata da Emanuela Sesti e Walter Guadagnini, con immagini d’epoca degli Archivi Alinari e produzioni contemporanee. È promossa e prodotta dalla Fondazione CR Firenze e si svolgerà anche nella vicina Villa Bardini. [Redazione]

Ci sono molte disparità nelle condizioni di trattamento dei lavoratori del settore culturale in Italia. A fatto discutere il caso di Niccolò Daviddi, l’archeologo pagato 6 euro l’ora, licenziato dalla società per cui lavora, che dopo il servizio andato in onda su Agorà, in cui testimoniava in tv lo sfruttamento nel settore, lo ha rimosso dalla chat di Whatsapp usata per assegnare i lavori. Al Mann di Napoli invece, il rovescio della medaglia: un’area benessere riservata ai dipendenti, con palestra, tapis roulant, tavolo da ping-pong, calcio balilla e tappetini per il pilates, una novità per i musei italiani. Lo spazio è in un ala del museo recuperata negli ultimi anni che ha consentito l’ampliamento di uffici e settori come la didattica e il restauro. Il progetto benessere, realizzato anche in collaborazione con Decathlon Italia. [Redazione]

Nel giardino della domus di Pansa nel Parco Archeologico di Pompei cresceranno speciali esemplari della magnifica e rigogliosa flora pompeiana: erbe, fiori, piante da orto e da frutto, magiche, curative e ornamentali dalle rose antiche al salice. Il tutto coltivato rigorosamente secondo le tecniche dell’epoca. Si legge sul sito internet del Parco Archeologico: «gli scavi ottocenteschi, che liberarono la grande residenza affacciata su Via delle Terme, individuarono nel 1827 un grande giardino organizzato con lunghi letti di coltivazione di forma rettangolare». [La Stampa]

Si chiude con successo a Parigi il 16 giugno la quinta edizione della «Primavera asiatica», presieduta da Christophe Hioco: «Era il momento di fare una vera settimana asiatica a Parigi con i vari attori del settore, come a New York a marzo e a Londra a novembre. La capitale francese è ricca di asset: tante collezioni, ottime vendite. Non è un caso che Bonhams abbia scelto questa città per disperdere la collezione d’arte asiatica di Claude de Marteau il 14 giugno. E poiché il fatturato della specialità e il numero di vendite sono in forte calo a Londra e New York, Parigi ha la sua carta da giocare. Hanno partecipato un numero massiccio di collezionisti stranieri e di gallerie importanti con pezzi interessanti». Tutto è stato rivisto al rialzo: più dealer, gallerie estere, case d’asta e musei. [Redazione]

Mostre che aprono
A Palazzo Madama a Torino, dal 16 giugno al 29 agosto si può ammirare la pala d’altare di Ugo da Carpi con la Veronica che dispiega il velo del Volto Santo tra gli apostoli Pietro e Paolo. Si tratta di una tavola senza pannello, come scritto dall’autore e riferito dal Vasari, che la vide in San Pietro insieme a Michelangelo. «Quella di Ugo da Carpi intagliatore fu una sperimentazione audace, ingegnosa e senza precedenti, che nessuno ebbe in seguito l’ardire di ripetere, un’opera unica nel suo genere perché non eseguita con la tecnica della pittura, ma con quella della stampa a matrici sovrapposte», spiegano dal museo. Una sezione della mostra è dedicata all’opera di Ugo da Carpi. Una sezione della mostra, curata da Pietro Zander, è dedicata all’opera dell’artista Ugo da Carpi, con il settecentesco ritratto del Postetta dal Museo di Carpi, alcuni chiaroscuri del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, da cui proviene anche il disegno preparatorio di Parmigianino per la tavola di San Pietro, mutuato da una xilografia di Dürer del 1510, concessa in prestito dalla Galleria Sabauda dei Musei Reali Torino. [Redazione]

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