Giorno per giorno nell’arte | 16 febbraio 2022

Ivrea capitale italiana del Libro 2022 | Il riordino del Museo del Prado | Scoperti affreschi cinquecenteschi a Novara | La Wikimedia Foundation lancia a febbraio Wiki Unseen | La giornata in 24 notizie

Una delle nuove sale del Museo Archeologico di Verona
Redazione |

Ivrea capitale italiana del Libro 2022. «È Ivrea la Capitale italiana del libro per il 2022: viva Ivrea, viva la Capitale del Libro». Lo ha comunicato in diretta zoom il ministro della cultura, Dario Franceschini al termine della selezione svolta da una giuria di esperti presieduta da Marino Sinibaldi. [RaiNews]

Nel riordino del Museo del Prado, le due «Maya» di Goya dialogano con una Venere di Tiziano
. Il nuovo allestimento aggiunge due bozzetti religiosi del pittore mai esposti al pubblico finora. [El País]

Nel corso del restauro degli interni per la Chiesa di San Giovanni Decollato a Novara, grazie al contributo di Fondazione Comunità Novarese onlus, sotto il piano della cantoria è emersa durante i saggi preliminari dell’intervento una porzione di circa 13 metri quadrati decorata ad affresco, che arriva fino al livello del pavimento: la parte più estesa, superiormente, comprende tre scene sacre databili al XVI secolo: «La salita al Calvario», «La Crocifissione» e «La deposizione». [NovaraToday]

La Wikimedia Foundation lancia a febbraio, il mese della storia nera negli Stati Uniti, Wiki Unseen, un progetto la cui finalità è migliorare la rappresentazione visiva di individui neri, indigeni e persone di colore (Bipoc). La ricerca alla base del progetto mostra che gli articoli di Wikipedia con illustrazioni aumentano il coinvolgimento e le visualizzazioni del pubblico, ampliando la comprensione delle informazioni presentate, mentre la loro assenza rafforza e perpetua i pregiudizi. Così sono stati selezionati 20 articoli biografici Bipoc di Wikipedia le cui immagini non sono liberamente concesse in licenza, lacuna che verrà colmata dalla collaborazione con artisti provenienti da Africa, Nord America e Caraibi per la creazione di ritratti. Il progetto è presentato su YouTube. [Graziella Melania Geraci]

Il 17 febbraio, alle ore 11,30, si inaugura la sezione Preistoria e Protostoria del nuovo Museo Archeologico Nazionale di Verona. L’allestimento, affidato all’architetto Chiara Matteazzi su progetto scientifico della dottoressa Federica Gonzato, è iniziato dall’ampio sottotetto che ospita le sezioni dedicate alla Preistoria e alla Protostoria, per un lasso di tempo che prende avvio circa 200mila anni fa e si dipana sino al primo secolo a.C. Il piano intermedio accoglierà invece i reperti dell’età celtica e romana, oltre ad uffici, biblioteca e spazi per incontri, mentre il piano terra è destinato a documentare l’età altomedievale. Complessivamente l’investimento supera i 3 milioni di euro.

In Turchia un monastero ortodosso del V secolo ha fatto da location per un videoclip. Le immagini sui social del video con una band straniera che suona e danza nel sito di Sumela, vicino a Trebisonda, che solo da poco è stato salvato dalla rovina e occasionalmente riaperto al culto cristiano. La Grecia ha manifestato irritazione. Ankara si schermische: «Iniziativa locale, non ne sapevamo nulla, apriremo inchiesta». [la Repubblica]

La giornalista Laura Elena Wurth ha visitato il Mémorial ACe Museum in Guadalupa, un museo che parla della storia della tratta degli schiavi. In Germania, ritiene la Wurth, si potrebbe prendere più di una idea da questa istituzione per l’Humboldt Forum. [Frankfurter Allgemeine Zeitung]

Un monumento di duemila anni fa, la Piramide Cestia di Roma, è diventata il 10 febbraio, per una sera, un maxischermo sulle cui facciate è stata proiettata, con effetti sonori, luci e gigantesche immagini, la pubblicità, il trailer, dell’ultimo film di Kenneth Branagh. La scelta di usare il monumento di marmo di Carrara, restaurato nel 2015 con la sponsorizzazione di 2 milioni di euro del mecenate giapponese Yuzo Yagi, divide il mondo culturale della capitale. Critici e storici dell’arte hanno punti di vista assai diversi sul legame tra pubblicità e monumenti. D’accordo Costantino D’Orazio, scrittore e fino al 2018 curatore del Macro: «Una iniziativa del genere, se non mette a rischio il monumento, è lecita per raccogliere fondi da investire nel bene culturale». Per la pubblicità sulla Piramide ci sarebbe stato un accordo con il Ministero della Cultura per la somma di 15mila euro, da usare per la manutenzione. Troppe volte però i monumenti della capitale sono stati ceduti per spettacoli con somme irrisorie: l’enorme palco montato al Palatino alcuni anni fa per un concerto dei Rolling Stones,  con migliaia di persone arrampicate sui reperti e sulle antiche mura, fu affittato per appena 7mila euro. Contraria all’uso della pubblicità Rita Paris, archeologa, ex direttrice del Parco dell’Appia Antica: «Spero che quei soldi vadano alla Piramide. Ma in assoluto sono contraria. Certi monumenti, specialmente dopo il restauro, sono intoccabili: i nostri beni culturali vanno valorizzati ma non sono in vendita». Tra l’altro il trailer sulla Piramide, che contiene le spoglie del pretore Caio Cestio Epulone, alimenta l’idea che la Piramide venga dall’Egitto. [Tina Lepri]

Tra colli e laghi della provincia di Vicenza stanno comparendo degli «angeli bianchi» di un anonimo artista. Installate nel comune di Arcugnano, ora il sindaco sta verificando le immagini delle telecamere per risalire all'identità del loro autore. Per Vittorio Sgarbi «è il Banksy di Vicenza». [Corriere della Sera]

A Palermo il public program di ZACentrale, sotto la direzione della Fondazione Merz, ha inaugurato il 15 febbraio alle 18.30 con un incontro in collaborazione con l’Istituto Gramsci siciliano, presenza storica all’interno della cittadella dei Cantieri Culturali alla Zisa. «Cultura=Capitale?» era il titolo della conversazione dell’artista, architetto e regista cileno Alfredo Jaar con Giulia De Spuches, docente di Geografia dell’Università di Palermo e membro del comitato scientifico di ZACentrale, e l’artista e docente dell’Accademia di Belle Arti di Palermo Stefania Galegati. La diretta online è stata trasmessa sul canale YouTube della Fondazione Merz. [Giusi Diana]

Picasso torna alla Academia de Bellas Artes de San Fernando 125 anni dopo. L’istituzione espone disegni, stampe e sculture dell’artista che vi studiò. La mostra si è potuta tenere anche con il sostegno della Fondation Beyeler. [El País]

Venezia: il futuro e l’Arsenale. Una sfida per l’Italia. La città d’acque, piccola, preziosa, fatta di pietre e di sogno, vive in un ecosistema delicato e in un equilibrio precario. Ne scrive Antonio Scurati. [Corriere della Sera]

In Perù scoperte mummie di bambini di oltre 1.000 anni fa. Gli archeologi peruviani hanno trovato sei mummie preincaiche di bambini, datate tra l’800 e il 1000 d.C. Erano sepolte nel millenario sito archeologico di Cajamarquilla, che si trova nella periferia di Lima, in Perù. Si è trattato probabilmente di un sacrificio umano. [La Stampa]

La presidenza del Consiglio dei Ministri ha iscritto ipoteca giudiziaria sul teatro Petruzzelli di Bari per 43 milioni di euro più interessi, pari al credito vantato dallo Stato per i costi di ricostruzione dopo l’incendio del 1991. L’atto ipotecario è una conseguenza delle sentenze del 18 novembre scorso con cui la Corte di Appello di Bari ha stabilito che il teatro non è di proprietà del Comune ma dei privati, condannando però gli eredi Messeni Nemagna a restituire allo Stato i costi della ricostruzione. [Ansa]

Il 15 febbraio è arrivato direttamente dall’Ermitage di San Pietroburgo per la prima volta in Italia «Giovane donna», olio su tela del 1909 di Pablo Picasso. Il quadro viene presentato al pubblico fino al 15 maggio presso gli spazi espositivi di rhinoceros gallery all’interno di Palazzo rhinoceros, Fondazione Alda Fendi– Esperimenti, dove erano già stati esposti precedentemente, con un accordo pluriennale con il museo russo, «L’Adolescente» di Michelangelo e i «San Pietro e San Paolo» di El Greco. Intorno al dipinto di Picasso, il curatore artistico Raffaele Curi costruisce un’ampia mappa esperienziale con un approccio immersivo e multimediale. [Graziella Melania Geraci]

Un museo all’aperto nella Pompei maya di Joya de Cerén, nello Stato di El Salvador. Le rovine di un insediamento umano che prima di essere definitivamente raso al suolo nel VII secolo resistette a eruzioni di 4 diverse montagne beneficiano da pochissimo di strutture protettive che le hanno rese un vero museo all'aperto. [la Repubblica]

Anthony McCarten, scrittore specializzato in biopics, è l’autore di una nuova pièce teatrale sulle vite di Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat
. La recita parte il 16 febbraio all’Old Vic Theatre a Londra. [The Art Newspaper]

È polemica sull’Arengario di Monza, perché inagibile per i disabili
. La battaglia dell’associazione Ledha, secondo cui è inopportuno «organizzare eventi dove le persone con disabilità non possano entrare» ha portato il Comune in tribunale. Ora si tratta con la Soprintendenza per avere un ascesore. [Corriere della Sera]

A Roma la Litografia Bulla ricorda a cinque anni dalla morte Jannis Kounellis
(1936-2017), presentando, nella sua finestra su strada, alcuni tra i multipli realizzati dall’artista all’interno della stamperia. L’allestimento sarà visitabile da mercoledì 16 a sabato 19 febbraio dalle 11 alle 19, il sabato su appuntamento.

È stata confermata il 15 febbraio a Udine la prossima mostra a Casa Cavazzini
dopo «La forma dell’infinito», che chiuderà i battenti a fine marzo. La nuova esposizione aprirà ai primi di dicembre 2022, resterà aperta fino a fine aprile 2023 ed «esporrà quadri di grandi artisti delle correnti di fine Ottocento, inizi Novecento, coerenti con il luogo dell’esposizione, il museo di arte moderna e contemporanea Casa Cavazzini. Ci saranno circa una cinquantina di opere», ha dichiarato l’assessore alla cultura del Comune di Udine Fabrizio Cigolot. [UdineToday]

Mostre che aprono
Il controllo e le modalità con cui le persone si illudono di arrivare alla conoscenza e quindi alla verifica della realtà sono messi in scena in Check List, la personale di Giovanni Battimiello alla Shazar Gallery di Napoli dal 19 febbraio. In un ambiente scansionato e sorvegliato il video di un immaginario nastro trasportatore scorre come in un aeroporto, mentre lucide valigie di plexiglas mostrano il proprio contenuto ad una ipotetica ispezione che ne verifica l’essenza. Cinque i «viaggiatori» che hanno posto oggetti intimi nei contenitori trasparenti, pezzi di una realtà e di un vissuto che innesca la partecipazione e la riflessione sul processo della sottomissione all’accertamento. Il viaggio orchestrato dall’artista non è quello negatoci dal virus odierno, quanto una direzione verso uno spazio ambiguo, la cui costruzione o il cui disfacimento sono il risultato di ataviche nozioni culturali perché solo lo svelamento del privato, del personale bagaglio conduce alla vera conoscenza dell’altro.

Mostre che chiudono

Mette a confronto i lavori di artisti delle ultime tre generazioni, componendo un mosaico del linguaggio estetico odierno, la collettiva a cura di Fabio Cavallucci «La realtà, i linguaggi», allestita fino al 27 febbraio a Bologna, nella Galleria Enrico Astuni. Gli artisti convocati da Cavallucci sono Maurizio Cattelan (1960), Maurizio Mochetti (1940), Maurizio Nannucci (1939), Giulio Paolini (1940), la polacca Agnieszka Polska (1985), l'olandese Rafaël Rozendaal (1980), l'argentino Tomás Saraceno (1973) e il bulgaro Nedko Solakov (1957). Ognuno di loro, naturalmente, mette a fuoco la realtà con le proprie lenti e così se Saraceno risponde a problematiche come la crisi ecologica e la globalizzazione mediante soggetti «leggeri» come nuvole, bolle e ragnatele, Mochetti trasforma le leggi della velocità e della meccanica quantistica in immagini, così come Nannucci servendosi della parola scritta al neon agisce sui sensi passando dal concetto all’immagine. Per Paolini il linguaggio è storia (dell’arte), segni e icone stratificate, mentre dal lavoro di Solakov emerge ironicamente una miscela di oggettività e finzione. Cattelan elimina la membrana tra linguaggio e realtà e la Polska agisce attraverso il linguaggio digitale sulla realtà così come Rozendaal realizza forme astratte poi trasformate in Nft. [Stefano Luppi]

«Toccare la bellezza. Maria Montessori Bruno Munari» al Palazzo delle Esposizioni fino al 27 febbraio è dedicata a un senso del bello trasmesso dal tatto. L’educatrice Maria Montessori (1870-1952) e l’artista Bruno Munari (1907-98) convergono qui nello spirito di un’estetica alternativa, illustrata nell’allestimento di Fabio Fornasari in 5 nuclei tematici: le forme, i materiali, la pelle delle cose, alfabeti e narrazioni tattili, manipolare e interagire. Opere, oggetti, libri, strumenti esplorano le possibilità della conoscenza tattile, passando dalle «Macchine inutili», i «Messaggi tattili», la «Scimmietta Zizì» e la serie «Positivo-Negativo» di Munari, alle «Tavolette termiche», le «Lettere smerigliate», gli «Incastri solidi», le «Tavole botaniche» e le «Spolette dei colori» di Montessori, mossa dall’intento di stimolare in tutte le sue potenzialità, sin dall’infanzia, lo sviluppo della coscienza umana. La mostra, ideata dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona, la fa incontrare con la visione ludica dell’arte e della vita di Munari. [Guglielmo Gigliotti]

I rari scatti di Roger Fenton sul fronte della guerra di Crimea, realizzati tra marzo e giugno 1855, sono esposti fino al 27 febbraio nel Gabinetto d’arti grafiche del Castello di Chantilly nella mostra «Alle origini del reportage di guerra». Il fotografo inglese (1819-69), pittore di formazione (studiò a Parigi nell’atelier di Paul Delaroche), è considerato il primo fotoreporter di guerra della storia. Fu l’editore Thomas Agnew & Sons di Manchester a commissionargli un reportage dalla Crimea, chiedendogli di ritrarre gli ufficiali e i corrispondenti di guerra e di immortalare la vita quotidiana sul fronte. Le condizioni di lavoro furono molto difficili: il «carro fotografico» di Fenton, un calesse trasformato in camera oscura, fu regolarmente bersaglio dell’artiglieria russa; il caldo e la forte luce resero più complicata la missione. In tre mesi, Fenton, che rientrò a Londra poco prima della battaglia decisiva di Sebastopoli, realizzò 360 fotografie, 45 delle quali furono acquisite sin dall’autunno 1855 dal duca d’Aumale, all’epoca esiliato a Londra. In seguito, nel 1886, il duca donò il castello di Chantilly e la sua collezione d’arte all’Institut de France. [Luana De Micco]

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Redazione