Giorno per giorno nell'arte | 14 ottobre 2021

Il via in Senato alla Convenzione di Nicosia | Il tax credit restauro per gli immobili di interesse storico e artistico | La pala di Gand: che cosa dipinse Jan, che cosa dipinse Hubert | La giornata in 20 notizie

La chiesa brutalista progettata dallo scultore austriaco Fritz Wotruba a Vienna (la Chiesa della Santissima Trinità)
Redazione |

In Senato è stato dato il via libera, con 217 voti favorevoli, alla Convenzione europea sulla prevenzione e la lotta al traffico illecito e alla distruzione di beni culturali (cosiddetta Convenzione di Nicosia). Si attende ora il passaggio alla Camera per il via libero definitivo. [AgCult]

È stato firmato dal ministro della Cultura Dario Franceschini il decreto con le regole per il tax credit restauro. Il decreto interessa gli immobili di interesse storico e artistico, e prevede il credito d'imposta al 50%. Se ne attende ora la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. [Fisco e Tasse]

Grazie al progredire delle ricerche connesse al restauro del Polittico dell'Agnello mistico, la pala d'altare della Chiesa di San Bavone di Gand, sono state individuate le parti dipinte da Jan van Eyck e quelle realizzate dal fratello maggiore Hubert, che morì prima del completamento dell'opera. [The Art Newspaper]  

Alle aste di Sotheby'sHong Kong i top lot non hanno particolarmente soddisfatto le esigenze dei collezionisti asiatici, mentre sono stati apprezzati alcuni giovani artisti emergenti (Shara Hughes, Nicolas Party, Louis Fratino, Jadé Fadojutimi e Joel Mesler), che hanno fatto registrare prezzi record. [Il Sole 24 Ore]

È stata individuata al Musée d'Archéologie Nationale di Saint-Germain-en-Laye una pittura parietale del Neolitico raffigurante una cerva che venne «razziata» nel 1915 nel sito di Minateda presso Albacete, in Spagna, dal sacerdote e archeologo francese Henri Breuil. Questi sottrasse al sito 16 pitture di 8mila anni fa e le fece trasportare in Francia. [El País

In una mostra in corso al Museo Belvedere di Vienna si ripercorrono le vicende e le controversie che suscitò negli anni Settanta del XX secolo la costruzione della chiesa brutalista progettata dallo scultore austriaco Fritz Wotruba (la Chiesa della Santissima Trinità) a Vienna. [El País]

Il fotografo documentarista Nicolò Filippo Rosso (1985), con «Exodus» (un lavoro composto da oltre 60 scatti dal Venezuela, dal Centro America fino alla frontiera tra il Messico e il Texas all'inseguimento del sogno americano), ha vinto l'Eugene Smith Fund Grant, con il brasiliano Lalo de Almeida, la filippina Kimberly dela Cruz, la statunitense Melissa Lyttle e il messicano Cristopher Rogel Blanquet. «Exodus» è esposto alla XII edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi ed è visitabile sino al 24 ottobre a Palazzo Barni. [Blind Magazine]

Un disegno di Giovanni Battista Tiepolo (1696-1770), che raffigura diverse maschere di Pulcinella, è stato scoperto in una soffitta di Weston Hall, una dimora nobiliare nel Northamptonshire. I proprietari hanno deciso di vendere il disegno, che verrà battuto all'asta da Dreweatts insieme ad altri cimeli e arredi il 16 e 17 novembre. La stima di partenza è di 200mila sterline. [Bbc.com]

Ecco com'è andata a Londra la preview Vip di Frieze: particolare attenzione alle opere di artiste donne (tra le altre, Louise Bourgeois, Loie Hollowell, Gina Beavers), in gran parte raffiguranti corpi femminili. [The Art Newspaper]

Che cosa hanno comprato nel 2021 i primi 200 collezionisti del mondo? Un'occhiata agli acquisti dei coniugi Warburg, degli Shlesinger, di Estrellita Brodsky, Yang Bin e di Patricia Phelps de Cisneros. [ArtNews]

La Galleria Borghese presenta dal 14 ottobre un percorso speciale nelle sale espositive dedicato a papa Paolo V, zio del cardinale Scipione Borghese, grande mecenate e collezionista: è costituito da nuove schede scientifiche delle opere leggibili con Qr code da smartphone e corredate da contenuti audio originali, oltre che disponibili sul sito del museo. 

Il Consiglio Esecutivo dell'Unesco ha approvato la riconferma della funzionaria francese Audrey Azoulay alla direzione generale dell'Unesco per l'Educazione, la Scienza e la Cultura. La Azoulay era stata eletta per un primo mandato nel novembre 2017. [Unesco]

Il nuovo Consiglio dell'Ordine degli Architetti di Roma e provincia che si è insediato il 13 ottobre ha nominato all'unanimità Alessandro Panci nuovo presidente dell'Ordine per il quadriennio 2021-25. [Ansa]

L'associazione Museimpresa, nata con il supporto di Assolombarda e Confindustria, compie 20 anni il 15 ottobre. Nell'occasione il suo presidente, Antonio Calabrò, traccia un bilancio e indica le linee di sviluppo. La rete, che conta oggi 109 soci, valorizza archivi e musei aziendali. [Corriere della Sera]

La Colección Solo e il centro d'arte madrileno Matadero hanno coprodotto una rivisitazione «pixellata» del «Giardino delle Delizie» di Hieronymus Bosch, ora in mostra al Matadero. [El País]

Costigliole d'Asti è in restauro la seicentesca Confraternita della Misericordia, che ospiterà un centro culturale multimediale ed espositivo per mostre d’arte e di fotografia. [La Stampa]

Aprono oggi

La fotografa americana Jan Groover, nata nel 1943 in New Jersey e scomparsa in Francia nel 2012, raggiunse la notorietà nel 1987 con una personale al MoMA di New York: dopo gli inizi come pittrice virò da fine anni Settanta sul mezzo fotografico e in quella occasione espositiva si dimostrò con chiarezza la sua propensione per una sorta di still-life ispirato alle nature morte del Seicento e Settecento, così come al lavoro del «padre» dell’arte moderna, Paul Cézanne, nonché a Giorgio Morandi. Attraverso la macchina fotografica la Groover ordinava utensili da cucina, cibi e oggetti casalinghi assurti a veri e propri modelli. Susan Kismaric (studiosa, critica e curatrice di molte rassegne fotogrtafiche per il MoMA), non a caso, ha sintetizzato così i suoi lavori: «La nostra comune comprensione del significato di questi oggetti banali si trasforma in una percezione di essi come qualcosa di esotico e misterioso». Ora anche a Bologna, con la rassegna «Laboratory of forms» prevista al MAMbo di Bologna dal 14 ottobre al 28 novembre, nell’ambito della Biennale Foto/Industria 2021, si può vedere questa produzione rappresentata da alcune decine di esemplari. In arrivo dal Musée de l’Elysée di Losanna, che ne conserva l’archivio, è la prima retrospettiva italiana della Groover. [Stefano Luppi]

A uno dei principali esponenti della pittura italiana del secondo Ottocento, Giovanni Fattori (Livorno, 1825-Firenze, 1908), è intitolata la mostra d’autunno della Gam Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino. In apertura il 14 ottobre e visitabile fino al 20 marzo, l’esposizione, curata dal conservatore capo della Gam Virginia Bertone e dalla storica dell’arte Silvestra Bietoletti, raccoglie più di 60 opere del maestro livornese: grandi tele con tagli e inquadrature di sensibilità pre-cinematografica, rare tavolette e una selezione di acqueforti. Le nove sezioni del percorso sono rappresentative di quarant’anni di lavoro del pittore (1854-94), dalle sperimentazioni macchiaiole ai capitali dipinti degli anni ’60-’70, fino alle opere della maturità che paiono già presentire i fermenti del nuovo secolo. La lezione di Fattori non mancò del resto d’influenzare la ricerca di alcuni grandi novatori della prima metà del Novecento: Modigliani, Viani, Morandi, Carrà, Nomellini... Originale interprete della pittura di paesaggio e di temi ispirati all’epopea risorgimentale, Giovanni Fattori trovò un ampio favore di pubblico, entrando in consonanza anche col gusto di amatori e collezionisti torinesi, tra cui Riccardo Gualino. Nella capitale sabauda espose regolarmente dal 1863 al 1902, per diventare poi a inizio secolo modello di un nuovo ideale classico. L’esposizione è organizzata dalla Gam in collaborazione con 24 Ore Cultura, l’Istituto Matteucci e il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno. [Alessandra Ruffino]

In chiusura

«È andato fuori di matto e questa non è arte» disse il critico Michael Auping in risposta ai nuovi dipinti figurativi (quelli che scandalizzarono il mondo dell’arte newyorkese nel 1970, l’anno in cui furono esposti alla galleria Marlborough) di Philip Guston (1913-80), che sino ad allora aveva raggiunto una certa notorietà come espressionista astratto senza tuttavia raggiungere le quotazioni delle star della New York School. Opere complesse, dall’estetica da fumetto e la cui iconografia mette a disagio: cappucci del Ku Klux Klan, braccia e gambe smembrate, tossici fumi di sigaretta, il tutto tinto in un bagno di colore rosa e rosso. A un anno dalla polemica scatenata dalla decisione di National Gallery di Washington, Tate Modern e Museum of Fine Arts di Boston e Houston di rinviare l’antologica di Guston per il timore che il pubblico potesse fraintenderne il messaggio, la sede di Chelsea di Hauser & Wirth ospita fino al 30 ottobre una mostra dedicata ai non più tanto osteggiati dipinti figurativi. La rassegna occupa due spazi adiacenti: nel primo sei tele prodotte tra il ’60 e il ’70, frutto di una prima elaborazione del nuovo vocabolario figurativo. Ispirati alle lotte per i diritti civili e alla v guerra del Vietnam, questi lavori denunciano una società, quella americana, incancrenita da soprusi e ineguaglianze, nonché la complicità dell’artista stesso e dei suoi spettatori in tale meccanismo di oppressione. In «The Studio» (1969), difatti, Guston rappresenta se stesso nei panni di un pittore dinnanzi a tela e cavalletto, ma col volto coperto dall’odioso cappuccio bianco. La seconda sala riunisce dipinti realizzati tra il ’73 e il ’79 in cui l’iconografia si fa ancor più ricca ed enigmatica e le figure col cappuccio lasciano il posto a minacciosi personaggi con enormi teste e occhi sbarrati. [Federico Florian]

L’antico Palazzo Borromeo, nel cuore di Milano, torna ad aprire la sua corte e il suo meraviglioso salone affrescato, per accogliere la mostra che, come ogni anno dal 2016 (fuorché nel 2020, per via della pandemia), LCA Studio Legale, Antonini Milano, AXA XL e Apice (uniti dal 2013 nel progetto LAW is ART!), con Galleria Minini e Galleria Continua, organizzano in occasione di miart. Quest’anno è Sabrina Mezzaqui (Bologna, 1964) a presentare (fino al 2 novembre) il progetto «I quaderni di Hannah Arendt», in cui ha copiato a mano, con la consueta meticolosa pazienza con cui si applica a ogni suo lavoro, le pagine di Nel deserto del pensiero – Quaderni e diari 1950-1973 di Hannah Arendt (edizioni Beat). Il libro raccoglie 29 suoi quaderni di lavoro manoscritti: «La copiatura, spiega l’artista, permette una lettura approfondita, una dettatura del testo, a volte incomprensibile intellettualmente, ma che comunque dagli occhi attraversa il corpo fino alla mano, da pagina (letta) a pagina (scritta)». Rilegati a mano, con copertine di stoffa ricamata con motivi ispirati al Bauhaus, i 29 quaderni (nella foto) sono tracciati sulla stessa carta, leggere e frusciante, usata per gli atti giuridici, aggiungendo così un’emozione uditiva a quella visiva e intellettuale. [Ada Masoero]

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