Giorno per giorno nell’arte | 12 maggio 2022

Ritrovato un Dalí da 10-20 milioni di dollari | La più antica pittura rupestre neoassira | Arte in fuga dalla Russia | A Brighton la più grande collezione di arte queer | Raffaello torna all’Accademia di San Luca | 22 milioni di dollari per «The rock» | Andrea Sirio Ortolani presidente Angamc | La giornata in 13 notizie

La copertine di «Il Giornale dell’Arte» di marzo con «La Pace» di Canova
Redazione |

Una galleria hawaiana annuncia il ritrovamento di una scultura in cera di Salvador Dalí, valutata tra i 10 e i 20 milioni dollari. È stata conservata nel caveau di un collezionista privato statunitense per quattro decenni nella sua originale scatola di plexiglass. A lungo considerata perduta, raffigura Cristo crocifisso e viene mostrata oggi al pubblico, nel giorno di quello che sarebbe stato il 118mo compleanno dell’artista surrealista. Eseguita nel 1979, l’ormai ribattezzata «cera perduta» è stata utilizzata per creare edizioni in platino, oro, argento e bronzo dei bassorilievi di Dalí intitolati «Cristo di San Giovanni della Croce», variazioni tridimensionali da un dipinto omonimo del 1951, tra le opere più esplicitamente religiose realizzate dall’artista spagnolo dopo il ritorno di mezza età alla fede cattolica nel 1948. Non è ancora stato chiarito se sarà messa in vendita. [Kabir Jhala]

«Da 25 anni desidero creare un’opera dedicata alla vita e all’arte di Maria Callas. Ho letto tutte le biografie su di lei, ascoltato la sua voce straordinaria e guardato le registrazioni delle sue esibizioni. Come me era un Sagittario, sono sempre stata affascinata dalla sua personalità, dalla sua vita e dalla sua morte. Come tanti dei personaggi che ha interpretato sul palco, è morta per amore. È morta di crepacuore», dichiara Marina Abramović nella sua autobiografia Attraversare i muri. Questo desiderio si è tradotto nel lavoro «7 Deaths of Maria Callas», una produzione multimediale che unisce video e performance dal vivo, in scena dal 13 al 15 maggio al Teatro San Carlo di Napoli, per la prima italiana (ideazione, regia e scene di Marina Abramović; musiche di Marko Nikodijević). Pochi giorni dopo, il 18 maggio, una personale dell’artista alla Galleria Lia Rumma andrà ulteriormente ad approfondire il lavoro ispirato al celebre soprano di origine greca. «The grandmother of Performance Art», così come si definisce l’Abramović, ripercorre le morti che la Divina ha interpretato sul palco, evidenziando quel destino tragico che lega questi personaggi e alla vita privata della cantante: Floria Tosca («Tosca»), Carmen, Violetta («La Traviata»), Cio-Cio-San («Madama Butterfly»), Lucia Ashton («Lucia di Lammermoor»), Norma, e Desdemona («Otello»). Lo spettacolo è una coproduzione internazionale tra Teatro di San Carlo, Bayerische Staatsoper, Deutsche Oper Berlin, Greek National Opera Athens, Liceu de Barcelona, Opéra National de Paris. [Olga Scotto di Vettimo]

Tracce di arte rupestre risalenti all’Età del ferro e raffiguranti divinità sono state scoperta sotto un’antica casa nel sud-est della Turchia, nel remoto villaggio di Başbük, vicino al confine siriano, in un complesso di tunnel nascosti trovato dai saccheggiatori prima che gli archeologi svolgessero una missione di salvataggio e di studio, tutt’ora in corso. Lo datazione è probabilmente tra il 900 e il 600 a.C., quando l’area, e gran parte del Vicino Oriente era controllata dai neoassiri. L’opera incisa su un pannello di roccia lungo 3,96 metri, con i contorni dipinti in nero, raffigura una processione di otto divinità siro-anatoliche, tra cui il dio della tempesta Hadad, la dea siriana Atargatis, il dio della luna Sîn e il dio del sole Šamaš, e include un’iscrizione aramaica. Potrebbe essere il primo esempio conosciuto di rilievo rupestre del periodo neoassiro. [Garry Shaw]

Mentre Sotheby’s mette all’asta opere di artisti contemporanei internazionali e opere di artisti ucraini nascoste in tubi di scarico, con l’obiettivo di salvarle e di devolvere il ricavato all’International Rescue Committee in Ucraina, c’è chi gioisce per la «crisi» che l’arte occidentale sta attraversando in Russia. È il moscovita Alexey Beliayev-Guintovt, 56enne artista fedele al «regime», tra i più celebri in Russia. Beliyaev-Guintovt considera il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 una «catastrofe» che ha generato almeno 100mila artisti non necessari e si dice «felice che il mercato dell’arte in stile occidentale russo sia ormai a pezzi e che gli artisti contemporanei stiano fuggendo, se qualcuno dice “sono un liberale”, sentiamo l’autoriconoscimento e forse l’autoincriminazione di essere un fascista». Tra gli artisti in asta da Sotheby’s (online dal 13 al 19 maggio, esposizione nella sede londinese di New Bond Street), invece, Oksana Mas, Mykola Bilous, Ivan Turetskyy, Nazar Bilyk, Richard Deacon e Rachel Kneebone. [Sofia Kishkovsky]

È nel club privato Soho House di Brighton, la più grande collezione permanente di arte queer del Regno Unito. Comprende opere di Christina Quarles e Isaac Julien. David Shrigley ha realizzato un’opera per una piscina semicircolare alla Brighton Beach House: «È un arco, quindi che cosa sarà? Una banana. Non può essere davvero un cetriolo perché non sono abbastanza flessibili», ha spiegato. E a cornice del mosaico la scritta: «È arrivato il momento, la banana è matura». E aggiunge: «Una banana troppo matura, con la sua dolcezza decadente, è una metafora di Kemptown (tra i quartieri preferiti dalla comunità LGBT Ndr). Ha un buon sapore, è la banana perfetta. Ma non puoi lasciarla lì più a lungo. Devi mangiarla ora». Sono state acquisite opere di 50 artisti LGBTQIA+ con fluite nella Brighton Beacon Collection «È stata chiamata così perché Brighton è un luogo da cui le persone della comunità LGBTQIA+ sono attratte. È un vero rifugio sicuro», afferma la curatrice Rolls-Bentley. [Anni Shaw]

Sabato 14 maggio in occasione della Notte Europea dei Musei, verranno inaugurate due nuove sale della Galleria accademica dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma, al terzo piano di Palazzo Carpegna (sede dell’Accademia dal 1934). Una è dedicata a Raffaello (com’era nella storica sede al Foro Romano demolita nel 1932), con opere attribuite, copie d’autore e originali. Sono esposti il san Luca che dipinge la Vergine attribuito a Raffaello e la sua copia di Antiveduto Gramatica. E poi le copie di Pietro da Cortona della Galatea di Villa Farnesina e del celebre Putto reggifestone. Riallestito inoltre il Gabinetto Riservato del XIX secolo, con opere del Sei e Settecento «troppo licenziose e sconvenienti per essere esposte in pubblico, donate all’Accademia nel 1845», spiegano gli organizzatori. [Redazione]

La GAM-Galleria d’Arte Moderna di Milano si è arricchita della «Maternità» di Gaetano Previati, ceduta in comodato per i prossimi tre anni (rinnovabili fino a cinque) da Banco BPM, nelle cui raccolte è giunta attraverso la Banca Popolare di Novara, cui apparteneva dal 1924. Il grandioso dipinto, oggi punto focale della Sala Previati, rappresenta lo snodo dell’arte italiana tra Otto e Novecento, prefigurando nelle ali smaterializzate degli angeli il primo dinamismo futurista di Boccioni. È un vero manifesto del Divisionismo, presentato nel 1891 alla Prima Triennale di Brera (dove il Divisionismo debuttò fra scandali e polemiche) insieme alle «Due madri», anch’esso della GAM, di Giovanni Segantini, che trattò l’identico tema con accenti assai diversi (l’ambientò in una stalla) ma con l’identica tecnica «divisa». Con Previati siamo, invece, nel pieno del clima simbolista, che si ritrova nella sala successiva, ricca anch’essa di capolavori, dedicata all’ultimo Segantini. [Ada Masoero]

È online SimartWeb, il portale realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, che raccoglie la documentazione relativa ai beni culturali di proprietà di Roma Capitale (opere d’arte, reperti e aree archeologiche, monumenti, ville storiche, beni demoetnoatropologici e scientifici, stampe e fotografie d’epoca). Comprende quasi 1 milione di schede, fra immagini, riferimenti bibliografici e d’archivio, biografie degli autori, mostre, acquisti e doni. [Redazione]

Prosegue l’infilata di successi per la casa d’aste Christie’s, che nella sera dell’11 maggio a Ginevra ha totalizzato quasi 69 milioni di dollari con la vendita di gioielli (venduto il 92% dei lotti e il 98% del valore stimato). «The Rock, il più grande diamante bianco mai venduto all’asta (oltre 228 carati), ha raggiunto quasi 22 milioni di dollari. Poi il sensazionale diamante della Croce Rossa. È stato un privilegio presentare questa pietra leggendaria, venduta per la prima volta da Christie’s nel 1918 come parte dell'Appello della Croce Rossa. A oltre un secolo da quella prima vendita, il diamante è stato venduto dopo 11 minuti di gara competitiva per 14,3 milioni di dollari, un record mondiale d’asta per un diamante giallo intenso fantasia. Siamo lieti che una quota significativa del ricavato andrà a beneficio degli sforzi umanitari del Comitato Internazionale della Croce Rossa», dichiara Rahul Kadakia, International Head of Christie’s Jewellery. [Redazione]

È stato venduto a 4,8 milioni di euro nella vendita di dipinti Old Masters da Dorotheum l’11 maggio, la «Maddalena penitente» di Tiziano, rimasta nell’oscurità per oltre un secolo: «È un risultato davvero magnifico, afferma l’esperto Mark MacDonnell. Siamo assolutamente felici di essere stati in grado di portare sul mercato un dipinto così importante, che sin dalla sua scoperta ha suscitato interesse in tutto il mondo. Con questa vendita le è stato conferito il riconoscimento che merita». È uno dei prezzi più alti mai raggiunti in asta da un’opera di Tiziano. Appartenuto alla regina Cristina di Svezia (1629-89) e a Filippo II duca di Orléans (1674-1723), appartenne probabilmente anche all’imperatore Rodolfo II d’Asburgo (1552-1612). [Redazione]

Giovanni Gasparini su «Il Sole 24 Ore» analizza le speculazione sui giovani da Christie’s New York, che ha offerto 31 lotti dopo il ritiro importante di due Basquiat, fondendo insieme due mercati separati: «una ventina di opere effettivamente eseguite negli ultimi 20 anni, spesso da meno di tre anni, e le rimanenti di artisti ed opere risalenti all'ultimo ventennio del XX secolo, a loro volta star del mercato di un decennio fa», scrive. Le speculazioni del passato portano a perdite, quelle nuove a record ingiustificati. Forte ruolo dell’Asia. [Il Sole 24 Ore]

Cambio ai vertici dell’Angamc-Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, nell’assemblea generale, tenutasi ieri a Bologna, è stato nominato il nuovo presidente Andrea Sirio Ortolani, titolare di Osart Gallery di Milano, con mandato dal 2022 al 2026. Succede a Mauro Stefanini. Eletto anche il nuovo consiglio direttivo, composto da Antonio Addamiano, Giovanni Bonelli, Claudia Ciaccio, Marco Niccoli, Andrea Sirio Ortolani, Pietro Vallone, Paola Verrengia. [Redazione] 

Mostre che chiudono
È aperta fino al 29 maggio a Palazzo Pitti «Dall’Inferno all’Empireo. Il mondo di Dante tra scienza e poesia», curata dal direttore scientifico del Museo Galileo, Filippo Camerota, all’insegna dell’interdisciplinarietà per restituire la struttura «fisica» dell’universo e dell’Aldilà. «Dante usava la scienza come elemento strutturale dell’invenzione poetica, subordinando la verità scientifica alle esigenze narrative», sostiene Camerota, il percorso intreccia arte-scienza cosmografia e trattatistica, architettura e geografia, poesia e arti visive, accogliendo non solo la celebre porta infernale secondo l’interpretazione di Federico Zuccari, ma anche la ricostruzione immersiva di una geografia fisica e spirituale in cui spicca il fondamentale rapporto con la cultura islamica e la tradizione tolemaica. Le sezioni ospitano astrolabi arabi duecenteschi e formelle di Andrea Pisano per il campanile di Giotto, mappe del mondo allora conosciuto e filmati esplicativi, manoscritti originali e grandi installazioni didattiche. [Elena Franzoia]

In una sorta di gemellaggio transalpino, il Mupre-Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica di Capo di Ponte (Bs). presenta fino al 29 maggio la mostra «Uno sguardo oltre le Alpi», che riunisce un eccezionale nucleo di reperti, dal Neolitico all’Età del Ferro, giunti dal Museo Nazionale di Zurigo, una delle istituzioni internazionali con cui il museo diretto da Maria Giuseppina Ruggiero intrattiene rapporti di collaborazione. La mostra esibisce utensili, armi, vasellame, ornamenti, selezionati anche per la loro qualità oltre che per le informazioni di cui sono portatori, tanto sulla vita di queste popolazioni quanto sugli scambi di prodotti (e quindi d’idee e iconografie) fra le culture fiorite allora di qui e di là delle Alpi. Che, lungi dall’essere un bastione invalicabile, come spiega Emanuela Daffra, direttore regionale Musei Lombardia e cocuratrice della mostra con la direttrice del Mupre, costituivano al contrario una via di fitti transiti tra i due versanti. La rassegna arricchisce le conoscenze sulle popolazioni preistoriche che abitarono la Valle Camonica, a noi ben note per le immagini rupestri, assai meno per gli aspetti del quotidiano, indagato solo nell’ultimo trentennio grazie ai ritrovamenti degli scavi più recenti. [Ada Masoero]

Mostre che aprono
Nella mostra «Antonio Canova. La pace di Kiev. L’arte vince sulla guerra» curata da Vittorio Sgarbi e allestita da ieri al 18 settembre nel Palazzo Vecchio di Firenze, è esposto il modello in gesso prestato dal Museo di Possagno della «Pace» di Antonio Canova, scultura in marmo custodita nel Museo Nazionale Khanenko di Kiev e attualmente nascosta per salvarla dalla guerra. Dell’opera, diventata emblema del desiderio di pace del popolo ucraino, ha scritto per primo Marco Riccòmini sulla prima pagina di «Il Giornale dell’Arte» di marzo. Proprio nei giorni in cui è scoppiato il conflitto, lo studioso si trovava nel museo di Kiev da cui ha fatto un reportage sulla messa in salvo delle importanti opere di arte italiana che il museo ucraino custodisce, in primis il Canova. [Redazione]

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