Giorno per giorno nell'arte | 11 ottobre 2021

Nei musei dall'11 ottobre a meno di un metro | Tommaso Sacchi assessore alla Cultura a Milano | Fiac e Paris Photo accorpano gli staff e tagliano 235 posti di lavoro | La giornata in 20 notizie

Veduta dell'installazione di Anicka Yi «In Love With The World», alla Tate Modern, Londra. Foto: Will Burrard-Lucas
Redazione |

Dall'11 ottobre, all'interno dei musei e dei luoghi di cultura è soppressa la norma che prevede l'obbligo del «rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro» per i visitatori.

Tommaso Sacchi è il nuovo assessore alla Cultura di Milano nel Sala bis. Prende il posto di Filippo Del Corno. Lascia quindi Firenze, dove ha ricoperto l’incarico di assessore alla Cultura, moda, design e relazioni internazionali nella giunta Nardella. [AgCult]

La Fiac e Paris Photo accorpano gli staff. Il gruppo RX, proprietario delle due fiere, nel 2022 sopprimerà 235 posti di lavoro su 600 e raggrupperà le squadre. [Le Monde]

Le 22 tavole progettuali del Danteum, edificio ispirato alla Divina Commedia che fu ideato nel 1938 ma mai realizzato, saranno per la prima volta mostrate al pubblico nella loro interezza, a Urbino, nella mostra «Città di Dio. Città degli uomini. Architetture dantesche e utopie urbane», in programma dal 25 novembre al 27 marzo a Palazzo Ducale. [Ansa]

Un libro ripercorre per la prima volta gli oltre 300 anni di storia di Palazzo Perrone di San Martino a Torino, ora sede della Fondazione Crt, ma in passato dimora nobiliare, poi ospedale militare, poi sede dell'Ambasciata di Francia presso i Savoia fino all'Unità d'Italia e luogo di rappresentanza della Cassa di Risparmio di Torino. [Ansa]

Nell'Estremadura, in Spagna, una via taglia il sito archeologico della città romana di Regina Turdulorum. Il Municipio del Comune di Casas de Reina chiede di eliminare l'arteria di circolazione; la Diputación vorrebbe invece asfaltarla. [El País]

L'artista newyorkese Anicka Yi ha riempito la Turbine Hall della Tate Modern a Londra con robot giganti volanti (creati grazie a una tecnologia sofisticatissima) e diffondendo nell'aria una combinazione di profumi per creare quelli che l'artista stessa definisce «scentscapes». [The Art Newspaper]

Il Teatro Regio di Parma ha un nuovo sipario firmato dall'artista Mimmo Paladino, che ha anche realizzato il sipario del teatro Argentina a Roma e ideato opere ora esposte in musei come il Metropolitan e il Moma di New York. [Ansa]

«Prende il via la candidatura ufficiale della Via Appia a patrimonio Unesco. [...] Per la prima volta il MiC finanzierà una candidatura Unesco. La Via Appia è una candidatura importante anche perché mette insieme quattro regioni, 1100 km di strada, 100 Comuni». Lo ha annunciato Mariassunta Peci, direttrice dell’Ufficio Unesco del ministero della Cultura, intervenendo al convegno su Antonio Cederna. [AgCult]

La metropolitana di Madrid pubblica una guida su internet e con una app per le oltre 140 opere, perlopiù di arte contemporanea (tra cui murales, sculture, fotografie, mosaici, oltre ad alcune stazioni «tematiche») ospitate dai locali sotterranei madrileni. [El País]

Micol Sarfatti ha intervistato l'archistar cinese Gong Dong, attivo tra Cina e Stati Uniti, che intende riprogettare le città asiatiche lontano dai modelli occidentali, privilegiando ad esempio i quartieri rispetto alle piazze. «Devono seguire la vita locale», dice. [Corriere della Sera]

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo intervista Letizia Moratti sulla sua attività di collezionista, dalla fondazione della Comunità di San Patrignano a una raccolta esposta in due palazzi di Rimini. Promuove anche tre premi per sostenere i giovani talenti italiani in un progetto biennale. [Il Sole 24 Ore]

Marco Belpoliti analizza l'amicizia tra Saul Steinberg e Primo Levi, due grandi intellettuali del Novecento che avevano in comune il fatto di essersi entrambi laureati a Torino negli anni 40. [la Repubblica]

Mostre in chiusura
«Transhumances II» è la seconda tappa del progetto di Galerie Philia a Firenze, galleria di design contemporaneo e arte moderna, che, dopo l’esperienza a Le Sauvan, villaggio nel Sudovest della Francia, fino al 2 dicembre «migra» (come evoca il titolo), a Palazzo Galli Tassi, in via Pandolfini, esponendo i lavori di designer emergenti, realizzati nel corso di una residenza estiva. Produzioni che riflettono temi cari al momento attuale (analoghi a quelli della ultima edizione della Biennale di architettura a Venezia): la sensibilità verso la salvaguardia del pianeta e dei suoi prodotti e l’idea di comunità e condivisione, messa fortemente in crisi dalla recente pandemia. Provenienti dalla Francia, dal Canada, dalla Germania e dai Paesi Bassi, gli artisti designer hanno dunque sperimentato a Firenze le tecniche creative del Rinascimento, utilizzando tinture naturali, estraendo pigmenti di colore da fiori o da altri materiali organici. Si sono cimentati con la terracotta dell’Impruneta (Elisa Uberti), con i diversi legni usati nel Rinascimento (Cedric Breisacher), con la pietra paesina (Sylvia Eustache Rools), con la terra di Siena e altri pigmenti (Flora Temnouche), con il cristallo (Frédéric Saulou). Hanno creato oggetti ispirati a strumenti antichi come il pendolo di Galileo (Jérôme Pereira) e riscoperto l’importanza della lavorazione a mano di forme (Willem van Hoof) e si sono misurati con la tecnica della scagliola (Isac Elam Kaid), un tempo usata in simulazione del marmo. La filosofia di Philia (con sedi a Ginevra, New York e Singapore) è espressa nella scelta del nome, tratto dal greco antico (di cui tratta Aristotele nell’«Etica Nicomachea), quindi amore, amicizia o forte affinità. Philia predilige un approccio rizomatico e interculturale, non legato a un filone specifico, ma aperto a una visione più eterogenea. [Laura Lombardi]

Quaranta opere di Fritz Overbeck (1869-1909) rileggono, fino al 17 ottobre, nel Castello San Materno di Ascona, in Svizzera, la breve avventura pittorica dell’artista di Brema, morto a 39 anni soltanto, che fece parte della colonia di artisti di Worpswede, sciolta nel 1899. Si trattava di pittori e letterati (con loro visse anche Rainer Maria Rilke, che nel 1903 pubblicò un libro dedicato alla comunità), che sul finire dell’800, proprio come sarebbe accaduto di lì a poco sul Monte Verità ad Ascona (seppure con minori connotazioni esoteriche), si rifugiarono nel piccolo paese della Germania settentrionale, fra le torbiere della «Palude del Diavolo», in fuga dall’industrializzazione e in cerca di un contatto più stretto con la natura e di una pittura liberata dai vincoli accademici. Nella monografica, intitolata «Fritz Overbeck. Nell’incanto di Worpswede», sfilano dipinti, acquarelli e incisioni, tutti dedicati alla natura, al paesaggio e alle tradizioni della vita contadina. [Ada Masoero]

Per la sua quinta Project Room, il ciclo espositivo in cui giovani artisti e designer dialogano con l’opera dell’artista outsider Pharailids Van den Broeck (1952-2014), l’Archivio Atelier Van den Broeck ospita fino al 24 ottobre un raffinato progetto di mostra a cura di Barbara Garatti che coinvolge l’artista Sara Enrico e il fashion designer Fabio Quaranta. L’intervento ruota attorno alla nozione di drappo: un tema particolarmente caro a Van Den Broeck (ex stilista di moda convertitasi alla pittura a quarant’anni) cui negli anni novanta ha dedicato un corpus di esuberanti dipinti su tavola raffiguranti stoffe variopinte in molteplici configurazioni. In uno spazio riorganizzato e ridotto ai suoi elementi essenziali, Quaranta risponde a questa serie della Van den Broeck con due capispalla o «coperte», come le definisce il designer: pezzi unici composti da rettangoli di tessuto indossabile, unisex e taglia unica, e che a contatto con le forme del corpo inscenano una sofisticata coreografia di panneggi. La Enrico, invece, prende spunto da un nucleo di dipinti in bianco e nero di barbe di cipolle, sempre di Van den Broeck: l’artista biellese li traduce in tableaux che assomigliano a dipinti ma in realtà sono stampe digitali di lingue di pennellate (ispirate a quelle dell’artista belga). Queste ultime, fissate a un telaio come una tenda al bastone di supporto, visualizzano l’idea di drappeggio attraverso una complessa operazione concettuale. L’installazione finale ricorda una piccola scena teatrale dal fascino metafisico, i cui tre attori interagiscono in un magnetico dialogo muto. [Federico Florian]

Heimo Zobernig è uno degli artisti austriaci viventi più affermato sul parterre internazionale. Attivo dall’inizio degli anni ’80, ha diversificato la propria produzione abbracciando pittura e scultura, immagini in movimento, performance e design. Dopo l’ultima grande mostra che il Mumok ha dedicato all’artista all’inizio degli anni 2000, ora il museo di arte moderna e contemporanea torna ad accendere i riflettori in particolare su una selezione di opere pittoriche recenti e sulla ricerca sul colore. Il percorso espositivo dà conto delle sperimentazioni di «colore non-colore» e di una pittura sospesa tra bidimensionalità e tridimensionalità; dei suoi quadri «a strisce» creati a partire dal 1987 sulla base di 15 pigmenti; del processo di traslazione nella pittura dalla metà degli anni 90 di colori tipici della tecnologia digitale, dal «video blue» al «video red» al «bluescreen blue». Dal 2000 le sue «griglie» utilizzano colori acrilici per creare strutture a riquadri: «La mia estetica è il risultato della mia ricerca personale e non di modelli teorici. Io penso da me finché non trovo una forma che considero valida», dice l’artista, il cui interesse va anche all’interazione tra società ed estetica. Curata dalla direttrice del Mumok, Carola Kraus, la mostra è aperta fino al 17 ottobre. [Flavia Foradini]

Fino all’1 novembre Monopoli (Ba) torna ad ospitare per il sesto anno consecutivo PhEST - See Beyond the Sea, festival internazionale di fotografia e di arte. Oltre venti mostre, proposte dal direttore artistico Giovanni Troilo e dalla curatrice fotografica Arianna Rinaldo, saranno visibili prevalentemente open air consentendo al pubblico la scoperta di un percorso attraverso il centro storico della cittadina pugliese. Numerosi i nomi internazionali invitati, tra cui Mustafa Sabbagh, Angelica Dass, Phil Toledano, Eliška Sky, Tadas Černiauskas, Paola de Grenet, David Vintiner; Gemma Fletcher, Nancy Floyd, che declinano in differenti accezioni la tematica di quest’anno: Il Corpo. Estetica, ricerca ed esplorazione fanno da sfondo ai progetti presentati in un alternarsi di visioni e approcci che cambiano gli scenari della fisicità per portarla alle riflessioni collettive. In un momento storico che sembra aver cancellato la corporeità in favore del digitale, il festival apre il dibattito intorno al corpo e a quanto sia al centro di ogni esperienza individuale e collettiva. [Graziella Melania Geraci]

La cosiddetta «Madonna Sistina» di Raffaello, conservata alla Gemäldegalerie di Dresda, ma dipinta dall’Urbinate per l’altare maggiore della chiesa abbaziale di San Sisto di Piacenza, su incarico di papa Giulio II nel 1512-13, è per l’Italia una storia di «assenze». Lo dicono, nel catalogo Tip.Le.Co redatto in occasione della mostra «La Madonna Sistina di Raffaello rivive a Piacenza. Storia dell’opera e del monastero di San Sisto» che prosegue fino al 31 ottobre presso San Sisto, i curatori Manuel Ferrari, Eugenio Gazzola e Antonella Gigli. Questo perché il celebre dipinto dal 1754 conservato in Germania, ceduto dai monaci benedettini di San Sisto all’Elettore di Sassonia Augusto III, non è tornato per l’occasione a Piacenza, ma anche perché nella letteratura artistica italiana l’opera prima del 1983 era totalmente dai radar degli studiosi. L’appuntamento piacentino permette ora di analizzare approfonditamente l’opera, pure absentia e anche l’ex monastero la cui chiesa ancora oggi è collegata da un tunnel sotterraneo con Palazzo Farnese. In particolare è aperto per la prima volta «l’appartamento dell’abate», con un nuovo allestimento che racconta le vicende del luogo: presenti numerosi dipinti, libri, documenti, oggetti, collocati nel percorso anche della chiesa che si conclude con la proiezione del docufilm «You. Story and glory of a masterpiece» diretto da Nicola Abbatangelo. [Stefano Luppi]

I fortunati possessori del volume a tiratura limitata Luigi Ghirri. The Marazzi Years 1975-1985 ora non saranno più i soli a poter ammirare le immagini del grande fotografo reggiano (1943-92), frutto di campagne fotografiche per la storica azienda del comparto ceramico sassolese. Arriva infatti a Palazzo Ducale di Sassuolo, una delle sedi delle Gallerie Estensi di Modena e Ferrara, la rassegna omonima che, per la cura di Ilaria Campioli, espone queste fotografie fino al 31 ottobre. Nell’appartamento dei Giganti è ordinata la produzione di Ghirri, mai vista in precedenza, realizzata nel decennio di una collaborazione aziendale che non è stata irrigimentata per obbedire alle regole della «réclame» del periodo. Poche, infatti, tra le trenta immagini esposte, le piastrelle ritratte direttamente: il fotografo si concentra per lo più sullo spazio mentale e il concetto di rappresentazione, sulla superficie, sull’attenzione al colore e alla luce, sulle caratteristiche intrinseche che potevano emergere dalla produzione Marazzi, piuttosto che sull’oggetto in sé. Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Archivio dell’artista, comprende anche la creazione di un sito dedicato a questa committenza, mentre la mostra si trasferirà all’Istituto Italiano di cultura di Parigi dal 10 novembre in occasione di Paris Photo. [Stefano Luppi]

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