Dietrofront UniCredit: l’arte è una risorsa vera

Il nuovo AD Andrea Orcel ha definitivamente sospeso la vendita di opere d’arte della collezione

Andrea Orcel
Bruno Muheim |

Una delle prime misure intraprese dal nuovo amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel è stata la sospensione definitiva della vendita delle opere d’arte della collezione della banca. Il suo predecessore Jean Pierre Mustier aveva iniziato lo smembramento della collezione a favore di nuove forme di mecenatismo mirate alla ricerca e alla formazione. Questa decisione aveva fatto molto scalpore per diverse ragioni.

La collezione UniCredit rappresentava uno dei tasselli della storia dell’istituto bancario. La sezione contemporanea, per esempio, proveniva dalla HypoVereinsbank aggregata successivamente a UniCredit con opere di Gerhard Richter e Sam Francis e il nucleo importantissimo di opere di Antonio Donghi era stato costituito dalla Banca di Roma incorporata in seguito a UniCredit. Inoltre il 2019, quando fu varata questa iniziativa, era un momento di grande perplessità per il mondo dell’arte e per il mecenatismo.

Gli sponsor delle case automobilistiche e le banche facevano chiaramente capire che l’arte non era più un veicolo soddisfacente della loro immagine. La ricerca scientifica, la formazione, l’aiuto ai disabili e, ovviamente, lo sport erano invece, in termini di comunicazione, più convincenti per i loro utenti. La notizia fu un terremoto epocale non solo nel mondo dell’arte ma anche in quello della finanza.

Sicuramente un tipo di pubblicità non indovinato cui non ha giovato nemmeno il risultato della prima tornata d’asta a Londra nell’ottobre 2019 da Christie’s, aggravato dal peggior affronto per UniCredit: vedere il suo maggiore concorrente, Intesa Sanpaolo, comprare tutti i lotti più importanti e fare dell’operazione una forma di marketing basata sulla difesa del patrimonio.

Contemporaneamente, UniCredit e Christie’s avevano depositato presso la Soprintendenza una richiesta d’esportazione per tutto il nucleo di opere italiane del XX secolo compreso il famoso gruppo di quadri di Donghi. Con grande abilità la Soprintendenza non ha mai rilasciato una risposta facendo così intendere la perplessità delle autorità e favorendo la ricerca di altre soluzioni. Per tutte queste ragioni la decisione di Orcel è stata l’unica via d’uscita dignitosa da questa vicenda.

La sua decisione, accompagnata dalla dichiarazione che la «tutela dell’arte e della cultura sono il vero motore di sviluppo e coesione sociale che una banca deve perseguire in tutte le comunità in cui opera», è un balsamo per il mondo dell’arte. Dopo la pandemia di questi ultimi due anni si poteva con tutte le ragioni pensare che i diversi protagonisti delle politiche di mecenatismo avrebbero favorito la ricerca scientifica e l’aiuto alle persone bisognose e malate.

Magicamente il bisogno di arte e di cultura non è mai sembrato cosi evidente come adesso e la decisione di Orcel è un messaggio chiarissimo e positivo.

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