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Opinioni

Dal Salvator Mundi al De profundis

Il grande thriller vinciano assoluto, l’unico che supera «Il trono di spade», è il dipinto più caro del mondo

Il «Salvator Mundi» (particolare)

Avete perfettamente ragione, Beyoncé e Jay-Z davanti alla Gioconda sono volgarotti, Dan Brown nel «Codice da Vinci» è di una banalità da piangere, il grande thriller vinciano assoluto, l’unico che supera «Il trono di spade» è il «Salvator Mundi». Ogni giorno aspettiamo con ansia, crisi di astinenza e languore un nuovo sublime dettaglio della più bella saga del mondo dell’arte, che aspetta solo il suo Dickens o il suo Balzac.

Il cast è pazzesco: ci sono i reali inglesi, un principe ereditario, diverse corti della penisola arabica, un oligarca russo, una restauratrice diabolica e poi intermediari tremendi e disonesti, le due più grandi case d’asta, i più grandi direttori di musei al mondo e i loro esperti, stelle di Hollywood che si credono esteti con orgasmi intellettuali, per non parlare di noiosi e seri ricercatori usati malgrado loro dall’una o dall’altra parte. Mancano solo le Bond Girls. È vero che per il momento il tutto è assai bacchettone, mancano due, tre scene truculente con amanti traditi, video hot ecc... ma ho la sensazione che dobbiamo solo aspettare un po’.

Ciò detto, anche dal punto di vista finanziario, la nostra storia potrebbe avere riscontri incredibili. Ad essere il più diplomatico possibile posso dire che il «Salvator Mundi» è un quadro largamente ridipinto, la cui attribuzione a Leonardo è ugualmente accettata o rifiutata dei critici. Nei prossimi mesi vedremo sicuramente uno sviluppo risolutivo. Nel caso di un’attribuzione certa a Leonardo, il nostro giallo finanziario finirà qui; in caso contrario, che sembra quasi sicuro come lo è oggi la Brexit, si aprono degli abissi terribili per il mercato dell’arte.

Il quadro è stato acquistato per 450.312.500 dollari. 400 milioni di dollari del prezzo di aggiudicazione sono andati al venditore e Christie’s ha incassato dunque 50.312.500 dollari di commissione; sembrerebbe quindi che il venditore non abbia pagato nessuna commissione, nella speranza che siano finiti i tempi in cui il venditore aveva diritto a una parte della commissione pagata dall’acquirente. Nel caso l’acquirente considerasse il quadro falso e, dopo anni di litigi, ottenesse da un tribunale la restituzione dell’ammontare dell’acquisto, si tratterebbe per Christie’s solamente di rimborsare la cifra totale di oltre 450 milioni...

In verità Christie’s farebbe di tutto per ottenere dall’acquirente Rybolovlev la restituzione del ricavato della vendita al netto della sua commissione, più di 50 milioni, a questo punto persi per sempre dalla casa d’aste. Non sarebbe facile anche perché Rybolovlev ha una passione sfrenata per i tribunali al punto di aver fatto causa all’intermediario Bouvier, che gli aveva venduto all’origine il dipinto per 128,7 milioni, con un guadagno quasi del triplo. La ragione consisterebbe nel fatto che Bouvier non solo avrebbe ottenuto una commissione ma avrebbe anche avuto un interesse economico sull’opera. A questo punto ipotizziamo che Christie’s vada quasi in fallimento e che Sotheby’s si prenda la rivincita. In verità sarebbe quasi il contrario: Rybolovlev-Bouvier hanno acquisito questo quadro tramite Sotheby’s!

Ricapitoliamo. Il quadro è stato venduto per 450 milioni e Christie’s ha guadagnato un po’ più di 50 milioni. Rybolovlev ha guadagnato 272,5 milioni. Le persone che hanno venduto a Rybolovlev-Bouvier hanno ricevuto solo 80 milioni: 47,5 milioni sono andati tra Sotheby’s, Bouvier e altri intermediari, ma il peggio è avvenuto prima. Il primo passaggio all’asta è del 1958, da Sotheby’s: il dipinto fa parte della famosa collezione Cook ed è battuto per 45 sterline come seguace di Leonardo. Nel 2005 è stato acquistato per 10mila dollari da un gruppo di mercanti che lo rivenderanno per 80mila à Bouvier. A questo punto interviene Sotheby’s, in due riprese. Nel 1958 non lo considera opera autografa di Leonardo, ma cambia opinione nel 2013.

La casa d’aste si trova dunque in una situazione molto pericolosa: da una parte i trustee di Cook la possono considerare responsabile del cambiamento d’attribuzione e dall’altra i diversi acquirenti possono attaccarla per un’attribuzione «abusiva». Inoltre Rybolovlev ha già provato a dimostrare al tribunale di New York e di Montecarlo che Sotheby’s, come consulente delle due parti, alzava i prezzi dei dipinti propostigli da Bouvier. Come scriviamo da anni, Christie’s e Sotheby’s, quando agivano esclusivamente come intermediari, rischiavano solamente sulla loro commissione, mentre ora che mescolano tutti i generi e propongono prodotti finanziari basati sul mercato dell’arte possono finire in fallimento, come già tanti grandi mercanti prima di loro: non sono più solo intermediari ma si trovano anche in una situazione che sfiora il conflitto d’interesse.

Un altro fatto gravissimo è che la studiosa Carmen Bambach ha accusato Christie’s di averla erroneamente citata come favorevole all’attribuzione del «Salvator Mundi» a Leonardo. Volutamente non ho mai citato il nome dell’acquirente per la semplice ragione che non ne abbiamo nessuna certezza. Si può solo dire che si tratta di una personalità di rilievo della penisola arabica. Questo aspetto potrebbe rappresentare la salvezza per Sotheby’s e Christie’s. Sarà difficile, per un potenziale discendente del profeta Maometto, spiegare al suo Paese una potenziale e imbarazzante problematica che ha come protagonista la rappresentazione di un altro profeta.

Bruno Muheim, edizione online, 8 luglio 2019


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