Da Mazzoli Montesano va per chiese

Un «giro d’Italia» visivo attraverso una trentina di dipinti di grande formato raffiguranti i principali edifici sacri del nostro Paese

«Basilica di San Pietro in Vaticano» (2023), di Gian Marco Montesano (particolare). Foto: Rolando Paolo Guerzoni
Stefano Luppi |  | Modena

Alla galleria Emilio Mazzoli, dal 16 dicembre sino al 10 febbraio 2024, Gian Marco Montesano (Torino, 1949) compie e fa compiere un «giro d’Italia» visivo attraverso una trentina di dipinti, realizzati negli ultimi due anni e raffiguranti le principali chiese del nostro Paese. Attraverso lavori di ampia dimensione la personale «Bussate e vi sarà aperto» «tocca» tutte le regioni da Nord a Sud, permettendo un excursus visivo dei caratteri, delle forme e della rappresentazione della pietra che nel corso dei secoli si è ammantata di carattere sacro: Montesano, raffigurando gli importanti edifici religiosi italiani porta in questo modo una sua visione fenomenica del sacro legata alla memoria.

Al centro di questi lavori, infatti, c’è la dimensione sacrale come spiega nel libro-catalogo delle edizioni Mazzoli che esce in contemporanea alla personale, con testi anche di Fabio Cavallucci, Richard Milazzo e monsignor Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze: «La chiave è la memoria collettiva d’Europa. Al cuore di ogni città europea di qualche importanza vi è una cattedrale, segno della presenza, in un arco di secoli più o meno lungo, di una comunità cristiana operosa. Tipicamente grande, questa struttura s’impone sulla coscienza del cittadino come del turista, costituendosi tratto significativo della fisionomia del luogo. Depositaria d’innumerevoli cimeli del passato, invita a cogliere l’identità storica degli abitanti del posto e a collegarla allo slancio creativo ingenerato dalla fede».

Dai dipinti, così, emergono tutti i temi connessi a un soggetto di tale portata, dal rapporto di Dio con l’essere umano alle questioni più strettamente artistiche. Montesano si occupa di memoria fin dagli anni Settanta, quando dal Piemonte si trasferisce a Bologna. In quel periodo dipinge immagini d’arte sacra, veicolate dalla devozione popolare dei «santini», caricate di nuovi significati. Successivamente, con il suo trasferimento a Parigi, la sua pittura assume forme di «realismo» mentale legate agli enigmatici significati della storia e anche caratteri di gusto cinematografico, postrealista.

© Riproduzione riservata
Calendario Mostre
Altri articoli di Stefano Luppi