CONTINENTE ITALIA | Gianfranco Baruchello

Artisti italiani, virtuosi non virtuali: le tecniche, i temi e le quotazioni di mercato dei nomi più votati dell'inchiesta

Riccardo Deni |

Gianfranco Baruchello nasce a Livorno nel 1924. Conseguita la laurea in giurisprudenza, dalla fine degli anni Cinquanta si dedica alla pittura. Sin dai primi anni ’60, complice il suo background, sviluppa una delle pratiche artistiche più sperimentali del panorama italiano, mescolando pittura, installazione, assemblaggi, e medium come film, fotografia e puro audio, espandendo poi la sua ricerca visiva oltre le convenzioni linguistiche o stilistiche dell’epoca, introducendo nelle opere strumenti di lavoro istanze e ricerche a cavallo tra antropologia ed economia, spesso come supporti teorici a forme di analisi critica della nascente e prosperante società dei consumi.

Dopo un’esperienza professionale in una società di ricerca e produzione chimico-biologica da lui stesso fondata, dal 1959 si dedica ad una vastissima produzione artistica, a partire dai i quadri «Altre Tracce» (tele bianche quasi marchiate da grovigli di linee nere) e una serie di oggetti assemblati quali i «Cimiteri d’opinione» (1962), con evidenti richiami al Nouveau Réalisme. Partecipe quindi della contestazione culturale e politica delle avanguardie degli anni ‘60, attraversa con un approccio personalissimo ed originale molte correnti formali tra cui l’espressionismo astratto informale, il neodada, arrivando, con un percorso inverso, ad una forma di figurazione.

Nei primi anni ’70 si cimenta negli esperimenti con l’immagine elettronica e poi dal 1973 si trasferisce in campagna e dà vita all’operazione Agricola Cornelia S.p.A., una azienda agricola a tutti gli effetti «con lo scopo sociale di coltivare la terra». L’azienda arriva a coltivare anche terreni confinanti, in un paesaggio ormai preda della speculazione edilizia, imprimendo a questa attività un valore estetico, politico ed artistico. Nel 1985 avvia il progetto di uno spazio-giardino attraverso la realizzazione concreta di un enorme prato, cui si lega un’imponente opera che ha per tema la riflessione sul “giardino” come luogo dove liberare pensiero ed emozioni.

Così, in un flusso davvero inesauribile di combinazioni, si svolgono una serie di esprimerti formali, che oggi alimentano una produzione tra le più varie della ricerca visuale di questi ultimi sessant’anni. Molti dei lavori più noti riportano microscopici ma complessi racconti, composti da simbologie stratificate soggette e diversi livelli di lettura: sono mappature del pensiero e della poetica di Baruchello che raccontano di una vita di lunga ricerca artistica e sociale. In un certo qual senso tutta la sua arte è una riflessione sul valore delle cose, scevra da ideologie dominanti, da schemi tradizionali o da convenzioni sociali.

È viva in questo senso in lui la lezione di Marchel Duchamp, non solo per l’esperienza, comunque ri-applicata, del ready-made, ma per l’approccio all’arte e alla creazione come un momento cruciale ma allo stesso tempo “normale”, in cui introdurre un’attitudine genuinamente e onestamente dissacrante. Come se fossero le cose di apparente poco valore quelle a cui porgere attenzione, in un tentativo di costante normalizzazione e diffusione anti-elitaria dell’intero sistema della cultura.

Gianfranco Baruchello, Livorno, 1924
· Varie Gallerie tra cui Galerie Michael Hasenclever (Monaco di Baviera)
· 10 mila – 130 mila euro

CONTINENTE ITALIA
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