Milano. Il processo al writer Bros, che in primavera (7 aprile) era stato portato in aula dal Comune con l’accusa di aver «imbrattato» (art. 639 del Codice penale) 17 spazi cittadini, si è concluso il 12 luglio scorso. Nell’udienza precedente (19 maggio; cfr. n 299, giu. ’10, p. 11), il giudice aveva deciso di esercitare l’azione penale soltanto su due degli episodi indicati, più un terzo, già però risolto in partenza, perché il proprietario dell’edificio «violato» (in via De Angeli) aveva ritirato la denuncia. In conclusione: un capo d’imputazione, il graffito sulle mura esterne del carcere di San Vittore, è stato prescritto (il reato c’era, ma si è estinto: il fatto risale al 2007 e il lavoro è stato da tempo rimosso); l’altro, l’intervento sulla pensilina della fermata del metrò in piazzale Lodi, è invece stato annullato per difetto di querela (pare che l’Atm non avesse depositato correttamente l’atto). Il giudice ha così prosciolto Bros, evitandogli, oltre alla condanna (secondo il nuovo «pacchetto sicurezza» del 2009, la pena per i reati contro il decoro urbano può includere, in proporzione alla gravità, o un periodo di lavoro non retribuito a favore della collettività o il carcere, da un mese a due anni), il risarcimento di 18mila euro di danni al Comune. In aula sono state affrontate diverse questioni: la paternità dei graffiti, che la difesa non ha mai negato, sostenendone l’artisticità; il contesto in cui sono stati realizzati (se fuori dal centro storico o meno); l’illegalità dell’azione. La difesa ha inoltre sottolineato che la responsabilità avrebbe dovuto essere casomai civilistica (art. 2043 del Codice civile: risarcimento per fatto illecito) e non penale, dato che gli episodi in causa precedevano la modifica legislativa del 2009. Ai primi di agosto, con la deposizione della sentenza, il giudice ha precisato che qualsiasi intervento che modifichi l’estetica (bella o brutta) e la «nettezza» di un bene contro la volontà del suo proprietario (pubblico o privato) è «deturpamento», anche se l’autore è un artista riconosciuto. Unica eccezione: il writer non può essere punito se il bene viene lasciato deliberatamente «sudicio» o «in rovina». Sarebbe infatti difficile giudicare l’effettivo «imbrattamento» di una cosa che è già di per sé deturpata. © Riproduzione riservata