Meraviglie dal SUDAN | 9. Mi scusi professore

Il taccuino di viaggio di Francesco Tiradritti

Francesco Tiradritti |

Al risveglio nella casa di Karima procurataci da Abdelhai mi convinco di una cosa: dobbiamo trovare una nuova sistemazione. Di mattino è ancora peggio che di pomeriggio. Appartiene ad Ahmed Moussa, il figlio di un guardiano che ho conosciuto negli anni Novanta del secolo scorso. Forse l’unico sudanese sulla cui onestà ho sempre nutrito seri dubbi. Approfittarsi dello straniero deve essere un comportamento trasmissibile per via ereditaria. Tale il padre, tale il figlio.

Ahmed vuole che paghi duecento dollari per il tugurio in cui ci ha sistemati. Cento per la notte trascorsa e cento per quella non trascorsa. Pare che confidando nell’evoluto sistema viario sudanese, Abdelhai gli avesse annunciato il nostro arrivo per il giorno precedente. Ahmed sostiene di avere rifiutato l’alloggiamento a un numero imprecisato di turisti. Non posso non ridergli in faccia. Gli dico che ho da fare e che ne riparleremo
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