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Bologna, storici dell'arte contro Sgarbi per la mostra dedicata a Longhi

Una lettera al ministro Franceschini per bloccare i prestiti a «Da Cimabue a Morandi. Felsina pittrice», in programma a Palazzo Fava da febbraio 2015

Vitale da Bologna, «Madonna del ricamo». Bologna, Collezione Carisbo

Bologna. L’ex rettore Fabio Roversi Monaco, prima in qualità di presidente della Fondazione Carisbo e poi in quella di responsabile dei musei Genus Bononiae, ha affidato nel corso degli anni progetti artistici a critici «extraterritoriali»: da Philippe Daverio a Marco Goldin e ora a Vittorio Sgarbi che da febbraio curerà a Palazzo Fava la rassegna «Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice». Le polemiche non sono mai mancate, ma non erano mai state forti come quelle scatenate da 128 importanti storici dell'arte e accademici che si scagliano contro i prestiti delle opere annunciati per l’esposizione. È partita una raccolta firme in calce a un documento spedito al ministro Dario Franceschini con in testa quella di Daniele Benati, presidente di Italia Nostra Bologna e docente dell’Alma Mater.
Hanno firmato questo documento, con il quale si chiede sostanzialmente di bloccare la rassegna perché «Priva di alcun disegno storico e della benché minima motivazione scientifica, un insulto alle opere, trattate come soprammobili, all’intelligenza del pubblico; alla memoria di Longhi e Arcangeli- e naturalmente un attacco ai musei, con la colpevole connivenza di chi li dirige». Gli studiosi lanciano dunque un appello al Mibact e ai suoi funzionari affinché, si legge nella lettera a Franceschini, «Non concedano il prestito di dipinti importanti e di valore “identitario” per le sedi che li detengono» (gli organizzatori hanno già annunciato la presenza nella sede di Palazzo Fava di opere di Morandi del MAMbo, della Madonna in trono di Cimabue conservata nella chiesa di Santa Maria dei Servi, del «San Domenico» di Niccolò dell’Arca dal Museo di San Domenico, dell'«Estasi di santa Cecilia» di Raffaello dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, della grande tela di Ubaldo Gandolfi raffigurante Diana ed Endimione dalle Collezioni Comunali d’Arte, dei due ovali di Marco Antonio Franceschini dal Museo Davia Bargellini, ma anche opere da collezioni private, tra cui la stessa Cavallini Sgarbi - un «San Domenico» di Niccolò dell'Arca - o il «Ratto d'Europa» di Cagnacci di collezione Molinari Pradelli).
Oltre a quella di Benati, tra le firme figurano quelle di Carlo Ginzburg della Normale di Pisa, Antonio Pinelli docente all’Università di Firenze, Keith Christiansen capocuratore dipinti del Metropolitan di New York, Bruno Toscano della Fondazione Longhi,  l’architetto Pier Luigi Cervellati, l’ex magistrato Giovanni LosavioAnna Stanzani direttore Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Tomaso Montanari dell’Università degli Studi di Napoli «Federico II», Jadranka Bentini ex soprintendente di Bologna e Anna Ottani Cavina, docente emerito dell’Alma Mater ed ex direttore della Fondazione Federico Zeri.
Insomma, una vera e propria levata di scudi contro Sgarbi e Roversi Monaco. Naturalmente il primo non ci sta e promette battaglia. Il critico ferrarese parla di «Lobby bolognese dell'Università, a cui dà fastidio che io agisca su materie che considerano loro» e riceve man forte dal direttore dell’Istituzione Musei di Bologna Gianfranco Maraniello (i musei pubblici cittadini sono partner attraverso i prestiti concessi alla mostra annunciata): «È un linguaggio inaccettabile, una opinione espressa in maniera arrogante. Il progetto è condiviso e apprezzato anche perché rinforza la volontà di fare sistema».

Stefano Luppi , edizione online, 2 dicembre 2014


  • Lippo di Dalmasio, «San Giacomo Maggiore, San Giovanni Battista, San Pietro», collezione Savelli
  • Simone Cantarini, «Doppio ritratto di donna e gentiluomo», Bologna, Collezione Carisbo

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