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Gurlitt, il Kunstmuseum di Berna ha accettato l'eredità

Tutti felici per l'accordo tedesco-elvetico: la Germania continuerà a fare ricerche sulla provenienza dei 1.600 pezzi e a gestire le richieste di restituzione. In Svizzera andranno solo le opere non frutto di razzie

Berlino. Felici e soddisfatti si sono mostrati il ministro alla cultura tedesco, Monika Grütters, il ministro alla giustizia bavarese, Winfried Backbaus, il presidente del Kunstmuseum di Berna, Christoph Schäublin e il direttore per la cultura del Canton Berna, Bernhard Pulver, alla conferenza stampa di oggi a Berlino, nel corso della quale è stato presentato l'accordo che regolerà le modalità di fruizione del lascito di Cornelius Gurlitt, figlio di Hildebrand, uno dei più attivi mercanti d'arte nazisti.

Come era già stato possibile leggere tra le righe delle poche dichiarazioni rilasciate nelle ultime settimane dai principali attori dell'accordo, il Kunstmuseum di Berna ha accettato l'eredità (1.600 opere e alcuni immobili), ma con molti distinguo, che fanno della Svizzera la vera vincitrice di questa peculiaria ruota della fortuna. Benché infatti il Kunstmuseum abbia intenzione di creare una propria commissione sulla provenienza, con compiti non ben precisati, sarà infatti la Germania che continuerà a pagare la Task Force già impegnata a controllare l'origine delle opere e il cui incarico si allargherà pure a «parte» delle oltre 200 opere trovate nella casa salisburghese di Cornelius Gurlitt: «Le opere frutto di razzie non toccheranno nemmeno il suolo elvetico», ha puntualizzato assai infelicemente Schäublin.
Oltre che delle ricerche, la Germania prenderà su di sé tutto il complesso disbrigo delle restituzioni, da effettuare «in tempi più brevi possibili», come ha assicurato Monika Grütters.
Tutto ciò che non può essere identificato come arte sottratta illegalmente ai legittimi proprietari, andrà a Berna. Tuttavia, il Kunstmuseum concederà prioritariamente prestiti delle quasi 500 opere di arte cosiddetta «degenerata» a Germania, Austria e Polonia.
In un'atmosfera di sorridente soddisfazione, l'unica freccia avvelenata è stata lanciata dal ministro alla giustizia bavarese, Winfried Backbaus. Il caso Gurlitt ha potuto essere risolto infatti per molta fortuna, cioè per la volontà di Cornelius di collaborare, di firmare un accordo per la ricerca e la restituzione delle opere di dubbia provenienza, ma soprattutto, di legare anche i propri eredi a quell'accordo di inizio aprile 2014, stilato da Gurlitt un mese prima di morire. In caso contrario, la prescrizione avrebbe reso impossibile qualsiasi azione legale. Così Backbaus è stato l'unico fra gli oratori a lanciare lo sguardo ai possibili tesoretti ancora nascosti da qualche parte in Germania e che in mancanza di una legge sulla restituzione, andranno perduti: «Un anno fa ho presentato al Bundesrat un progetto di legge, ma a tutt'oggi non è stato accolto, né sono stati presentati progetti alternativi», ha detto all'indirizzo del mondo politico tedesco, particolarmente letargico da 70 anni, in fatto di opere d'arte.
Con le sue parole evidentemente irritate nei confronti dei colleghi, Backbaus ha tuttavia salvato almeno un poco l'assai strapazzato onore della Germania.
Dall'oratore politico svizzero, il Verde direttore per la cultura del Canton Berna, Bernhard Pulver, non è stata proferita invece alcuna parola sulla possibilità di dotarsi di una regolamentazione, visto che i beni culturali in Svizzera sono materia cantonale.
Interessante è il fatto che i giornalisti assiepati non abbiano potuto porre quesiti, se non a tu per tu con i politici, e solo dopo la conferenza stampa: un evidente modo per evitare scomode domande, prima fra tutte: perché la Germania in 7 decenni non si è dotata di una legge sulla restituzione di opere d'arte? E: c'è intenzione di mettervi davvero riparo?
Rimane inoltre l'incognita degli eredi di Gurlitt tagliati fuori dal lascito.
Monika Grütters ha assicurato che su lostart.de verranno immessi in giornata anche tutti i libri contabili di Hildebrand Gurlitt, una richiesta che da mesi aspettava di essere accolta.

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Flavia Foradini, edizione online, 24 novembre 2014


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