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Online gli elenchi delle opere del lascito Gurlitt

Il sito Lostart.de pubblica anche i libri contabili del padre Hildebrand

La gouache di Franz Marc «Paesaggio con cavalli» ritrovata nell'appartamento di Cornelius Gurlitt a Monaco di Baviera

Berlino. Verranno scritti fiumi di inchiostro sugli elenchi pubblicati oggi da Lostart.de, riguardanti le collezioni Gurlitt ritrovate a Monaco e a Salisburgo. E ci vorrà tempo, prima che da un lato la Task Force possa completare tutte le ricerche sulla provenienza delle 1.600 opere e dall'altro eventuali pretese vengano avanzate col sostegno delle necessarie documentazioni e possano passare al vaglio degli esperti.
Dopo il via libera dell'Ufficio austriaco di Tutela delle Belle Arti di Vienna all'uscita dal Paese del lotto rinvenuto nella modesta casetta di Cornelius Gurlitt alla periferia di Salisburgo, parte anche di quelle opere è già giunta in Germania, non senza aver suscitato critiche per la condiscendenza austriaca ad agevolare l'azione, invece che chiedere che le opere venissero controllate in loco: tanto più che i retroscena e le circostanze dell'affastellamento in Austria di quelle opere da parte di Gurlitt, il cui valore sarebbe assai più elevato di quelle di Monaco, sono ancora nebulosi.
Un primo sguardo agli elenchi e alle relative immagini rivela opere che spaziano nell'arte europea soprattutto tedesca e francese tra Ottocento e primo Novecento: perlopiù dipinti e opere grafiche, ma anche alcune sculture, per esempio di Rodin, e numerosi pezzi di antichità asiatiche. La rosa dei nomi va da Renoir a Degas, a Monet, Seurat, Signac, fino a Otto Dix, George Grosz, Max Liebermann, Lovis Corinth, Emil Nolde, Campendonk. E ci sono anche opere di Tiepolo, Francesco Guardi, Munch, Picasso, El Lissitzky.
Al di là delle opere, e benché pieni di pecette, necessarie alla tutela della privacy, fondamentali dal punto di vista storico e per le ricerche sulla provenienza saranno i libri contabili di Hildebrand Gurlitt, forniti dalla procura di Augusta e pubblicati anch'essi su lostart.de, in particolare quelli delle compravendite del 1937, l'anno fatidico della mostra tedesca sull'arte «degenerata», ma anche quelli dal 1940 al 1944: meticolosamente zeppi di dati, scritti ad inchiostro nero.
I libri contabili consultabili in rete non sono tuttavia ancora tutti, come viene precisato sul sito lostart.de.

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