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Il pasticcio del lascito Gurlitt

La Germania maldestra nel gestire lo scomodo «tesoro». Il collezionista, scomparso lo scorso maggio, lo ha lasciato in eredità al Kunstmuseum di Berna. Lunedì si dovrebbe conoscere il destino delle 1.600 opere

Cornelius Gurlitt è scomparso lo scorso 6 maggio. La sua eredità è andata al Kunstmuseum di Berna

Berlino. Comunque lo si consideri, il caso Gurlitt è innanzitutto il risultato di una serie di errori madornali e di esecrabili omissioni. Tutti imputabili alla Germania, se si escludono il dissequestro della collezione di Hildebrand e la sua liberazione dopo l'arresto, da parte dei Monuments Men americani subito dopo la guerra: azioni che di fatto lo riabilitarono, consentendogli di rimettersi in pista, anche grazie a musei, gallerie e collezionisti che si sono poi tappati la bocca per decenni.
In tempi più recenti, sono numerosi gli esperti che sostengono l'illegalità del sequestro di quella collezione il 28 febbraio 2012 nell'appartamento di Cornelius Gurlitt, figlio di Hildebrand.
E c'è poi la mancanza di una legge sulla restituzione.
E c'è la mission impossible chiesta alla Task Force istituita per far luce sulla provenienza delle opere di Gurlitt, ma di fatto provvista di data di scadenza, come se centinaia di opere fossero controllabili col cronometro in mano.
E c'è l'indifferenza tedesca all'esperienza quindicennale dell'Austria, che di leggi di restituzione si è dotata a livello federale, regionale e comunale, e sa molto bene che gusto abbiano le cause milionarie. Nella Task Force tedesca c'è sì un autorevole membro austriaco, Sophie Lillie, ma è in quota alla Claim Conference.
Una politica della testa sotto la sabbia, quella tedesca, che ben si salda alle dichiarazioni di evidente sollievo fatte registrare in Germania fin da quando, all'inizio di maggio, venne reso noto il Kunstmuseum di Berna come beneficiario dell'eredità: un museo provvidenzialmente non tedesco, in un Paese non propriamente noto per coniugare gli affari con l'etica, e comunque anch'esso sprovvisto di una legge sulla restituzione.
Nel caso Gurlitt le domande sono ancora più delle risposte. Se le devono porre in primo luogo la politica e il mondo museale tedesco, e il mercato dell'arte.
La conferenza stampa congiunta del Governo tedesco, di quello bavarese e del Kunstmuseum di Berna, annunciata il 20 novembre per lunedì 24 al centro stampa del Governo federale tedesco a Berlino, per informare «sulle ulteriori azioni circa la successione di Cornelius Gurlitt» indica che è stata anticipata o scavalcata la riunione della direzione del museo elvetico da tempo programmata per  mercoledì 26 novembre per «prendere una decisione».
L'anticipo pare inoltre una conferma che le trattative a porte chiuse di cui si vociferava da qualche settimana, non solo sono avvenute, ma hanno consentito di raggiungere un accordo tra Berlino, Monaco e Berna. E questo nonostante le ripetute puntualizzazioni dell'ufficio stampa del Kunstmuseum Bern, da ultimo nella mattinata di oggi, che «una decisione non è ancora stata presa». Un sintomo forse solo di nervosismo di fronte alla pressione mediatica internazionale.

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Flavia Foradini, edizione online, 21 novembre 2014


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