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La favola della «signora Johnson & Johnson», ereditiera da favola

È morta Barbara Piasecka Johnson, vedova del magnate farmaceutico John Seward Johnson, una delle donne più ricche del mondo. Tra le sue mani sono passati Mantegna, Raffaello, Beato Angelico, Rembrandt e il Badminton Cabinet

«Ritratto di un uomo con le mani al fianco» di Rembrandt

Wroclaw (Polonia). Era uno dei più importanti nomi del collezionismo internazionale: Barbara Piasecka Johnson, 76 anni, è morta il primo aprile presso Wroclaw, in Polonia, il suo Paese natale. Era la vedova di John Seward Johnson, discendente della famiglia di industriali proprietaria del colosso dell’industria farmaceutica Johnson & Johnson, e la sua fama era legata anche alla sua storia personale. Immigrata dalla Polonia negli Stati Uniti nel 1968, con 200 dollari in tasca, attraverso una serie di fortuite circostanze era stata assunta come cuoca dalla ricca famiglia statunitense. Non avendo dimostrato spiccate doti culinarie, era passata a mansioni da cameriera per poi lasciare la famiglia Johnson dopo un anno e iscriversi a un corso d’arte all’Università di New York, riprendendo gli studi seguiti in Polonia. John Seward Johnson la sistemò in un appartamento di Manhattan e più tardi andò a vivere con lei. Nel 1971 Johnson divorziò dalla moglie e sposò Barbara (detta Basia): lui 76 anni, lei 34.
In 12 anni di matrimonio, Basia e John Seward  diedero vita a  una delle più importanti collezioni mondiali d’arte, con dipinti tra gli altri di Rembrandt, Botticelli, Beato Angelico, Raffaello e Mantegna,  disegni di Leonardo e di Raffaello, arazzi fiamminghi, preziosi arredi, ospitata in una dimora principesca a Princeton nel New Jersey. Alla sua morte, nel 1983, John Seward lasciò alla moglie tutte le sue sostanze, valutate intorno a 500 milioni di dollari, escludendo dall'eredità tutti i sei figli, tranne uno, nati dal precedente matrimonio. Gli esclusi fecero causa alla matrigna, una battaglia legale lunga e costosissima terminata anni dopo con un accordo stragiudiziale in base al quale a Barbara toccò una somma di 350 milioni di dollari (il totale delle spese legali, in compenso, pare si aggiri intorno a 24 milioni di dollari). Residente da anni a Montecarlo, la Piasecka possedeva anche case in Italia e in Polonia, e la sua fortuna era ora stimata da Forbes a 3,6 miliardi di dollari. La residenza di Princeton è ora diventata un golf club.
Tra le opere vendute da Barbara Johnson, nel gennaio 2003 passò nelle sale newyorkesi di Sotheby’s una «Discesa nel limbo» di Andrea Mantegna. Stimata tra 20 e 30 milioni di dollari venne aggiudicata a 28,5 milioni di dollari a un collezionista privato rimasto anonimo. Nel 2004 Hans-Adam II principe del Liechtenstein pagò da Christie’s 27,2 milioni di euro (all’epoca il più alto prezzo mai versato all’asta per un’opera d’arte non figurativa) per il Badminton Cabinet, un doppio corpo fiorentino commissionato alle Botteghe Granducali fiorentine dai duchi di Beaufort residenti a Badminton, nel Gloucestershire, e realizzato dagli opifici toscani tra il 1695 e il 1732. Nel dicembre 2009 il «Ritratto di un uomo con le mani al fianco» di Rembrandt venne venduto dalla Johnson tramite Christie’s a Steve Wynn per 20,2 milioni di sterline.
Non è difficile immaginare la competizione tra le case d’asta per aggiudicarsi ora i mandati di vendita delle opere ancora rimaste in questa celebre collezione.
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Vittorio Bertello, edizione online, 5 aprile 2013


  • Barbara Piasecka Johnson
  • Andrea Mantegna, «Discesa nel limbo»
  • Uno dei due studi di panneggio di Leonardo appartenuti a Barbara Piasecka Johnson
  • Il Badminton Cabinet

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