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Mostre

Varsavia

Anche i «panneggi» di Leonardo nel corredo dell'ereditiera americana

Il catalogo della mostra «Opus sacrum»

Varsavia. Le opere più note sono i due «panneggi» di Leonardo venduti l'anno scorso da Sotheby's per 15 miliardi. Ma accanto a loro figura un disegno di Raffaello, uno studio di «testa e mano di apostolo» per la «Trasfigurazione», e un altro centinaio fra dipinti, sculture ed oggetti, tutti di destinazione religiosa, in gran parte italiani e distribuiti in un arco cronologico che arriva fino al contemporaneo.
«Opus sacrum», la prima grande mostra dedicata ad una collezione privata in un Paese dell'Est europeo, è aperta fino al 30 giugno nella prestigiosa sede del Castello Reale della capitale. La collezione è quella riunita in una ventina d'anni da Barbara Piasecka Johnson, la figlia di un piccolo proprietario terriero polacco, laureata in Storia dell'arte presso l'Università di Wroclaw, che ha sposato il miliardario americano Seward Johnson (quello della Johnson & Johnson), ereditandone l'incredibile fortuna.
Sono migliaia le opere che ha riunito nella sua collezione, grazie alla preparazione e all'intuito personali unite alla grande disponibilità finanziaria.
Le opere in mostra sono state affidate allo studio di specialisti internazionali fra cui Oberhuber, David A. Brown, Briganti, Bologna, Boskovits, Gregori, Newcome, Schleier, Theuerkauff e Puppi, con la supervisione di Józef Grabski. Esse spaziano da una «Madonna col Bambino» di Paolo di Giovanni a una «Creazione» di Grechetto, da «Due apostoli» di Rubens a una «Santa Cecilia» di Carlo Saraceni, da una «Discesa al Limbo» di Mantegna a una «Madonna col Bambino» di Bellini, e poi Domenichino, Guido Reni, Ludovico Carracci, Orazio Gentileschi, Bartolomeo Manfredi, con anche un «Sacrificio di Isacco», nella versione iconografica incisa da Levasseur e appartenuta a Caterina di Svezia, che si propone come originale di Caravaggio, oltre a sculture da Algardi fino a Brancusi. A dare forza polemica all'iniziativa, concepita da Barbara Johnson, sostenitrice di Solidarnosc, quando i comunisti erano ancora al potere come esposizione dedicata esclusiva mente a opere di soggeto e destinazione sacri, contribuisce l'allestimento, di carattere certamente non museale, affidato a Zeffirelli. Il regista italiano ha realizzato pareti tappezzate con stoffe di tonalità cupe su modelli antichi, tavoli al centro delle stanze ricoperte da tessuti pregiati su cui sono disposti oggetti liturgici e particolari architettonici sacri, e, per i pezzi più rari, piccoli ambienti suggestivi.
La mostra è la prima di una serie che viene dedicata alla collezione. La prossima, «Opus profanum», raccoglierà oggetti artistici di provenienza secolare; l'ultima mobili e oggetti di arte decorativa.

da Il Giornale dell'Arte numero 78, aprile 1990



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