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L’utopia di Adriano Olivetti a Ivrea

L'iscrizione nella lista Unesco del Patrimonio Mondiale (54simo sito italiano) del progetto industriale, sociale, urbanistico e architettonico

Ivrea, Talponia di Gabetti e Isola

L’iscrizione, nel luglio di quest’anno, del sito Ivrea, Città industriale del XX secolo nella lista Unesco del Patrimonio Mondiale corona, con un riconoscimento internazionale, il grande progetto industriale, sociale, urbanistico e architettonico promosso da Adriano Olivetti (1901-60). Ivrea è forse la più significativa tra tutte le «utopie» industriali del Novecento, e come tale si misura con i modelli proposti per lo sviluppo industriale in America e in Europa nel corso degli ultimi due secoli.

È l’America che segna l’avvio della grande saga degli Olivetti: Camillo Olivetti (1868-1943), padre di Adriano, vi si reca nel 1893 (assieme al suo maestro Galileo Ferraris) per visitare la grande Esposizione Mondiale Colombiana di Chicago, che presenta le novità tecnologiche alla base del progresso industriale americano. Al ritorno, fonda una società industriale per la produzione di strumenti elettrici di misurazione. Dopo un secondo viaggio in America nel 1910, Camillo inizia a Ivrea la produzione di macchine da scrivere, che darà fama internazionale all’impresa.

Adriano Olivetti cresce nel clima di innovazione e di riformismo sociale promosso dal padre, che sosteneva idee progressiste e aveva già avviato una politica di assistenza sociale ed economica ai lavoratori dell’impresa. Anche nella sua formazione vi è l’America, che visitò a lungo nel 1925-26 per studiare i nuovi processi produttivi, in particolare quelli promossi da Henry Ford a Detroit. Quando, nel 1933, Adriano assume la direzione dell’impresa, si apre una stagione intensa di innovazione tecnica nella produzione e di apertura alle idee promosse in quegli anni dal Movimento Moderno in architettura.

Nel 1934, Adriano affida a due giovani architetti milanesi, Luigi Figini (1903-84) e Gino Pollini (1903-91), il compito di progettare un nuovo scenario urbanistico per Ivrea. Figini e Pollini aderiscono ai principi razionalisti della «città funzionale» promossi dal Movimento Moderno e dal Ciam, e inseriscono fin dall’inizio il nuovo linguaggio nell’ambito dell’impresa. L’esigenza di estendere il Laboratorio originale Ico, l’edificio Mattoni Rossi, costruito da Camillo all’inizio del secolo, dà avvio a una lunga serie di edifici che, per oltre 50 anni, saranno espressione della più aggiornata cultura architettonica italiana.

La prima estensione (1934-36) consiste in una struttura in cemento armato a forma di L, l’Ufficio Fabbricati Industriale, con solai di 4 metri di altezza a pianta libera per permettere la produzione in serie introdotta negli anni ’30. Tra il 1936 e il 1941 vengono realizzate la seconda e terza estensione, in perfetta continuità con la prima ma con numerosi elementi di linguaggio innovativi. Seguirà, nel 1955-58, una quarta estensione del complesso. L’opera di Figini e Pollini non si limita alle architetture industriali, ma interessa anche la politica sociale dell’azienda, e in particolare le residenze dei lavoratori. Abbiamo così tra il 1939 e il 1941 i sette edifici per famiglie numerose, le case per operai di Borgo Olivetti, il bellissimo asilo nido, notevole per la costruzione del rapporto tra gli interni e il paesaggio.

Il Piano Urbanistico di Ivrea, realizzato nel 1938 da un gruppo formato da Figini, l’urbanista Luigi Piccinato (1899-1983) e l’ingegnere Egisippo Devoti, suggella questa prima stagione con scelte innovative che guardano alle esigenze dello sviluppo industriale ma allo stesso tempo assicurano la conservazione del tessuto storico. Il dopoguerra vede un'enorme espansione internazionale dell’Olivetti, con iniziative in diversi Paesi del mondo, dalla Scozia, all’Argentina, al Brasile, agli Stati Uniti.

Alla crescita della produzione e allo sviluppo di nuovi settori operativi, tra cui l’informatica, si accompagna l’elaborazione della visione industriale e sociale di Adriano Olivetti. Nel 1947 egli fonda il Movimento di Comunità, con un programma culturale e politico orientato alla persona e al cittadino, che si trasforma in seguito in un movimento politico, con un buon successo.

Francesco Bandarin è consigliere speciale dell’Unesco per il patrimonio. Le opinioni qui espresse sono dell’autore e non impegnano l’Unesco

Francesco Bandarin, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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