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Barocco felliniano

A Palazzo Fava la prima retrospettiva di Sergio Vacchi

Bologna. I dipinti dal sapore surrealista di Sergio Vacchi (1925-2016), misti a influenze dalla pittura di Cézanne, di Picasso e del Postcubismo, di Carlo Carrà e della Metafisica, sono esposti dal 28 settembre fino al 25 novembre nella mostra «Mondi paralleli», la prima monografica dedicata al pittore bolognese (nel 1990 la natia Castenaso gli dedicò invece un’ampia antologica cui sono seguite numerose rassegne fino a quella dell’inverno 2017 ancora nella cittadina bolognese), curata da Marco Meneguzzo.

La rassegna, organizzata a Palazzo Fava da Fondazione Carisbo e Genus Bononiae - Musei nella Città, arriva a poco meno di tre anni dalla morte dell’artista e raccoglie vasta parte della sua produzione permettendo così di comprendere il suo sguardo moderno e anticipatore di alcune espressioni figurative del contemporaneo, dall’onirismo cinematografico di Federico Fellini (Vacchi lo conobbe quando nel 1959 si trasferì a Roma) alla produzione del «fumettista» dal tratto sensuale di Guido Crepax.

Vacchi è uno degli aderenti del cosiddetto «ultimo naturalismo» teorizzato da Francesco Arcangeli (nel 1951, alla galleria del Milione di Milano ne curò la prima personale) e funge in Italia da tramite tra la tradizione metafisica e quella surrealista, tanto che quella di Vacchi è un’esperienza ascrivibile al «Surrealismo padano», tema di una mostra di Vittorio Sgarbi a Piacenza nel 2002.

A Palazzo Fava il percorso di Vacchi è suddiviso per «isole». C’è una parte preponderante di ritratti e autoritratti, che questo prolifico artista ha prodotto in gran numero a partire dal 1965. Sono raffigurazioni ideali e reali che testimoniano i suoi amori intellettuali da Samuel Beckett, Franz Kafka, Alberto Savinio, Francesco Arcangeli a Giuliano Briganti, Roberto Tassi, Otto Dix, Greta Garbo e Francis Bacon, esposti ricreando nell’area espositiva una sorta di quadreria.

Al piano nobile di Palazzo Fava sono invece stati allestiti i grandi cicli di Vacchi, autore che procedeva spesso per serie: sono «narrazioni» di incontri straordinari con personaggi di tutte le epoche, dipinti dall’atmosfera spesso cupa, «seicentesca» e barocca. Nel 2011 è stato pubblicato, a cura di Enrico Crispolti, il catalogo generale dell’artista (Skira, cura anche il catalogo dell’attuale mostra).


Stefano Luppi, edizione online, 27 settembre 2018


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