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I cinquant'anni dalla prima vendita italiana di Sotheby's

In mezzo secolo una pioggia di record e una strepitosa «collezione di collezioni» (Stanley J. Seeger, Versace, Bruni Tedeschi, Callas, Gian Ferrari, de Balkany)

Filippo Lotti, amministratore delegato di Sotheby's Italia, in veste di banditore.

La prima asta italiana di Sotheby’s si tenne a Firenze, nella sede di Palazzo Capponi inaugurata nel 1968 e diretta dalla storica anglo-tedesca Carmen Gronau. Era l’asta degli arredi di Villa Demidoff, di proprietà del principe Paolo di Jugoslavia. Fu un esordio prestigioso di grande riscontro internazionale con un catalogo che conteneva arredi appartenuti a Caterina di Russia. Da allora sono trascorsi cinquant’anni; Sotheby’s nel suo percorso italiano ha attraversato tutte le epoche e valorizzato tutti gli stili, e celebra il cinquantesimo anniversario ricordando la lunga serie di aste che hanno scandito questi decenni.

Nel maggio 1973 fu la volta dell’asta degli arredi della Villa dell’Ombrellino appartenuti alla scrittrice Violet Trefusis, amica di Vita Sackville- West e Virginia Woolf; nello stesso anno Sotheby’s trasferì il proprio quartier generale a Milano, che dal 2015 si trova a Palazzo Serbelloni. Un’altra donna di grande fascino aleggiava sull’asta degli arredi della Villa Il Fortino, vendita del 1987: era la contessa Mona von Bismarck, «una delle straordinarie bellezze degli anni Trenta» che fece del Fortino di Capri la sua leggendaria residenza.

Nel 1994 a Firenze a Palazzo Corsini oltre 1.600 lotti, per un totale di 20mila arredi e oggetti d’arte provenienti dai principi Corsini, furono messi all’asta dai discendenti di papa Clemente XII. In quegli anni prende forma la squadra che ancor oggi è al timone di Sotheby’s Italia, composta da Claudia Dwek, copresidente di Sotheby’s Italia, che coordina a Milano dal 1990 il Dipartimento italiano di Arte moderna e contemporanea; Mario Tavella, copresidente di Sotheby’s Italia, dal 1991 fedele alla casa londinese, e Filippo Lotti, arrivato prima di tutti nel 1986 e dal 2000 amministratore delegato di Sotheby’s Italia.

«
Ho trascorso da Sotheby’s più di metà della mia vita, dice Claudia Dwek. Il mio era un piccolo dipartimento, eravamo io e una stagista, e non si viaggiava tanto; le aste erano più locali ma con un collezionismo italiano molto vivo. L’asta di arte italiana del XX secolo dalla Collezione Estorick, una delle prime aste italiane di collezioni illustri, fu organizzata nel maggio 1995 e potevo comunque occuparmi di mia figlia, nata nel febbraio di quell’anno. A 28 anni sono stata la più giovane banditrice d’asta. Adesso il mercato è globale: se nel 2006 partecipavano alle aste quaranta Paesi, ora ne sono presenti 180».

Nel 1998 sempre a Milano si registra il 100% di venduto nell’asta di Arte contemporanea italiana dalla collezione di Stanley J. Seeger (Picasso, Bacon, Johns e altri grandi artisti nelle sue raccolte), conosciuto anche per la sua attenzione all’arte italiana del ’900. Mario Tavella si dichiara «uomo delle collezioni» a buona ragione, avendo originato almeno cinquanta vendite di collezioni internazionali tra le quali Versace, Bruni Tedeschi, Giovanni e Gabriella Barilla e Robert de Balkany. Ha attribuito un ruolo primario alla ricerca, in particolare nel settore degli arredi e delle arti applicate. «La forza delle nostre vendite è stata riuscire a promuovere le arti decorative italiane all’estero, dando loro un lustro diverso su un palcoscenico più ampio».

Così nel giugno 2002, a Roma, nella sede inaugurata nel 2000 a Palazzo Colonna, propone il catalogo di Sculture e oggetti d’arte dalle collezioni dei principi d’Assia e di Alvar González-Palacios, uno dei più autorevoli storici delle arti applicate. Nel 2004, nel Casino dell’Aurora Pallavicini a Roma, si registra il totale più alto per una house sale nella storia di Sotheby’s in Italia. La vendita «Da una dimora di Piazza Farnese» totalizza oltre 7 milioni di euro con il 98% di venduto.

La parte italiana, nel luglio 2007, della collezione di Alberto Bruni Tedeschi, uomo d’affari, mecenate e appassionato collezionista, divisa tra Londra e Milano ha rappresentato un altro episodio in cui Tavella e il suo team hanno ampliato la collaborazione con studiosi di arti applicate. Ogni oggetto è stato accompagnato da una scheda che metteva a fuoco personalità di artisti e artigiani, in un virtuoso rapporto tra mercato e ricerca.

Anche «Importanti dipinti, oggetti d’arte e arredi», dalle collezioni di Palazzo Serristori nel novembre 2007 hanno alimentato gli studi degli specialisti. I 323 lotti sono stati coronati dal polittico del XIII secolo di Mariotto di Nardo, una «Madonna col Bambino in trono e santi» aggiudicata al prezzo record di 1.824.250 euro. «Un tempo i cataloghi erano senza fotografie e le aste non molto diverse da quelle ottocentesche, osserva Filippo Lotti. Essendo qui da trentadue anni ho assistito a passaggi epocali. La cura del cliente, del venditore, dello stato di conservazione delle opere, una volta elementi secondari, sono ora essenziali, i compratori esigono informazioni complete e scientifiche».

In quest’ottica Lotti ha attivato un intenso rapporto con le Soprintendenze e con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. «È importantissimo mettere le istituzioni in grado di esprimere pareri sedimentati sulle opere per la verifica della provenienza. I risultati si sono visti già nel 2009 con la vendita “Salvatore e Francesco Romano, antiquari a Firenze. Un secolo di attività”. La collaborazione costruita nel corso dei mesi antecedenti l’asta con la Soprintendenza di Belle Arti di Firenze e con Cristina Acidini ha offerto alla clientela la possibilità di conoscere, prima dell’asta, lo stato di libera circolazione dei lotti dal catalogo, in 4 volumi. Nell’arte contemporanea ci si focalizza di più sul falso e sull’inganno, e il canale diretto con i Carabinieri ci permette di evitare errori».

Parlando di arte contemporanea, pietra miliare è stata nel 2016 la vendita di un grande close up per la prima volta presentato sul mercato, «Le Sofa», 1968, di Domenico Gnoli, che ha registrato la cifra più alta per un’opera d’arte contemporanea venduta all’asta in Italia, aggiudicato a 2.576.250 euro. Ma i record sono molti, così come le vendite dedicate a collezionisti quali Maria Callas e Giovanni Battista Meneghini nel 2007; la collezione di Claudia Gian Ferrari nel 2011 e anche Sotheby’s at Ferrari, prima asta Ferrari, ospitata a Maranello nel 2005.

I record mondiali spaziano da Tiepolo a de Chirico. Il 2018, anno del cinquantenario, ha inaugurato con l’asta «Roma - La Biblioteca di Sergio Rossetti», professionista milanese e grande bibliofilo, che ha registrato il 100% di venduto. L’asta di Arte moderna e contemporanea ha offerto le ricerche ambientali di Lucio Fontana con il designer milanese Osvaldo Borsani. Fontana, con un classico 4 tagli rosso del ’67, ha registrato il record italiano per una sua opera, venduta a 2.409.000 euro. Cinquant’anni sono solo l’inizio.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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