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Restauro

Gli ospiti illustri della «locanda d’Europa»

Il restauro della casa di Voltaire a Ferney favorito dai modelli di Caterina II che voleva riprodurla in Russia

La facciata del castello di Voltaire a Ferney © Didier Plowy – Centre des monuments nationaux

Ferney (Francia). Voltaire chiamava la sua casa di Ferney la «locanda d’Europa» per avervi sempre ospitato tante personalità. Tra gli altri, i filosofi Condorcet e D’Alembert, il pittore Pigalle e Dominique-Vivant Denon, direttore del Muséum central des Arts di Parigi (l’«antenato» del Louvre) gli fecero visita fermandosi talvolta diversi mesi. Voltaire, che era notoriamente ipocondriaco, di tanto in tanto si lamentava di questo continuo viavai e riceveva spesso i suoi ospiti standosene malato nel suo letto.

La morte di Voltaire (nel 1778, a 84 anni, a Parigi) non mise fine ai viaggi a Ferney. Nel corso del XIX secolo la dimora divenne anzi luogo di «pellegrinaggio» e molti intellettuali, Dumas, Flaubert, Michelet, Gogol, Stendhal, Chateaubriand, vi si recarono per rendere omaggio al padre dell’Illuminismo.

Il restauro del castello al confine con la Svizzera ad opera del Centre des Monuments Nationaux è durato tre anni ed è costato 9,7 milioni di euro. Ha dichiarato Macron all’inaugurazione: «Rifiutare la fatalità dell’ignoranza e il ripiegamento su se stessi fa parte dell’identità francese. Lo dobbiamo a Voltaire e alla sua lotta continua per la tolleranza. Venire a casa sua significa sottolineare la forza dei nostri valori».

Quello che i francesi chiamano castello è piuttosto una grande ed elegante residenza signorile. Bandito da Parigi e da Ginevra per le sue critiche alla monarchia, Voltaire acquistò le rovine di un castello medievale nel 1759 e diresse personalmente i lavori di costruzione della sua moderna dimora. Fece bonificare le terre, piantare le vigne e realizzare il giardino. Sviluppò la vita del borgo, facendo edificare una chiesetta e favorendo un prospero artigianato locale.

Il filosofo dei Lumi visse a Ferney più di 20 anni e vi scrisse il Trattato della Tolleranza, il Dizionario filosofico, diverse pièce di teatro e migliaia di lettere. Avrebbe voluto farsi seppellire lì, ma per lui si preferì il Panthéon. Alla sua morte molti mobili furono venduti da Marie-Louise Mignot, madame Denis, nipote e ultima compagna di Voltaire, e alla morte di quest’ultima, nel 1790, la dimora cambiò spesso proprietari, fino a essere acquisita dallo Stato francese nel 1999, insieme a un fondo importante di arredi e opere d’arte originari.

Il restauro delle coperture e delle facciate ha preso il via nel 2016. Per gli interni, l’architetto François Chatillon e i suoi collaboratori hanno potuto consultare i dettagliati inventari raccolti da Caterina II di Russia. L’imperatrice, che ebbe un ricco scambio epistolare con Voltaire, alla morte del filosofo acquisì la biblioteca di Ferney (circa 7mila volumi) e un modellino esatto della casa; fece inoltre prelevare i campioni di tutte le stoffe con l’intenzione (mai messa in atto) di farsene costruire una copia identica in Russia. Grazie a questi inventari conservati a San Pietroburgo è stato possibile riprodurre i colori e i motivi delle tappezzerie e delle tende.

Tra le opere d’arte della collezione figurano un ritratto di Voltaire firmato Maurice de la Tour e un busto di marmo di Jean-Antoine Houdon. Il momento forte della visita è la camera di Voltaire, con il letto originale immortalato nei quadri di Jean Huber, che dipinse spesso il filosofo nel suo letto col berretto da notte. Fino al 2016 Ferney accoglieva circa 10mila visitatori all’anno. Il Cmn spera ora di attirarne almeno 30mila.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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