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L’Italia neorealista alla conquista dell’America

Tre mostre a New York rilanciano la fotografia italiana di quattro decenni

Piergiorgio Branzi, Piazza Grande a Burano, Venezia, 1957, © Piergiorgio Branzi

L’espressione del piccolo Enzo Staiola nel ruolo di Bruno, che tiene per mano il suo papà cinematografico Lamberto Maggiorani, mentre cercano la bicicletta per le strade della Roma del dopoguerra, in «Ladri di biciclette» (1948) di Vittorio De Sica, è immagine indelebile nella storia della nostra cultura. Così come la scena di Anna Magnani che insegue il camion che porta via il suo Francesco e verrà uccisa poco dopo dal fuoco dei mitra tedeschi, in «Roma città aperta» (1945) di Roberto Rossellini.

I capolavori del cinema neorealista italiano furono espressione di un movimento culturale che ebbe fortissima risonanza nel nostro Paese e a livello internazionale. I film dei neorealisti ebbero un grande successo di critica e alcuni vinsero l’Oscar per il miglior film straniero. Una fortuna che invece non è toccata al Neorealismo fotografico, schiacciato nel dopoguerra dalla fotografia umanista francese capeggiata dai miti Cartier-Bresson e Doisneau.

Dal 6 settembre all’8 dicembre una mostra della

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