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Mostre

I sommersi salvati

La 33ma Biennale di San Paolo si affida a sette artisti-curatori e rilancia outsider e appartati

Il Padiglione Ciccillo Matarazzo, sede della Biennale di San Paolo, è intitolato all’imprenditore che nel 1951 fondò la Biennale di San Paolo

San Paolo (Brasile). Nessun tema magniloquente ma corrispondenza di amorosi sensi. La 33ma edizione della Biennale di San Paolo, che si apre dal 4 settembre al 9 dicembre, si sviluppa sotto il titolo «Affinità elettive», per affrontare il tema della produzione artistica secondo l’intima prospettiva di chi crea in dialogo con la vita e le relazioni che in questa si sviluppano.

Se l’orchestrazione di tali dialoghi è nelle mani del curatore Gabriel Pérez-Barreiro (direttore della collezione Cisneros), l’articolazione della sinfonia è nelle mani degli artisti. Promuovendo una struttura curatoriale che mette da parte la leadership operativa tradizionale della Biennale di San Paolo, Pérez-Barreiro invita sette artisti a organizzare altrettante mostre a partire dalle proprie ricerche personali.

La svedese Mamma Andersson, i brasiliani Sofia Borge e Waltercio Caldas, l’uruguaiano Alejandro Cesarco, l’argentina Claudia Fontes, lo spagnolo Antonio Ballester Moreno e la statunitense Wura-Natasha Ogunji sono stati invitati a esporre il proprio lavoro e, da qui, a costruire una narrazione espositiva composta da una trentina tra artisti, registi, filosofi e scrittori (nessun italiano tra gli invitati).

A questi sette percorsi si aggiungono dodici mostre monografiche, a cura del direttore, che vedono coinvolti gli artisti Feliciano Centurión, Alejandro Corujeira, Luiza Crosman, Nelson Felix, Siron Franco, Tamar Guimarães, Aníbal López, Maria Laet, Vânia Mignone, Denise Milan, Bruno Moreschi e Lucia Nogueira.

Una rosa di nomi che si propone così di valorizzare artisti dalla ricerca già consolidata ma non necessariamente appartenenti ai grandi nomi del sistema dell’arte. Un modo per uscire dalle logiche della fama e dare piuttosto spazio a quei nomi che rappresentano la voce di una generazione, affermando le loro figure all’interno del canone della storia, strappandole dall’amnesia, temporanea e non, in cui spesso le logiche di mercato e di sistema rilegano ricerche importanti, colpevoli solo di essersi sviluppate in posizione defilata.

Il lirismo del titolo, che richiama Goethe e Mário Pedrosa, non deve fare pensare a una pura riflessione di ordine estetico. L’attenzione per lo sviluppo e la cura delle esperienze è una strategia reattiva alle assertività delle verità pronte all’uso, figlie della cecità dello sguardo viziato da un’informazione frammentata, in cui la
consapevolezza cede il passo all’alienazione e alla passività.

Sede della mostra, il Padiglione Ciccillo Matarazzo, intitolato all’imprenditore che nel 1951 fondò la Biennale di San Paolo.

Micaela Deiana, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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