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Il Giornale delle Mostre

L'anima di Alex Prager è cinematografica

Alla Photographers' Gallery di Londra la prima retrospettiva europea della trentanovenne fotografa e regista losangelina

Alex Prager, «Star Shoes», 2017

Londra. L’accuratezza delle messe in scena e dei costumi, l’inquietudine delle sue donne, le folle dove ogni singolo resta personaggio, l’incognita che proietta un’ombra sullo svolgersi del tempo, i colori saturi, l’uso drammatico della luce: l’anima di Alex Prager (nata a Los Angeles nel 1979) appartiene al cinema, a quello dell’eleganza hollywoodiana anni Cinquanta, al noir di Alfred Hitchcock e al mélo di Douglas Sirk, fino al simbolismo poetico dei film di Maya Deren, ma si nutre anche di arte, di fotografia di moda e di autori come William Eggleston, Diane Arbus, Cindy Sherman.

Lo dimostra una volta di più «Alex Prager: Silver Lake Drive», la prima retrospettiva europea dedicata alla fotografa e regista americana visitabile fino al 14 ottobre alla Photographers’ Gallery. Curata da Nathalie Herschdorfer, direttrice del Musée des Beaux-Arts du Locle, nel Cantone di Neuchâtel (e coprodotta dal museo svizzero, dall’istituzione londinese e dalla galleria Lehmann Maupin di New York), la mostra presenta più di 40 fotografie, dalle prime serie fino ai grandi tableaux di «Face in the Crowd», e tutte le sue opere cinematografiche, tra cui «Despair», «La petite mort» e la recente «La grande sortie». Nella foto, «Star Shoes», 2017.

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 388, luglio 2018


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