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Era drogato il mecenatismo Sackler?

Il Massachusetts accusa otto membri della famiglia di aver alimentato l’epidemia di oppioidi negli Stati Uniti

La scultura di Domenic Esposito (un cucchiaio da oppio) è stata collocata di fronte alla sede della Purdue Pharma dal gallerista Fernando Luis Alvarez (con la maglietta bianca), poi arrestato per essersi rifiutato di rimuoverla. © Domenic Esposito; Courtesy Fernando Luis Alvarez Gallery; foto di Brian F. O’Neill

Massachusetts (Stati Uniti). Theresa Sackler, una delle più generose filantrope del Regno Unito nel campo dell’arte, è stata citata in giudizio dallo Stato del Massachusetts, insieme ad altri sette membri della sua famiglia e alla Purdue Pharma, l’azienda che controllano e dirigono.

I Sackler e la loro azienda farmaceutica, che produce e vende l’oppioide OxyContin (che secondo l’accusa causa forte dipendenza), sono ritenuti responsabili di avere contribuito ad alimentare l’epidemia di dipendenza da oppioidi che sta imperversando negli Stati Uniti e che, secondo l’atto di accusa formulato il 12 giugno dalla procuratrice generale dello Stato, Maura Healey, soltanto nell’ultimo decennio ha ucciso 11mila persone nel Massachusetts.  «La Purdue Pharma ha scatenato l’epidemia e ne ha tratto profitto attraverso una rete truffaldina, afferma l’atto d’accusa. Primo, la Purdue ha ingannato medici e pazienti determinando la dipendenza di un sempre maggior numero di persone da droghe pericolose. Secondo, la Purdue li ha fuorviati spingendoli ad assumere dosi sempre maggiori e sempre più pericolose. Terzo, la Purdue li ha convinti a proseguire i trattamenti per periodi sempre più prolungati. Tutto considerato, la Purdue ha dichiarato il falso per tenere i pazienti lontani da alternative più sicure. Anche quando la Purdue sapeva che le persone erano assuefatte e stavano morendo, la Purdue ha utilizzato i pazienti e i loro medici come “strumenti” per vendere più farmaci. Al vertice della Purdue, un ristretto gruppo di dirigenti ha guidato la frode e intascato milioni di dollari».

Se numerosi Stati americani hanno accusato la Purdue Pharma, il Massachusetts è il primo a prendere di mira singoli membri della famiglia Sackler. Lo Stato sostiene che «membri del consiglio di amministrazione (come Theresa Sackler, Ndr) sono intimamente impegnati nelle attività della Purdue Pharma spesso su base settimanale o quotidiana», e cita numerosi rapporti aziendali interni che suggeriscono come essi fossero pienamente al corrente delle operazioni truffaldine della società e ne abbiano abbondantemente tratto profitto. «I direttori (…) conoscevano, consentivano e gestivano gli inganni della Purdue», afferma l’atto di accusa. La procuratrice generale «richiede il giudizio della corte», dice l’accusa, e chiede alla Corte «di porre termine alla condotta illegale della Purdue e di ottenere dalla società e dai suoi dirigenti il risarcimento per i danni da loro causati al nostro Stato».

Influente finanziatrice
Theresa Sackler è la vedova di Mortimer Sackler che insieme al suo defunto fratello Raymond nel 1995 ha presieduto al lancio da parte della Purdue Pharma dell’OxyContin. Un terzo fratello, Arthur, è morto nel 1987; la sua vedova, Jillian, e i suoi discendenti dicono di aver  tratto profitti dall’OxyContin. I discendenti di Arthur non sono menzionati nella querela del Massachusetts.
Sono stati Arthur Sackler e i suoi eredi a finanziare molti dei musei statunitensi che portano il nome della famiglia. Nel Regno Unito, invece, Theresa Sackler è stata un’influente finanziatrice di istituzioni attraverso il suo Sackler Trust e la Dr Mortimer and Theresa Sackler Foundation. Tra le sue donazioni si possono citare i circa 2,5 milioni di sterline al Victoria and Albert Museum (V&A), di cui è una trustee, i circa 5,5 milioni di sterline alla Serpentine Gallery e i più di 4,6 milioni di sterline alla Tate. Tutte e tre le istituzioni sostengono di attenersi a regole etiche interne o a politiche di accettazione delle donazioni o, come nel caso della Serpentine, di attenersi al codice operativo di Regolamentazione di Raccolta Fondi al momento di prendere in considerazione le donazioni. Queste donazioni tuttavia risalgono a periodi precedenti alla pubblicazione nel 2017 degli articoli sulle riviste «New Yorker» ed «Esquire» che rivelavano come la fonte della fortuna dei Sackler fosse la vendita di oppioidi e che accusavano la loro azienda, la Purdue Pharma, di avere sistematicamente ingannato medici e pazienti allo scopo di generare maggiori profitti.

La National Portrait Gallery di Londra è il primo museo britannico a dover decidere sull’onda di queste rivelazioni se accettare o meno un’importante donazione da Theresa Sackler. I suoi trustee devono esaminare una promessa di un milione di sterline da parte del Sackler Trust.

I musei stanno a guardare
Proprio come altre sentenze hanno rappresentato una pietra miliare perché i musei decidessero di non accettare più finanziamenti dall’industria del tabacco, ci vorrà probabilmente una sentenza analoga prima che le istituzioni rifiutino il denaro legato agli oppioidi dei Sackler.
Raramente i musei si fanno portavoce di questioni morali, fa notare Adrian Ellis, direttore della società di consulenza culturale Aea Consulting, che ha definito le azioni del settore museale in merito alle restituzioni di opere d’arte oggetto di saccheggi nazisti come «mosse strappate con la forza a istituzioni generalmente riluttanti». Ellis ritiene che i musei potrebbero iniziare a mettere in discussione la loro accettazione dei finanziamenti dei Sackler solo se il Massachusetts vincesse la sua causa o se i tribunali di altri Stati ne seguissero l'esempio e decidessero di accusare singoli membri della famiglia Sackler.

Theresa Sackler non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Un portavoce della Purdue Pharma ha dichiarato: «Condividiamo le preoccupazioni del procuratore generale sulla crisi degli oppioidi. Siamo tuttavia contrariati dal fatto che, mentre sono in corso trattative in buona fede con molti Stati, il Massachusetts abbia deciso di perseguire una costosa e prolungata vertenza legale. Continueremo a lavorare in modo collaborativo con gli Stati proponendo soluzioni per contribuire a risolvere questa sfida di salute pubblica. Respingiamo con vigore le accuse del Massachusetts e attendiamo di presentare prove sostanziali in nostra difesa».

Ci si aspetta che nelle prossime settimane la Purdue Pharma, i Sackler e i dirigenti chiamati in causa dal Massachusetts si oppongano alle accuse.

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