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Mostre

Una Biennale baltica ma plurale

A Riga, in Lettonia, l’esordio di una mostra attuale e permanente

Katrīna Neiburga, «Pickled long cucumbers», 2017, video. Courtesy l'artista

Riga (Lettonia). La Biennale internazionale di arte contemporanea di Riga (Riboca), che coincide con il centesimo anniversario dei tre Paesi baltici, è il primo appuntamento internazionale di larga scala a svolgersi nella capitale lettone. Un terzo dei 104 artisti partecipanti alla rassegna, aperta dal 2 giugno al 28 ottobre, viene da Estonia, Lituania e Lettonia. Perciò la fondatrice di Riboca, Agniya Mirgorodskaya, spera che le celebrazioni per il centenario portino attenzione a nomi troppo spesso sottovalutati. Al tempo stesso, vuole evitare di ingabbiare artisti che vengono da regioni diverse in un’unica definizione. «Non voglio enfatizzare il concetto di “Baltico”, spiega la Mirgorodskaya. Proponendo artisti da questi tre Paesi in realtà voglio far capire quanto sono diversi».

Il titolo della biennale, «Everything Was Forever Until It Was No More», tratto da un libro del teorico russo Alexei Yurchak, è stato scelto dalla curatrice della rassegna Katerina Gregos per esplorare la natura del cambiamento. Riboca è suddivisa in diverse sezioni tematiche dedicate alle evoluzioni tecnologiche, ai cambiamenti politici, all’obsolescenza e alle sue conseguenze e alle ripercussioni dell’accelerazione e della velocità.

«Molte mostre e biennali recenti sono state nostalgiche e anacronistiche, ma Riboca mantiene lo sguardo sul presente», dichiara la Gregos. Non sorprende che la Brexit faccia la sua comparsa sotto forma di un chiosco che vende oggetti esclusivamente britannici in un’opera di Michael Landy. Tra gli altri highlight, una «scultura torre di autoveicoli» del belga Maarten Vanden Eynde, esposta in una delle fabbriche un tempo prospere di Riga; una performance dello statunitense Alexis Blake, dedicata alla scarsa rappresentazione delle donne nella storia dell’arte, che sarà messa in scena Museo Nazionale d'Arte, e un’installazione all’aperto, «The Nest» (2018) della lettone Katrīna Neiburga e di Andris Aglitis, descritta dalla Gregos come «una struttura bucolica con un colpo di scena. Quasi la metà delle opere sono nuove commissioni quindi ci sono diverse sorprese».

Non è ancora chiaro come Riboca sarà accolta dalla città: «Quando avevamo appena iniziato, eravamo circondati dalla sfiducia», spiega la Mirgorodskaya, che è originaria di San Pietroburgo ma si è trasferita a Riga due anni fa. Tuttavia, aggiunge che aver lanciato un programma pubblico di conferenze e workshop prima dell’apertura della Biennale ha destato un notevole interesse.

Consapevole della proliferazione delle biennali e dell’effetto di straniamento che possono avere sulle comunità locali, la Mirgorodskaya intende costruire «un organismo vivente, anche negli anni in cui non si svolge, e che continui a portare gli artisti a Riga», conclude. Al momento, dichiara una portavoce dell’organizzazione, la Biennale «è finanziata da fondi privati».

Liza Premiyak, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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