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Mostre

Kupka prezioso e ritroso

Al Grand Palais una nuova, completa retrospettiva dell’artista ceco

František Kupka, «Autoritratto»,1910  © Adagp, Paris 2018 ©  Národní Galerie Praga 2017

Parigi. Una così grande retrospettiva dedicata a František Kupka mancava ormai da decenni. Le ultime del Guggenheim di New York, poi allestita al Kunsthaus di Zurigo, e del Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi risalgono rispettivamente al 1975 e 1989.

Ora per l’ampia monografica, con circa 300 opere,«Kupka. Pioniere dell’astrazione», allestita alle Galeries Nationales del Grand Palais dal 21 marzo al 30 luglio, si sono associati la Národní Galerie di Praga e il Musée National d’Art Moderne del Centre Pompidou, i due musei che conservano i più ampi fondi di opere dell’artista ceco (1871-1957), considerato uno dei maggiori esponenti dell’Orfismo, anche se lui preferì non aderire a nessun collettivo. Kupka, che passò per il lirismo simbolista e il disegno graffiante delle riviste satiriche, al Salon d’Automne del 1912 espose quello che è considerato il primo quadro astratto della modernità: «Amorpha».

Abbiamo intervistato Pierre Brullé, curatore dell’attuale mostra.

Quali nuovi apporti offre questa attesa esposizione?

Kupka è uno dei grandi artisti del XX secolo, ma le sue opere sono rare e lui stesso ha esposto di rado. Negli ultimi anni sono state allestite mostre spesso tematiche o concentrate sul periodo 1910-20. Montare una retrospettiva completa su Kupka presenta concrete difficoltà. La disponibilità nelle stesse date di due istituzioni come la Národní Galerie e il Centre Pompidou è indispensabile, ma non facile. Ci lavoriamo dal 2012, ma ci siamo riusciti e questo di per sé è già un evento. Per quanto riguarda il nostro approccio, abbiamo voluto sviluppare un percorso cronologico preciso, soffermandoci anche su periodi poco trattati, come il Macchinismo. Ma non seguiamo docilmente le categorie formali definite dall’artista. Cerchiamo piuttosto di creare legami, di restare nel processo creativo e di mostrare che l’opera di Kupka fu interessante fino alla fine.

In che cosa fu rivoluzionario?

Le sue ricerche erano comuni ad altri artisti, lui però fu il primo a fare della sua rottura con il mondo sensibile circostante una scelta consapevole. Kupka è andato in fondo alla pittura pura, alla linea, al punto, ai colori, seguendo una riflessione logica rigorosa. Colpisce la padronanza con la quale stabilì dei postulati che seguì per tutta la vita, esplorandone ogni possibilità.

Come spiega il fatto che sia ancora poco noto al grande pubblico?

Kupka diffidava del mercato dell’arte e di tutti gli «ismi». Fu molto critico nei confronti dei suoi contemporanei e rifiutò di far parte di un movimento importante come l’Orfismo, anche se, stando alla definizione di Apollinaire, sarebbe l’orfista per eccellenza. Conservò nel suo studio poche opere, che rielaborava più volte. Non amava mostrarle. Ebbe poche esposizioni istituzionali, nel 1936 al Jeu de Paume, a Parigi, e nel 1946 a Praga. Non era uno che si metteva in mostra, era discreto, amava insegnare. Speriamo che questa mostra possa contribuire a far conoscere meglio il suo lavoro.




Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 384, marzo 2018


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