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La «cresta» esagerata del mercante Bouvier

Il miliardario russo Rybolovlev querela Sotheby’s per aver alimentato «la più grande frode artistica della storia»

Dmitry Rybolovlev

New York. La battaglia al vetriolo tra il miliardario russo dei fertilizzanti Dmitry Rybolovlev, divenuto collezionista d’arte, e Yves Bouvier, mercante d’arte svizzero e magnate dei porti franchi, si arricchisce di un nuovo tassello. Il 2 ottobre Rybolovlev ha aperto una causa legale da 380 milioni di dollari contro Sotheby’s presso un tribunale di Manhattan. La casa d’aste avrebbe materialmente alimentato quella che il collezionista definisce «la più grande frode artistica della storia», come ha per primo riportato Bloomberg.

Si tratta dell’ultimo tentativo da parte dell’oligarca russo di recuperare un miliardo di dollari da Bouvier dopo che nel 2015 aveva sostenuto che il mercante avrebbe sopravvalutato 38 opere da lui acquistate per un totale di 2 miliardi di dollari nel corso di un decennio, tra cui il «Salvator Mundi» di Leonardo. Sotheby’s era coinvolta nella vendita di 14 delle opere in questione.

Secondo gli atti del processo, Bouvier «architettò» la frode acquistando i dipinti a un prezzo più basso di quanto dichiarato per poi rivenderli a Rybolovlev a prezzi gonfiati. Sotheby’s, sostiene il querelante, coscientemente e intenzionalmente «diede pieno sostegno a Bouvier rendendo l’intero edificio una frode plausibile e credibile» mediando alcune vendite e gonfiandone le valutazioni. Le carte citano alcuni membri dello staff di Sotheby’s, come Alexander Bell, copresidente per i dipinti antichi, e il vicepresidente per le vendite private internazionali, Samuel Valette.

La casa d’aste, che in un suo comunicato definisce la causa «disperata» e «totalmente priva di merito», nel novembre 2017 a Ginevra aveva citato Rybolovlev insieme a Bouvier allo scopo di bloccare una causa che il russo aveva intenzione di aprire nel Regno Unito. A parte la cifra senza precedenti richiesta per i danni, le ultime accuse di Rybolovlev non differiscono molto da quelle già dibattute in giudizio dai tribunali svizzeri, circostanza in cui Sotheby’s è stata assolta da qualsiasi comportamento scorretto. «Difenderemo vigorosamente la nostra azienda e i dipendenti da queste accuse prive di qualsiasi fondamento», dice Sotheby’s, che ha aggiunto di voler agire per bloccare l’azione a New York continuando a seguire la causa in corso a Ginevra.

Tra le opere in questione figurano «Wasserschlangen II» (1904) di Klimt, che pare Bouvier avesse acquistato nel 2012 per 112 milioni di dollari prima di rivenderla a Rybolovlev per 183,8 milioni (oltre a 3,6 milioni di provvigioni), così come «Nu couché au coussin bleu» (1917) di Modigliani, per il quale, sempre nel 2012, il collezionista pagò 120 milioni di dollari, sebbene Bouvier l’avesse acquistato per soli 95. L’esempio forse più rilevante della supposta frode è rappresentato dalla vendita a Rybolovlev, nel 2013, del «Salvator Mundi» di Leonardo per un totale di 128,7 milioni di dollari, che comportò un margine di profitto di 45 milioni rispetto a quanto Bouvier lo aveva pagato in una vendita privata mediata da Sotheby’s.

L’inchiesta su questa vendita, insistentemente richiesta dall’oligarca russo, è stata bloccata in giugno dopo che il dipinto aveva raggiunto la cifra di 450,3 milioni di dollari da Christie’s lo scorso novembre, garantendo a Rybolovlev un profitto netto superiore a 300 milioni di dollari. Sotheby’s afferma che la titolarità di queste opere passò direttamente a Bouvier e di non essere stata precedentemente a conoscenza della persona cui il mercante potesse avere intenzione di venderle all’atto del loro acquisto, il che assolverebbe la casa d’aste da qualsiasi addebito.

Nel caso del dipinto di Leonardo, nel novembre 2016 Sotheby’s presentò un’istanza preliminare presso una corte di New York per bloccare la causa, con la quale dichiarava di non sapere che Bouvier contasse sul miliardario russo pronto a pagare molto di più per l’opera. A differenza del procedimento di Ginevra, la causa da 380 milioni di dollari contro la casa d’aste a New York non prevede accuse nei confronti di Bouvier, attore chiave degli scambi. Questo fatto, assieme al procedimento in corso in Svizzera, potrebbe essere determinante per indurre il giudice ad archiviare il caso.

Negli ultimi anni le aziende di Rybolovlev hanno aperto procedimenti legali contro Bouvier a Monaco, Singapore, Hong Kong, Berna e nel Cantone di Ginevra, sebbene nessuna di esse si sia sinora risolta a favore del collezionista. Nell’attuale causa contro Sotheby’s, Rybolovlev accusa la società di «comportamento intenzionale, arbitrario, avventato e consapevole» e di avere aiutato e sostenuto Bouvier, che è identificato negli atti processuali come un «rilevante attore del mondo dell’arte» e «prezioso» per la casa d’aste, per migliorare i suoi risultati.

Margaret Carrigan, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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