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Mostre

Avori e sculture, il richiamo dell’alta epoca

Nuove acquisizioni di Longari dal Gotico al Rinascimento

Particolare di una figura di san Giovanni Battista

Milano. Longari Arte Milano presenta, dal 23 novembre al 22 dicembre, le sue più recenti acquisizioni nella mostra «Una nuova collezione di avori e sculture dal Gotico al Rinascimento», che offre anche l’occasione per un saluto ai collezionisti e amici prima del trasferimento nella nuova sede della galleria, a Palazzo Cicogna, in corso Monforte 23. Visto l’approssimarsi del Natale, una sezione della mostra è dedicata al tema della Natività e della maternità divina, declinata tanto in sculture lignee di grande impatto quanto in piccoli avori.

Fra le altre opere, spiccano il rilievo ligneo lombardo della «Natività» (metà del XV secolo) e l’inedita «Madonna con il Bambino» del Sud della Germania, che raffigura una Maria dal volto sorridente in dialogo con il Bimbo. L’identico, tenero colloquio tra madre e figlio si trova nell’avorio della «Virgo Lactans» realizzato nell’Est della Francia (Lorena?) nel secondo quarto del Trecento, inedito e in ottimo stato di conservazione, affine a due esemplari conservati al Victoria & Albert Museum di Londra e al Musée de Cluny di Parigi.

Non meno raffinato è il dittico d’avorio francese (o tedesco) del 1360-80 ca, con scene della «Passione di Cristo», anch’esso in eccellenti condizioni, appartenuto al collezionista parigino Aimé E.C. Desmottes, che lo presentò all’Esposizione Universale di Bruxelles del 1882. Ma il pezzo in assoluto più impressionante della mostra (anche per le dimensioni) è il «San Giovanni Battista» ligneo, una scultura toscana del XV secolo, inedita e d’incredibile potenza espressiva, in grado di dialogare al meglio con qualunque (purché altrettanto importante) dipinto moderno o contemporaneo.

Come spiega Marco Longari, terza generazione di una famiglia d’antiquari da sempre specializzata nell’alta epoca, «sebbene il mercato oggi non sia più attento come un tempo all’arte antica, noi proseguiamo sulla nostra strada, convinti che tutta la nostra cultura visiva nasca da qui. Il collezionismo privato è oggi meno attivo su questo fronte, ma continuano e s’intensificano le vendite alle istituzioni, italiane e internazionali: di recente abbiamo venduto un’importante scultura al Getty Museum di Los Angeles, l’anno scorso la Regione Valle d’Aosta ha acquistato un nostro rilievo di Jean de Chetro e siamo in avanzate trattative con un museo italiano per un’altra preziosa scultura». E chissà che anche i collezionisti di oggi non avvertano la capacità dell’alta epoca di entrare in consonanza con l’arte più recente.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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