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Musei

L’infilata della Querini Stampalia

Aprono le sale ridisegnate da De Lucchi con la collezione veneziana di Intesa Sanpaolo: Tintoretto e Tiepolo, Canaletto, Caffi e Arturo Martini, codici preziosi e libri antichi

Vista del «cannocchiale ottico» degli ambienti al terzo piano della Fondazione Querini Stampalia, allestiti da Giovanna Nepi Scirè e Michele De Lucchi. Foto: Alessandra Chemollo

Venezia. Un nuovo piano, il terzo, finora destinato a uffici e non accessibile al pubblico. Un allestimento di grande eleganza e rigore formale, affidato allo studio dell’architetto e designer milanese Michele De Lucchi. E una collezione preziosa e di grande varietà tipologica e cronologica. Tutto questo sarà aperto al pubblico dal 21 novembre, giorno della Festa della Salute, una delle poche cerimonie pubbliche veneziane non contaminate dal turismo di massa.

La collezione, appartenuta al patrimonio della Cassa di Risparmio di Venezia (ora Intesa Sanpaolo, che la concede tramite comodato ventennale gratuito nell’ambito del suo Progetto Cultura, diretto da Michele Coppola), è organizzata in tre distinti nuclei collezionistici, ora perfettamente integrati, a cura di Giovanna Nepi Scirè, nelle raccolte della Querini Stampalia, vera casa museo della storia cittadina.

Il primo nucleo comprende una cinquantina di opere tra dipinti e sculture di ambito veneziano e databili tra il XVI e il XX secolo, esposte in sequenza in un’infilata prospettica di sette stanze percorribili in un senso o nell’altro, «liberate da tramezzature e superfetazioni, spiega De Lucchi, allineate in un unico cannocchiale visivo e decorate con colori ispirati alle opere esposte, dal grigio minimale del Novecento alle tinte forti riprese dai dipinti del passato». Con una sola eccezione: un ambiente settecentesco, parzialmente decorato e oggetto di un intervento puramente conservativo.

Il grande bozzetto del «Paradiso» di Domenico Tintoretto e quello del «Giudizio Universale» di Giambattista Tiepolo sono ora esposti insieme a due dipinti di Canaletto, alle opere di maestri della scuola veneta come Ippolito Caffi e Guglielmo Ciardi, alle statue di Arturo Martini e ai gessi di Alberto Viani.

Nelle sale, anche arredi importanti come i trumeau e le consolle del XVIII secolo e una grande specchiera di manifattura muranese del Seicento. Accanto alla collezione artistica, si aggiungono gli altri due nuclei della Biblioteca Veneziana e della collezione numismatica.

La prima, ora accessibile tramite il servizio bibliotecario della Querini Stampalia, comprende materiali bibliografici sulla storia, l’economia, l’arte e la cultura della città di Venezia, con 454 manoscritti (compresa l’editio del 1470 del De Civitate Dei di sant’Agostino e un esemplare del Polifilo del 1490) ed edizioni rarissime capaci di illustrare la grande tradizione della stampa veneziana dal XV al XVII secolo.

La sezione numismatica, infine, raccoglie la produzione della Zecca veneziana e comprende 149 oselle e 233 monete dal Duecento al 1866, anno di chiusura della Zecca.

Alessandro Martini e Lidia Panzeri, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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