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Mostre

Non sparare, incensa

Cai Guo-Qiang tra i capolavori degli Uffizi

«I Modi» (particolare, 2018) di Cai Guo-Qiang. Photo by Yvonne Zhao, courtesy Cai Studio

Firenze. Dal 20 novembre la Galleria degli Uffizi accoglie Cai Guo-Qiang, nato a Quanzhou in Cina nel 1957 e attivo a New York, celebre per le sue opere realizzate con la polvere da sparo e i suoi spettacoli pirotecnici. La mostra fiorentina è realizzata nell’ambito di «An Individual’s Journey through Western Art History», progetto avviato nel 2017, che consiste in sei mostre personali in sei musei tra cui il Prado, il Museo Pushkin e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

«Flora Commedia» (un titolo ispirato a Dante Alighieri), cocurata da Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, con Laura Donati, curatrice del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi, è allestita fino al 17 febbraio nelle dieci gallerie connesse alle sale caravaggesche del corpo principale degli Uffizi, con circa sessanta opere.

Sono dipinti di diverse dimensioni suddivisi per temi specifici relativi al giardino, al cosmo, all’erotismo, al colore ma anche al dialogo con Caravaggio, accompagnati dai bozzetti nei quali si può cogliere il processo creativo: a Firenze infatti, la consueta polvere da sparo è sostituita da una pittura ottenuta da bastoncini d’incenso, ispirata alla collezione di disegni a punta d’argento degli Uffizi, che Cai ha a lungo studiato presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.

A questo studio si è accompagnato quello, con gli esperti botanici degli Uffizi, sulle diverse varietà di fiori del Giardino di Boboli, soprattutto della Limonaia, l’antica serra dove tutt’oggi si continua la coltivazione della flora rinascimentale cara alla famiglia dei Medici.
Cai Guo-Qiang spiega di aver voluto, proprio tramite lo studio dei fiori, tendere a una purificazione e a una riflessione sull’atto stesso del dipingere. Inoltre, come nota Eike Schmidt, l’allusione a dipinti del passato porta queste immagini a divenire «metafore del loro improvviso e potente ritorno dalle profondità della memoria».

La mostra gode del prezioso supporto dei coniugi Silas Chou e Cheung Chung Kiu, dei contributi speciali di Art Care Art Consultant co., Ltd. e della Shanghai International Culture Association ed è corredata da un catalogo con saggi dei curatori, ma anche di Germano Celant e di Simon Schama. Un breve documentario diretto da Shanshan Xia testimonia lo spirito con cui l’artista cinese ha affrontato il delicato confronto con la cultura occidentale.

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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