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Mostre

MITA è un myth

50 anni di attività della Manifattura Italiana Tappeti Artistici alla Wolfsonian University

«Seggioline» (1935), di Gio Ponti

Miami (Stati Uniti). Dopo Genova e Sanremo nel 2016, approda a Miami, presso la Wolfsonian - Florida International University, la mostra «Made in Italy: MITA Textile Design 1926-1976», aperta dal 16 novembre al 28 aprile e organizzata in collaborazione con la Wolfsoniana di Genova e in cooperazione con il Consolato Generale Italiano a Miami.

L’esposizione si focalizza sui 50 anni di attività a Nervi della Manifattura Italiana Tappeti Artistici, fondata nel 1926 da Mario Alberto Ponis. Campionari, bozzetti, disegni, fotografie, documenti d’archivio illustrano e corredano la produzione di tappeti, arazzi, pannelli artistici, tessuti, foulard e sciarpe il cui disegno era affidato a collaboratori del calibro di Fortunato Depero, Gio Ponti, Arturo Martini, Arnaldo Pomodoro, i fratelli Saccorotti ed Emanuele Luzzati, Ettore Sottsass e Antonia Campi.

«L’edizione di Miami, ci spiega Silvia Barisione, curator della Wolfsonian e dell’esposizione, insieme a Matteo Fochessati e Gianni Franzone, a differenza della precedente edizione italiana, analizza la produzione della MITA in un contesto più ampio, includendo altri oggetti concepiti dagli stessi artisti, architetti e designer, che hanno collaborato in quegli anni con la manifattura, per illustrare la loro versatilità. Attraverso i suoi 50 anni di attività, si ha un excursus del dibattito artistico e architettonico di quel periodo dal Futurismo all’Informale, dal Novecento al Razionalismo».

Il secondo dopoguerra vede, infine, la collaborazione con gli architetti Gustavo Pulitzer e Nino Zoncada sulle navi dell’Italia Navigazione e Linea «C» e l’intervento di artisti e designer che disegnano tessuti e tappeti per la MITA e contemporaneamente curano l’immagine pubblicitaria delle società di navigazione.

In contemporanea, sempre alla Wolfsonian, si sta svolgendo, fino a ottobre 2019, la mostra «Déco: Luxury to Mass Market», che attraverso oltre 100 opere della collezione mappa la traiettoria dell’influenza dell’Art Déco dalla sua consacrazione a Parigi nel 1925 all’adozione da parte di estimatori americani.

«L’Art Déco è un argomento congeniale alla Wolfsonian, dichiara il direttore Tim Rodgers. È uno stile che modella l’architettura del nostro quartiere, che attrae turisti e ammiratori. Sebbene siamo conosciuti per molti pezzi iconici Art Déco, come la nostra fontana della hall, originariamente parte della facciata del Norris Theatre, la nostra collezione contiene altre ricchezze». Tra gli oggetti in mostra, vetri di René Lalique, mobili di Donald Deskey, ferri battuti di Umberto Bellotto, porcellane di Gio Ponti ed esempi di industrial design.

Carla Cerutti, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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