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A quando pene più gravi per danni al patrimonio?

La proposta di legge Orlando-Franceschini è passata alla Camera

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Con l’approvazione della proposta di legge Orlando-Franceschini in materia di reati contro il patrimonio culturale si «rafforza il ruolo di guida dell’Italia nella tutela dei Beni culturali». Il commento è dello stesso ex ministro Dario Franceschini, che aveva firmato insieme all’allora guardasigilli Andrea Orlando un disegno di legge il cui iter era stato interrotto con la fine della scorsa legislatura, approvato dalla Camera, ma non dal Senato.

Il nuovo provvedimento, infatti, ancora per Franceschini, «è molto importante per l’intera comunità internazionale essendo il traffico di opere d’arte una delle principali fonti di finanziamento del terrorismo». La proposta di legge, approvata il 18 ottobre scorso alla Camera (a favore Pd, M5S, Lega e Leu, contraria FI, astenuti Fratelli d’Italia), intende dare coerenza al sistema sanzionatorio e superare la divisione tra Codice penale e Codice dei beni culturali.

Introduce il titolo VIII-bis nel libro secondo del Codice penale, prevedendo nuove fattispecie di reato e aggravanti per i reati comuni, innalzando le pene esistenti: tra gli altri, il furto di beni culturali è punito con la reclusione da due a otto anni; illecita esportazione da 1 a 4 anni o con la multa da 258 a 5.165 euro; da 1 a 5 anni per danneggiamento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici; da 10 a 18 anni per devastazione e saccheggio di beni culturali; da 2 a 8 anni per attività organizzate per il traffico illecito. Le disposizioni penali si applicano anche ai fatti commessi all’estero in danno del patrimonio culturale nazionale.

Prevista la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche quando i delitti contro il patrimonio culturale siano commessi nel loro interesse o a loro vantaggio. La proposta, inoltre, recepisce anche la Convenzione del Consiglio d’Europa sui reati relativi ai beni culturali, adottata a Nicosia il 19 maggio 2017.

Tra chi ha votato contro, la senatrice Giusi Bartolozzi (FI) per la quale, invece, «ne tradisce lo spirito»: «un delirio sanzionatorio», mentre «l’impianto che scaturisce dalla Convenzione mira a un sistema di prevenzione e monitoraggio».

Per il parlamentare Vittorio Sgarbi, anche lui contrario a una norma viziata da quelle che definisce alcune «ingenuità» («nessuno, conoscendone la falsità, autenticherebbe opere e oggetti: cercherebbe di farlo fare ad altri»), è «passato inosservato il tema fondamentale e che meriterebbe sanzioni», ovvero «la devastazione del patrimonio artistico fatto dalle amministrazioni pubbliche (…). L’unico potere possibile è un potere distante e disinteressato, come l’Unesco». La proposta di legge adesso passa al vaglio del Senato dove, quindi, sarà necessario anche coordinarla con la Convenzione che il Governo annuncia di ratificare a breve.

Silvia Mazza, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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