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L’arte contemporanea è il futuro, non un future

Ilaria Bonacossa «Sono qui per fare il direttore artistico di una fiera e non il curatore in cerca di visibilità»

Ilaria Bonacossa. Foto di Silvia Pastore

La seconda volta di Ilaria Bonacossa alla direzione di Artissima di Torino coincide con la 25ma edizione della fiera d’arte contemporanea. Inevitabile, in questa intervista, uno sguardo al passato (l’attuale direttrice aveva 21 anni quando Artissima esordiva) ma con una prospettiva fortemente orientata al futuro.

In questi venticinque anni in che cosa Artissima è stata veramente all’avanguardia e perché è diventata così importante?
Artissima forse è la prima «fiera curata» della storia delle fiere. Adesso anche le grandi fiere hanno le sezioni curate, gli eventi collaterali, forse anche per lenire il «senso di colpa» dei collezionisti, che in questo modo non hanno la sensazione di andare a una fiera solo per comprare.

Ma siamo così sicuri che un curatore sia il direttore ideale per una fiera?

Mah, forse a un curatore fare il direttore di una fiera sembra un po’ svilente, quindi in genere tendono a  occuparsi della parte culturale. Certo, per quelli che hanno diretto Artissima la cosa ha funzionato, visto che poi hanno intrapreso carriere importanti.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 390, ottobre 2018

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