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Mostre

L’arte relazionale? Nasce con il Cubismo

Un’avanguardia che riserva ancora sorprese

«Samovar» di Kazimir Malevic. Copyright_2018. Digital image, The Museum of Modern Art, New York-Scala, Florence

Il Musée d’art moderne del Centre Pompidou presenta, dal 17 ottobre al 25 febbraio 2019,  «Il Cubismo», una mostra  di circa 300  opere, con alcuni capolavori e prestiti eccezionali. Di Picasso, tra gli altri, il ritratto di Ambroise Vollard della collezione Puškin, e di Braque, «Broc et violon», prestato dal Kunstmuseum Basel. Ma nel percorso si incrociano anche Cézanne, Picabia, Léger, Chagall, Robert Delaunay, nonché opere d’arte etnografica provenienti dalle collezioni degli artisti.

«Il Cubismo è spesso riassunto ai suoi due protagonisti principali e geniali, Picasso e Braque, spiega la conservatrice Ariane Coulondre, una delle curatrici della mostra. L’originalità del nostro progetto è di fornirne un panorama più ampio, includendo tutta la generazione di artisti d’avanguardia a Parigi, che in dieci anni, tra il 1907 e il 1917, hanno inventato un nuovo modo di dipingere. Da un lato c’è il Cubismo detto essenziale, con le sperimentazioni di Picasso e Braque. Dall’altro c’è il Cubismo che fu detto, in modo spregiativo, “dei Salon”, dove esponevano Picabia, Sonia Delaunay, Léger, Chagall, Malevic, artisti che furono influenzati dalla decostruzione cubista delle forme, ma poi presero ognuno la propria strada, andando anche molto lontano».

Questo lavoro di ampliamento dell’interpretazione del Cubismo non era mai stato fatto prima?

No. L’ultima mostra sul Cubismo a Parigi risale al 1953. Altre sono state organizzate a Basilea e  New York, ma ogni volta si concentravano su Braque e Picasso, mentre il contesto artistico restava sullo sfondo. Nella nostra visione d’insieme il Cubismo è un movimento di trasformazione diffusa e profonda del campo artistico. Nasce con Cézanne e dalle influenze dell’arte etnografica su Braque e Picasso. Tocca tutti o quasi gli artisti di stanza a Parigi che, all’epoca giovanissimi, spesso appena ventenni, intendevano rivoluzionare l’arte e rompere con l’accademismo e l’Impressionismo dominanti. Poniamo anche la questione del “dopo”, presentando tra l’altro un quadro cubista di Mondrian. Affrontiamo il ruolo dei poeti, in particolar modo di Apollinaire, nella diffusione e teorizzazione del movimento che, a differenza del Futurismo, non ebbe manifesti. Sottolineiamo infine l’influenza delle mutazioni sociali, con lo sviluppo tecnologico, i trasporti, l’elettricità. Ma anche della guerra. Molti artisti andarono al fronte. Léger, che rimase ferito, vide nella guerra, con la frammentazione dei corpi, l’apoteosi del Cubismo.

Nell’arte contemporanea ci sono tracce dell’eredità cubista?

Direi che il fatto stesso di utilizzare materiali diversi da quelli tradizionali sia già un gesto cubista. Quando Duchamp introduce degli oggetti nei ready made di fatto riprende un’invenzione cubista. Il Cubismo ha cambiato anche il modo di guardare l’opera d’arte. Nasce lì l’idea dello spettatore che partecipa alla creazione dell’opera, che deve indovinare, ricreare, interpretare come se fosse un enigma da risolvere.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 390, ottobre 2018


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