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Fotografia

Apre il V&A Photographic Centre

Ottocentesco ma cutting edge: un patrimonio di 800mila pezzi

Mark Cohen «One red glove, 1975

Londra. Come previsto dal FuturePlan, complesso piano di rinnovamento avviato dal Victoria & Albert Museum nel 2001 con l’obiettivo di ampliare e riorganizzare l’istituzione museale, arriva puntuale il 12 ottobre l’inaugurazione del V&A Photography Centre (supportato da Bern Schwartz Family Foundation, Modern Media, Shao Zhong Art Foundation e molti altri donatori), prima fase di un’operazione che si concluderà nel 2022, a cura di Martin Barnes, Susanna Brown e Marta Weiss.

Il nuovo polo vede riunite la raccolta fotografica del museo, con i suoi oltre 500mila pezzi, e quella della Royal Photographic Society (Rps), acquisita nel 2016 dal National Science and Media Museum di Bradford, ricca di 270mila tra stampe e negativi, 26mila pubblicazioni e 6mila oggetti.

Per conservare, presentare, digitalizzare e rendere accessibile un tale patrimonio, il museo ha incaricato lo studio David Kohn Architects della progettazione di uno spazio che raddoppiasse quello già dedicato alla fotografia, a dimostrare quello che il direttore Tristram Hunt aveva dichiarato in occasione del discusso trasferimento a Londra della collezione della Rps, ossia che l’acquisizione sarebbe stata un catalizzatore per la riconfigurazione radicale del ruolo della fotografia all’interno dell’istituzione.

Il Photography Centre trova ora casa in tre gallerie ottocentesche interamente ristrutturate, dotate di sistemi espositivi versatili oltre che di avanzati dispositivi per l’illuminazione e il controllo climatico dell’ambiente. Qui la collezione permanente viene presentata in rassegne che ruoteranno ogni 18 mesi per proporre ogni volta una storia della fotografia a partire da un tema diverso. «Collecting Photography: From Daguerreotype to Digital» è la mostra inaugurale, un excursus sull’immagine come strumento per collezionare il mondo, dove figurano anche i 63 scatti realizzati da Linda McCartney tra gli anni Sessanta e Novanta, e recentemente donati al V&A da Paul McCartney.

Tra i 600 pezzi esposti, a partire da un’installazione di 150 apparecchi fotografici, figurano anche pionieri come William Fox Talbot, Julia Margaret Cameron e Frederick Scott Archer; i volumi della botanica Anna Atkins e la collezione del pittorialista Alvin Langdon Coburn; le anticipazioni sul colore di Agnes Warburg e Helen Messinger Murdoch; gli studi di Eadweard Muybridge; e ancora Eugène Atget, Man Ray, Walker Evans, Alfred Stiegliz e Edward Steichen, fino a Cindy Sherman, Mark Cohen e Martin Parr.

Sono previsti anche un Project Space dedicato alle nuove commissioni (qui a rotazione annuale) che debutta con Thomas Ruff e la sua serie «Tripe/Ruff», ispirata alle vedute di India e Birmania riprese da Linnaeus Tripe a metà Ottocento; una Dark Tent per la proiezione di film e documentari sulle tecniche fotografiche; e il Digital Wall, 9 schermi per l’arte digitale, tenuto a battesimo da Penelope Umbrico che per l’occasione attraversa il tema delle nuvole nella raccolta pittorica del museo, in relazione con la fotografia.

L’apertura è accompagnata dai primi due titoli della collana «The V&A Photography Library», in partnership con Thames and Hudson.

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero , ottobre 2018


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