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Salamon 1 e 2: opere su rame di Dürer e la pittura tra Tardogotico e Rinascimento

Due mostre celebrano il trentennale dall’apertura della galleria milanese

«San Giorgio uccide il drago», di Albrecht Dürer

A trent’anni dall’inaugurazione della galleria Salamon a Palazzo Cicogna, in via San Damiano 2, dal 2 al 25 ottobre Salamon Fine Art celebra la ricorrenza inaugurando la mostra «Albrecht Dürer. Quindici opere incise su rame». Lorenza Salamon, figlia e nipote «d’arte» e studiosa di grafica, ha selezionato per questa mostra un nucleo d’incisioni a bulino, tutte in edizione coeva e in impeccabile stato di conservazione, scelte per la loro qualità artistica e iconografica, fra le quali figurano celebri capolavori del maestro tedesco (1471-1528): «Melencolia I», «San Gerolamo nello studio» e «Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo».

Per l’occasione anche l’immagine della galleria è stata rinnovata, con un nuovo logo e un’inedita veste grafica dei cataloghi e del sito (leggibile ora anche su tablet), che si aggiunge alla presenza sui canali social e su YouTube. Se questa mostra, presentata al piano terreno di Palazzo Cicogna, nella sede originaria della galleria, si annuncia imperdibile, quella presentata a novembre, allo stesso indirizzo ma al primo piano, da Matteo Salamon (lui studioso di dipinti antichi) nella sua Galleria Salamon, non sarà certo da meno. «Tabula Picta. Dipinti tra Tardogotico e Rinascimento» (dal 23 novembre al primo febbraio 2019) è, infatti, un percorso attraverso la pittura su fondo oro che, dopo lunghi anni, sta ritrovando l’attenzione del collezionismo.

Quindici, anche qui, le opere in mostra: tutti dipinti su tavola, datati tra l’ultimo quarto del Trecento e l’inizio del Cinquecento, con la novità che non si tratterà solo di dipinti toscani ma anche di opere realizzate nel Lazio e nelle Marche, in Lombardia e nel Nord-est della penisola. Sarà così possibile verificare le diverse, simultanee declinazioni territoriali di uno stesso linguaggio pittorico perché, come suggeriva Roberto Longhi, in Italia non esistevano (come in Francia) tante «periferie» di un unico centro, ma più «centri» diversi. Tutte in ottimo stato di conservazione, le tavole esposte possono contare anche sulla certezza dell’autografia, frutto delle ricerche degli studiosi di riferimento di ogni artista.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 390, ottobre 2018


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