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Mostre

A Vienna Brueghel il Vecchio ed extralarge

Al Kunsthistorisches la sua più ampia retrospettiva per il 450mo anniversario della morte

«Margherita la pazza» (1562 ca) di Pieter Brueghel il Vecchio, Anversa, Museum Mayer van den Bergh. © Museum Mayer van den Bergh, Antwerp, Belgium

Dal 2 ottobre al 13 gennaio il Kunsthistorisches Museum di Vienna ospita la più grande mostra di tutti i tempi dedicata a Pieter Brueghel il Vecchio, che oltre a riunire più di tre quarti dei suoi dipinti superstiti presenta i risultati di una ricerca sul suo metodo di lavoro. Padre di una dinastia di pittori, Brueghel è amato in tutto il mondo. Ma fino ad ora i tentativi di organizzare mostre sulla sua produzione sono falliti, soprattutto a causa della fragilità e del valore delle sue opere.

La rassegna, che celebra il 450mo anniversario della morte dell’artista, comprende prestiti dai principali musei europei. Sabine Pénot, una dei curatori della mostra, sottolinea che alcuni dipinti sono stati restaurati espressamente per la mostra. Sono esposti circa 30 dipinti e 60 disegni. Due quadri della «Torre di Babele», rispettivamente dal Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e dalla collezione del Kunsthistorisches Museum, vengono riuniti per la prima volta. Tra gli altri capolavori, «L’adorazione dei Magi sotto la neve» (1563) dall’Am Römerholz di Winterthur e due opere restaurate per l’occasione: «Margherita la pazza» (1562 ca) dal Museo Mayer van den Bergh di Anversa e «Il trionfo della morte» (1562-63) dal Prado di Madrid.

Poco si conosce della vita di Brueghel: nacque tra il 1525 e il 1530 ad Anversa e probabilmente imparò a dipingere nello studio di Pieter Coecke van Aelst, di cui in seguito sposò la figlia, e morì a Bruxelles nel 1569. Si sa che viaggiò in Italia prima della nascita dei figli Pieter e Jan, avvenuta rispettivamente nel 1564 e nel 1568. Pur essendo famoso nel XVII secolo, Brueghel cadde nell’oblio prima di venir riscoperto alla fine dell’Ottocento, ma non tutta la sua produzione è sopravvissuta. Alcune delle opere su stoffa, ad esempio, erano troppo delicate.

Grazie all’entusiasmo dei collezionisti degli Asburgo nel Seicento, il Kunsthistorisches Museum possiede la più grande collezione di dipinti dell’artista. I sei anni di ricerca che hanno preceduto la mostra sono stati fondamentali per ottenere i prestiti. «C’è molta letteratura su Bruegel, ma non sui suoi metodi di produzione, afferma la Pénot. Abbiamo fatto ricorso a tutti gli strumenti non invasivi forniti dalla moderna tecnologia. È una vera pietra miliare nella ricerca su Brueghel».

L’analisi agli infrarossi e ai raggi X su dodici dipinti del Kunsthistorisches Museum, che coprono l’intera carriera dell’artista, ha rivelato un esteso disegno preparatorio, fornendo una maggior comprensione sull’evoluzione della tecnica dell’artista. I dati della ricerca saranno pubblicati online (insidebruegel.net) all’apertura della mostra. «All’inizio della sua carriera, disegnava con estrema precisione e il dipinto era poi fedele al disegno, precisa la curatrice. Nei quadri più tardi invece si denota una maggior libertà rispetto al disegno». Nella «Torre di Babele» di Vienna, ad esempio, non tutte le figure presenti nel disegno sono poi state dipinte.

Un simposio in programma a dicembre a Vienna riunirà esperti dell’artista per discutere i suoi metodi. Uno degli obiettivi del progetto di ricerca è quello di realizzare il primo catalogo ragionato di Brueghel il Vecchio.

Catherine Hickley, da Il Giornale dell'Arte numero 390, ottobre 2018


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