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Addio a Stanley Greene: «Il lavoro del fotogiornalista è sconvolgervi la mattina»

Stanley Greene

«Volete starvene seduti comodamente con il vostro giornale e il vostro muffin ai mirtilli, aveva detto qualche anno fa in un’intervista, e non volete vedere delle fotografie che vi sconvolgeranno la mattina. Questo è il lavoro del fotogiornalista, sconvolgervi la mattina». E questo è quello che ha fatto per tutta la vita Stanley Greene, il fotoreporter americano scomparso lo scorso 19 maggio a Parigi all’età di 68 anni, dopo una lunga malattia. Nelle decine di tributi che da una settimana si rincorrono sul web, a firma di grandi nomi della fotografia, di colleghi e amici, e dei molti che lo considerano un maestro, le parole che più ritornano per ricordarlo sono onestà, eleganza, integrità, passione, consapevolezza, e coraggio (nel senso di controllo della paura, come diceva lui).

Nato a New York nel 1949, e con alle spalle un’adolescenza tra le Black Panthers e poi la militanza tra i movimenti di protesta contro la guerra del Vietnam, è durante i corsi alla School of Visual Arts che incontra W.

Chiara Coronelli, edizione online, 26 maggio 2017

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  • Stanley Greene, Un campo profugi in Inguscezia, giugno 2000
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