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SPECIALE VENEZIA Alighiero Boetti senza mezze misure

La modularità dell'artista in una retrospettiva parallela alla Biennale alla Fondazione Cini

Alighiero Boetti, «Aerei» (particolare), 1989, inchiostro e acquarello su carta fotografica intelata

Venezia. Il titolo che la Fondazione Giorgio Cini ha scelto per la mostra che apre il 12 maggio (visitabile fino al 12 luglio) all’Isola di San Giorgio Maggiore, «Alighiero Boetti: Minimum/Maximum», ricorda da vicino uno dei ragionamenti visivi dell’artista torinese tra scrittura e linguaggio.
A cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, realizzata con l’Archivio Alighiero Boetti e organizzata dalla stessa Fondazione in collaborazione con Tornabuoni Art, la mostra propone un confronto tra opere di dimensioni limite, nel piccolo come nel grande formato. «La selezione è il vero criterio di questa mostra e anche la sua rarità, racconta Barbero. L’idea di “Minimum/Maximum” è restituire il  pensiero in estensione di Boetti, un’estensione del campo visivo nei grandi quadri che diventa focalizzazione, spesso successiva, nella sua dimensione piccola. È il caso, ad esempio, di un’opera come “Mimetico”, presente in mostra nella sua versione “massima” di 175x295 centimetri e in quella “minima” di 21x29, una sorta di ribaltamento che generalmente vive in coppia». Articolata in dieci sezioni per un totale di una ventina di lavori, l’esposizione si apre con l’opera monumentale «Estate ’70» (1970), un lavoro di 2 metri per 20 realizzato con migliaia di bollini autoadesivi colorati regolati da un sistema combinatorio. «In questa mostra sarà possibile seguire passo passo le opere di Boetti in tutta la loro estensione, riflette Barbero. Attraverso “Estate ’70”, ad esempio, si può capire lo sviluppo nello spazio e nel tempo, la profondità e talvolta anche l’ossessività straordinaria con cui Boetti realizzava le sue opere».

La mostra include il progetto speciale «COLORE=REALTÀ. B+W=ASTRAZIONE (a parte le zebre)» di Hans Ulrich Obrist, direttore artistico della Serpentine Gallery di Londra, e Agata Boetti, direttrice dell’Archivio Alighiero Boetti, costruito intorno al tema della fotocopia, per Obrist una testimonianza della passione dell’artista per le tecnologie della comunicazione. «Non è un caso che Boetti sia alla Fondazione Cini durante la Biennale di Venezia, conclude Barbero. Boetti è stato associato all’Arte povera o comunque a un certo momento creativo dell’arte italiana, ma adesso si rivela in tutta la sua attualità e soprattutto nella sua singolarità. Questa è una mostra dedicata alle nuove generazioni, che lo amano particolarmente».

Anna Costantini, edizione online, 10 maggio 2017


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