Sul monitoraggio dei Bronzi di Riace Museo Archeologico e Soprintendenza si rimpallano le responsabilità

Silvia Mazza |

Reggio Calabria. Affaire Bronzi di Riace, la faccenda invece che dipanarsi si complica. Dopo che ci siamo chiesti se i tecnici Iscr a fine ottobre scorso stessero proprio tentando di ripristinare il sistema di monitoraggio interno alle statue, è spuntato a darne conferma il verbale dell’intervento («Quello che non ho»). Le cose, però, non sono andate come si sperava: per il bronzo B si parla di impianto non funzionante, per il bronzo A di un funzionamento parziale. Nel documento, inoltre, il direttore del museo Carmelo Malacrino parla di «attrezzature (…) consegnate alla soprintendenza nell’ottobre 2014», mentre il tecnico della ditta romana incaricata dichiara che «sono stati riportati e posizionati gli acquisitori (centraline) finora rimasti in consegna alla ditta da parte della soprintendenza». Altro che solo disattivate, da anni le centraline non si trovavano più all’interno del museo in riva allo Stretto, ma presso la ditta a Roma. Quello che emerge è anche un rimpallo di responsabilità tra museo e soprintendenza, dopo la riforma Franceschini una sorta di divorziati in casa che condividono lo stesso Palazzo Piacentini.
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