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Mostre

Roma

Beirut città aperta

Al MaXXI memoria e rinascita di una capitale della cultura

Mona Hatoum, Measures of Distance, 1988 Colour video with sound 15 min 35 s. A Western Front video production, Vancouver, 1988 © Mona Hatoum. Courtesy of the artist

Roma. L’Iran contemporaneo a fine 2014, Istanbul esattamente un anno dopo, oggi Beirut che dal 15 novembre al 20 maggio chiude una «trilogia Mediterraneo e Medio Oriente» proposta dal MaXXI e fortemente voluta dal suo direttore artistico Hou Hanru, che cura la mostra insieme a Giulia Ferracci. Sono approfondimenti su aree estremamente vivaci, perché la storia passata e recente vi è passata come un rullo compressore. Dopo quindici anni di guerra civile in Libano, terminata nel 1990, Beirut ne usciva quasi completamente distrutta. Città cosmopolita da sempre, ricca di archeologia e di storia, durante la ricostruzione avviata negli anni Novanta ha visto prevalere logiche soprattutto economiche in un’ottica di riconquista della sua perduta (e ritrovata) centralità finanziaria, bancaria e commerciale in Medio Oriente, con buona pace per la sua identità culturale e per le testimonianze storico-architettoniche e archeologiche. «Home Beirut. Soundings the neighbors» restituisce attraverso il lavoro di 30 artisti una città di una vivacità preziosa, con una storia illustre, articolata, difficile, crocevia di popoli e di religioni, di conflitti, distruzioni e ricostruzioni, fino all’attuale ritrovata consapevolezza, non solo culturale, e a un nuovo dinamismo.
Le quattro sezioni in cui la mostra è divisa fanno tutte riferimento al tema della casa: «Home for memory» è dedicata alla contraddizione tra ricordi del conflitto e tentativi di ricostruzione di una società civile. «Home for everyone?» affronta il tema della convivenza tra migranti armeni, greci, siriani e palestinesi, che si trasforma in ricchezza civica. «Home for retracing territory» documenta i profondi cambiamenti del territorio e come eventi bellici, disastri naturali e boom edilizio hanno inciso sulla città. «Home for Joy», infine, racconta l’inesauribile capacità di Beirut di rigenerarsi e farsi creativa nelle arti visive e non soltanto, al punto da essere uno dei centri più vitali del Mediterraneo. In mostra artisti anche molto noti tra i quali Mona Hatoum, Walid Raad, Akram Zaatari, i registi Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, l’architetto Bernard Khoury, l’artista novantaduenne Etel Adnan, il giovane promettente Roy Dib e altri.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 380, novembre 2017


  • Jalal Toufic,  ‘Āshūrā’: This Blood Spilled in My Veins, © 2005 Courtesy the artist
  • Ziad Abillama  Arabes, 2011. Courtesy the artist
  • Akram Zaatari,  Beirut Exploded Views, Still da video, 2014. Courtesy The artist and Sfeir-Semler Gallery, Beirut
  • Marwan Rechmaoui,  Beirut Caoutchouc, 2004-2008 Engraved Rubber. Courtesy The artist and Sfeir-Semler Gallery, Beirut

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