Esclusivo. La salute dei Bronzi di Riace e il silenzio del direttore Malacrino

La presenza a fine ottobre nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria dei tecnici dell'Iscr al lavoro sulle due statue non è stata accompagnata da nessuna comunicazione ufficiale. È la prova che il sistema di monitoraggio interno delle sculture non fosse funzionante, come avevamo denunciato mesi fa

Silvia Mazza |

Reggio Calabria. Milano, 7 gennaio 2017, impianto di climatizzazione in tilt alla Pinacoteca di Brera. Il direttore James Bradburne predispone, già dal giorno dopo, misure urgenti per ripristinare subito i valori termoigrometrici ottimali e la velinatura cautelativa dei dipinti a rischio. «Siamo intervenuti immediatamente dopo la segnalazione del guasto. Credo che nessun museo italiano avrebbe potuto reagire con più tempestività a un evento così sfortunato»: dichiarava al «Corriere della Sera» (15 gennaio 2017) appena qualche giorno dopo il direttore Bradburne. «Nessun museo italiano»: sicuramente non il Museo Nazionale di Reggio Calabria, non il suo direttore Carmelo Malacrino.Lunedì 30 ottobre, a dieci mesi dalla nostra inchiesta, nella sala che ospita i Bronzi di Riace spunta Roberto Ciabattoni dell’Iscr, progettista del sofisticato sistema permanente di monitoraggio interno delle sue statue, sul cui stato di attivazione avevamo avanzato dubbi nel marzo scorso (cfr. n. 373, mar. ’17, pp. 8 e 9). Tanto permanente da essere stato disattivato permanentemente già dal giorno dopo l’inaugurazione della nuova sala, il 21 dicembre 2013, con le statue dotate dei loro sensori «sotto pelle».
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