Monique Veaute e il confine tra arte e scienza: «Stiamo affidando il nostro immaginario alle macchine»

Intervista con l'ideatrice e fondatrice di Digitalife, la sezione del Romaeuropa Festival dedicata alle nuove tecnologie e all’arte digitale, in programma dal 7 ottobre al Palexpo

Margherita Criscuolo |

Roma. Vera ambasciatrice della cultura contemporanea, già al vertice di Palazzo Grassi e membro del Cda del MaXXI, Monique Veaute è a Roma da oltre trent’anni e qui ha fondato il Festival Romaeuropa, palcoscenico per artisti internazionali, partendo dall’amore per la creatività in ogni sua forma e da quello per la condivisione del sapere e delle esperienze. Una carriera, la sua, trascorsa fra coreografi, registi, artisti, autori e filosofi che l’hanno accompagnata dalla natia Tübingen a Roma, passando per Strasburgo, Atene, Parigi, Lisbona e Venezia.
Dal teatro, la forma d’arte che più di tutte vive come la sua dimensione, la Veaute si è avvicinata all’arte attraverso le performance e, in anni più recenti, si è dedicata allo studio del rapporto tra arte e scienza, spingendosi fino al territorio dell’interazione uomo-macchina, affascinata dal controllo che sta diventando possibile
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