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Genova, la donna al Centro

Arte, teatro e incontri all’ex ospedale psichiatrico di Quarto

Colette Deblé, «Antonia Pozzi»

Quarto (Genova). Come la maggior parte degli artisti, Colette Deblé parla e scrive poco. È una solitaria; vive e lavora a Parigi, significativamente in rue des Solitaires. «Dipingo per non parlare, le parole feriscono. Che vi si copra di parole o vi si lasci in mancanza di parole, è sempre un modo di esercitare un potere», afferma in Lumière de l’air (1993, éditions Bernard Dumerchez, Paris). Ma nella sua solitudine creativa, in cui dagli anni Novanta porta avanti un progetto di ricostruzione visiva, sotto forma di disegni, in particolare di lavis, di grandi tele «découpées» e di «boîtes-fenêtres», di donne nella storia e nella storia dell’arte, di tutti i paesi e di tutte le epoche, Colette è in compagnia delle sue femmes, che ha scelto di ri-creare, ri-generare, far rivivere attraverso di sé e attraverso «il lavoro paziente e ambiguo della citazione». Di ognuna di esse la pittrice, partendo da ritratti celebri, raffigurazioni, sculture, e nell’epoca più recente dalle fotografie, privilegia «la donna» e i dettagli che le appartengono e la caratterizzano.

Chiara Pasetti, edizione online, 30 settembre 2016

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  • L'attrice Lisa Galantini, protagonista dello spettacolo «MOI», di Chiara Pasetti, dedicato a Camille Claudel. foto G.A.
  • Colette Deblé, «Séverine»
  • Colette Deblé, «Camille Claudel. Femme accroupie»
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