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Fotografia

Il cantore della Laguna

© Fulvio Roiter

Venezia. «Si è spento lunedì sera serenamente, senza alcun accanimento», a Venezia. Lo ha fatto sapere la moglie Lou Embo, la fotografa che aveva conosciuto in Belgio nel 1959, e che gli è stata accanto per tutta la vita. Con Fulvio Roiter la Laguna perde il suo cantore, e l’Italia uno dei suoi più grandi maestri.
«Alla sua Venezia e al suo Veneto, ricorda Luca Zaia, Roiter ha dedicato amore, attenzione, scatti entrati nella storia, dando uno straordinario contributo a farci conoscere e apprezzare in tutto il mondo. Non è certo un caso se proprio con un volume in bianco e nero su Venezia, realizzato nel lontano 1954, iniziò la sua favolosa carriera. Ci lascia un’eredità culturale, storica e artistica di valore inestimabile, per la quale non lo ringrazieremo mai abbastanza».

Nato nel 1926 a Meolo, dopo un diploma di perito chimico comincia a dedicarsi alla fotografia, e dal 1949 è già membro del circolo La Gondola, dove frequenterà assiduamente Paolo Monti. L’esordio arriva nel 1954 con Venise à fleur d’eau, volume dove racconta la poesia della città lagunare in un bianco e nero che diventa subito suo tratto inconfondibile, e che utilizzerà in modo esclusivo fino agli anni Settanta, per passare poi a un colore al quale saprà imprimere identica intensità. Quel primo successo viene confermato dal premio Nadar, che si aggiudica nel 1956 con Ombrie terre de Saint François, il libro dedicato all’Umbria di san Francesco. Da quel momento viaggerà in tutto il mondo, realizzando reportage in Brasile, Persia, Libano, Andalusia, Turchia, Messico, Spagna, Irlanda, Louisiana, Tunisia, Costa d’Avorio, Zaire, Niger; e pubblicando quasi un centinaio di libri tra i quali anche Andalousie (1957); Naquane (1966); Essere Venezia (1977); Laguna (1978); Firenze e Toscana (1981); Cantico delle creature (1982); Visibilia (1992); La mia Venezia (1994); Il nuvolario (1998); Viaggio italiano (1999); Sardegna. Tutti i colori della luce (2005).

«La fotografia è il linguaggio del nostro tempo, diceva, non potrebbe esistere un evento senza l’immagine. E noi fotografi siamo gli interpreti, i narratori speciali dotati di quella sensibilità che ci permette con una sola immagine di poter immortalare l’essenza del fatto», convinto che il fotografo «si porti dietro la capacità di vedere meglio degli altri». Una capacità che lui ha potuto coltivare in una città nata per essere guardata, dove il suo sguardo è rimasto ben lontano da quella «ripetibilità che danneggia l’occhio», nemica della casualità e del mistero di cui sosteneva fosse fatta la fotografia.

Chiara Coronelli, edizione online, 20 aprile 2016


  • Bruges ©  Fulvio Roiter
  • © Fulvio Roiter
  • Algarve © Fulvio Roiter
  • © Fulvio Roiter
  • Abitazioni galleggianti a Santaren © Fulvio Roiter
  • © Fulvio Roiter

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