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MaXXI, 17 mostre per il 2016

 AMOS GITAI. Cronaca di un assassinio annunciato - Lullaby to my father © Amos Gitai

Roma. È soddisfatta Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MaXXI, per quanto fatto nel 2015 e per le prospettive 2016. La «spending review» personale del museo dice che dal 2012, ovvero dal suo avvento, a oggi, nel rapporto tra spese di gestione e quelle di promozione e produzione d’arte si è passati dal 70% e 30% a un encomiabile 50% e 50%. L’istituzione «si è confermata come un luogo vivo, del pensiero libero, aperto a tutti, centro di critica e autocritica, spazio di produzione e di coproduzione».

Due i cambiamenti importanti, recenti, l’adesione di Enel primo privato (sperano di una serie) a diventare socio fondatore del museo, e l’apertura gratuita della collezione permanente. In un Cda che si conferma tutto in rosa, oltre a Patrizia Grieco per Enel siederà anche Caterina Cadorna per la Regione Lazio. Altre novità sono l’uscita di Anna Mattirolo dalla direzione di MaXXI Arte, tornata al Ministero ma che seguirà lavori, progetto e allestimento di un MaXXI L’Aquila tutto ancora da creare, e l’entrata del nuovo segretario generale Pietro Barrera.

La Melandri è soddisfatta anche perché il museo si conferma il più «social» tra quelli italiani, esportatore di mostre («Bellissima», «Olivo Barbieri», «Huang Yong Ping», «Amos Gitai»), sostenuto da 150 tra aziende e mecenati privati, a cui oggi si aggiunge il marchio automobilistico Mini che sosterrà i «public programs» (le storie dell’arte, architettura, design, fotografia, gli incontri con gli artisti ecc.).

Per il 2016 già avviato un programma di 17 nuove mostre, tra cui «Extraordinary Visions. Italia» (2 giugno-23 ottobre), ovvero l’Italia ripresa dai grandi fotografi (Ghirri, Basilico, Jodice, Fontana, Berengo Gardin, Sugimoyo, Linke, Vitali ecc.) per i 70 anni della nascita della Repubblica, una retrospettiva di Sislej Xhafa (2 giugno-2 ottobre), la prima personale italiana della pakistana Shazia Sikander (dal 21 giugno), «Genealogy of house architecture in Japan 1945-2015» (dal 21 ottobre), che si sposterà al Barbican di Londra.
E ancora la ricerca su Mediterraneo e Medioriente, nel 2017 con la scena artistica contemporanea di Beirut e del Libano e con l’eccezionale prestito delle opere raccolte a Teheran da Farah Diba fino al 1978, cioè fino alla rivoluzione islamica, e mai uscite dall’Iran, che poi si sposterà a Berlino.

Gli uffici al secondo piano del museo si sono finalmente spostati nella Palazzina D, compresa la direzione finora indecorosamente stipata in tre container esterni verso via Masaccio, lasciando libero un grande spazio che, come da progetto originario di Zaha Hadid, rimarrà d’ora in poi salone polifunzionale.

Federico Castelli Gattinara, edizione online, 23 febbraio 2016


  • GENEALOGY OF HOUSE ARCHITECTURE IN JAPAN 1945 – 2015 – Sou Fujimoto, House NA, Tokyo 2011, foto Iwan Baan
  • Franco Fontana, Paesaggio – Puglia 1978  (mostra «Extraordinary Visions»)
  • SHAZIA SIKANDER, Spinn V, 2003, foto Giuseppe Schiavinotto
  • Sislej Xhafa, Benvenuto!, 2000, courtesy Galleria Continua (mostra Benvenuto! Sislej Xhafa)
  • Superstudio, Il Monumento Continuo, Grand Hotel Colosseo 1969, courtesy Fondazione MaXXI (mostra SUPERSTUDIO. 50 anni di Superarchitettura)
  • Chronicle of an assassination foretold © Amos Gitai© Amos Gitai

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