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Mostre

Un posto al sole per Dürer

Settanta sue incisioni a confronto con pezzi archeologici nel Palazzo Ducale di Mantova

Leonardo da Vinci Studio per un monumento equestre Bronzo, 24,3 cm Budapest, Szépmüvészeti Múzeum © Szépművészeti Múzeum / Museum of Fine Arts Budapest  

Mantova. Tornato in Germania dopo un soggiorno italiano, nel 1507 Albrecht Dürer (1471-1528) si rammaricava: «Come avrò freddo dopo tutto quel sole...». Era stato a Venezia nel 1494 e nel 1506: non sappiamo se in seguito tornò in Italia (mancano al riguardo i documenti) ma le tavole dei «Trionfi» eseguite per l’imperatore Massimiliano I provano la sua conoscenza delle incisioni del «Trionfo di Cesare» di Mantegna, mentre le riflessioni sull’anatomia del cavallo, successive al secondo viaggio in Italia, inducono a pensare che avesse ben studiato i monumenti equestri del Verrocchio a Venezia e di Donatello a Padova, oltre agli studi di Leonardo per il monumento equestre, mai realizzato, a Francesco Sforza.

La mostra «Albrecht Dürer.  Come avrò freddo dopo tutto quel sole…», curata da Johannes Ramharter, già conservatore al Kunsthistorisches Museum di Vienna, e Peter Assmann, direttore di Palazzo Ducale, che si tiene dall’8 ottobre all’8 gennaio prossimo nel Castello di San Giorgio risanato dopo il sisma del 2012, da un lato indaga il debito contratto dal maestro tedesco con l’arte italiana, mettendo a confronto le sue incisioni con quelle degli italiani che lo influenzarono, dall’altro mostra il suo lascito ai molti nostri artisti che, come scrive Vasari, «lo copiarono».

Dopo un’introduzione sulle tecniche incisorie, il percorso (ricco di 70 incisioni, molte dell’Albertina e del Kupferstichkabinett di Vienna, partner della rassegna) si dispiega in cinque sezioni. E, con quei fogli preziosi, esibisce anche la scultura in bronzo dello Szépmüvészeti Múzeum di Budapest, strettamente connessa agli studi di Leonardo per un monumento equestre a Francesco I di Francia, e di pezzi archeologici delle raccolte del Palazzo Ducale, che evidenziano il ruolo fondante dell’arte classica nell’elaborazione del linguaggio rinascimentale, di Mantegna e Dürer specialmente.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 368, ottobre 2016


  • Albrecht Dürer (1471-1528) Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, 1513 Incisione a bulino, 24,6 x 18,8 cm, esemplare privo di filigrana Vienna, Akademie der bildenden Künste, Kupferstichkabinett

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