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Semplificato e sbloccato il federalismo culturale

L'ex Foret Sperone trasferito dall'agenzia del Demanio al Comune di Genova

Roma. Tra fine novembre e inizio dicembre 2015 l’Agenzia del Demanio ha diramato due lunghi comunicati che non hanno trovato quasi alcuna eco in riviste e quotidiani, di tiratura nazionale e locale. Il passaggio di beni immobili dallo Stato agli Enti locali sta procedendo secondo il meccanismo meglio noto come «federalismo demaniale» o, più precisamente, «federalismo demaniale culturale», se si tratta di immobili di interesse storico-artistico.

Il federalismo demaniale, varato nel 2010 con il D.Lgs. 85, si era subito bloccato per la complessità dei passaggi necessari al trasferimento degli immobili. Nel 2013 è stato poi semplificato con l’art. 56-bis del D.L. 69. Quest’ultimo articolo riguarda specificamente gli «altri beni immobili statali» non compresi nel demanio marittimo, idrico, aeroportuale e storico-artistico», e i «beni immobili comunque in uso al Ministero della Difesa». Per queste categorie di beni è stato creato un meccanismo semplificato al fine di rendere più veloce il trasferimento.

Gli Enti locali interessati ad acquisire l’immobile presentano richiesta all’Agenzia del Demanio, corredandola di informazioni relative all’uso futuro (o alla sua possibile valorizzazione). Se la proposta è approvata, il bene passa all’Ente locale, che ha così tre anni di tempo per realizzare il proprio piano; se non lo mette in atto, l’immobile torna all’Agenzia. Si prevede ovviamente che la valorizzazione si attui anche attraverso la vendita, poiché una quota dei proventi viene destinata a ripianare il debito dello Stato o degli Enti locali stessi.

Stavolta il processo procede in maniera più spedita: su circa 9mila richieste presentate dagli Enti locali, l’Agenzia ne ha accolte 5.640; inoltre, per quanto riguarda i beni parte del demanio storico-artistico, a fronte di 646 richieste, 434 hanno ricevuto parere positivo e 61 sono i trasferimenti completati. Al contempo il sito internet dell’Agenzia del Demanio si è arricchito molto recentemente di alcune nuove sezioni, da cui è adesso possibile seguire in maniera più chiara e aggiornata i cambiamenti che riguardano il patrimonio immobiliare pubblico: oltre al «Federalismo demaniale», si segnalano anche le iniziative «Proposta Immobili», «Valore Paese» e «Sblocca Italia».

Dal medesimo sito si accede anche al portale patrimoniopubblicoitalia.it, in cui vengono segnalati immobili che possono essere sottoposti a vendita, permuta o valorizzazione. Tanto per fare un esempio, è inserita in questo portale la scheda dettagliata di Villa Tolomei, un complesso a sud-ovest della città di Firenze, articolato in diversi corpi di fabbrica, distribuiti su un terreno di circa 18 ettari destinati a parco. La tenuta, sottoposta a vincolo da parte del Mibact ai sensi del D.Lgs. n.42/2004, fu acquistata dallo Stato italiano nel 2013 attraverso l’Agenzia del Demanio e poi è passata in proprietà a Cassa Depositi e Prestiti Investimenti Sgr, una società di gestione del risparmio costituita nel 2009 per iniziativa di Cassa Depositi e Prestiti Spa, unitamente ad Acri e ad Abi.
La società gestisce due fondi immobiliari: il Fondo Investimenti per l’Abitare (Fia), un fondo immobiliare riservato all’edilizia privata sociale (social housing), e il Fondo Investimenti per la Valorizzazione (Fiv), «che opera per stimolare e ottimizzare i processi di dismissione di patrimoni immobiliari da parte di enti pubblici e società da questi ultimi controllate, anche indirettamente». Gli immobili in portafoglio di quest’ultima sono di primario interesse: tanto per rimanere a Firenze, si possono citare il complesso Bardini, in via de’ Bardi, Palazzo Vivarelli Colonna, la caserma Cavalli e il compendio immobiliare San Gallo, beni non solo di interesse storico-artistico e architettonico, ma dislocati anche in aree di pregio. Tra gli immobili in dismissione, invece, ancora a Firenze, si segnalano la ex Caserma Vittorio Veneto (15mila mq) e l’ex Teatro comunale, attualmente utilizzato dalla Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Denise La Monica , da Il Giornale dell'Arte numero 360, gennaio 2016



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