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Dopo l’accordo sul nucleare

Iran: si ricomincia con la cultura

L’Italia presta sculture classiche e il direttore del Louvre va subito in visita

Londra. L’accordo sul nucleare firmato da Iran e Usa a luglio, il primo passo per la revoca delle sanzioni, ha aperto la via a una nuova fase di scambi culturali e progetti congiunti tra i musei iraniani e i loro colleghi europei e statunitensi. Potrebbero così vedere la luce importanti mostre, non prima però di aver superato le difficoltà politiche.

Jean-Luc Martinez, direttore del Louvre, ha in programma una visita a Teheran per delle conferenze. Il direttore del Di partimento di Arte islamica del museo vi è stato lo scorso giugno. Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese, è stato uno dei primi a incontrare il Capo del Governo iraniano, a luglio, subito dopo la firma dell’intesa. Anche il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha fatto visita al Paese.
L’Italia è in prima linea sul fronte degli scambi culturali: a settembre partiranno dai Musei Vaticani e dai Capitolini per il Museo nazionale iraniano quattro sculture classiche (cfr. box sotto).
Se i rapporti tra Teheran e Washington continueranno a rafforzarsi (il presidente Obama ha minacciato di opporre il veto a qualsiasi tentativo del Congresso di ostacolare questo accordo), i curatori americani sono pronti a collaborare con i colleghi iraniani. Ci sono già state alcune visite; direttori e curatori di musei iraniani sono stati negli Usa nel 2013 nell’ambito di un programma governativo, e hanno fatto tappa al Lacma di Los Angeles. La città, e la California del Sud, sono patria della più grande comunità iraniana degli Usa.

Intoppi politici
Nonostante l’ottimismo, sono tutti consapevoli del fatto che un rapporto più stretto richiederà ben più di garantire prestiti e la loro sicurezza contro eventuali confische. Sussan Babaie, lettore di arte iraniana e islamica al Courtauld Institute of Art di Londra, mette in guardia circa la complessità della politica iraniana e il suo profondo «conservatorismo»: «È indubbio che sia destinato a cambiare. Ma la domanda è in quale direzione e a che punto», spiega.
Martin Roth, direttore del Victoria and Albert Musem di Londra, che è stato in Iran e ha parlato con figure importanti quando si occupava dei Musei Statali di Dresda ed era direttore delle mostre all’Expo di Hannover del 2000, sottolinea la complessità delle dinamiche politiche. «Mi piace il rischio ma in questo caso sono cauto, spiega. Gli iraniani sono intelligenti e sanno quando è il momento giusto. Iniziamo con calma e vediamo come fun- ziona il network diplomatico, in modo da supportare la cooperazione».

Un interesse crescente
L’interesse dei musei occidentali per l’arte contemporanea iraniana è in crescita: nel 2014 ad esempio, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris ha presentato «Unedited History. Iran 1960-2014». Organizzata da Catherine David, curatore del Centre Pompidou, ha fatto tappa al MaXXI di Roma nel 2015. E mentre le sanzioni e i visti da e per l’Iran rendono gli spostamenti molto difficili, gli iraniani hanno avuto accesso alla cultura e all’arte occidentali attraverso internet e, lo scorso maggio, nelle strade della capitale. Il sindaco di Teheran ha finanziato una mostra di copie di grandi opere d’arte occidentali e iraniane durata dieci giorni.

Il Museo di arte contemporanea di Teheran possiede la più importante collezione di arte moderna americana ed europea fuori dall’Occidente; era un progetto caro alla moglie del deposto scià. Opere di Picasso, Rothko, Warhol, Bacon e Calder, tra gli altri, furono ac- quistate poco prima della Rivoluzione iraniana del 1979. Il museo ha prestato un’opera di Bacon alla Tate di Londra e altre di Rothko e Calder alla Fondation Beyeler di Basilea. La collezione sarà la più ambita per i prestiti internazionali, insieme ai tesori della civiltà persiana.

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